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Cara Sonia, caro Salvatore, caro Benny

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Cara Sonia, caro Salvatore, caro Benny,

 
Voi siete tre, ma insieme a voi tre ci sono quelle persone che, mettendoci la faccia o no,
hanno scelto e sceglieranno di seguirvi in un percorso che sarà lungo, tortuoso, difficile.
La vostra scelta di non farvi sopraffare dal dolore tramutandolo in rabbia, deve fare da stimolo.
Le vostre storie devono fare da collante, farci unire in una lotta comune.
Le vostre parole non devono restare all’interno delle scuole, non devono fermarsi in una stanza.
A noi cittadini spetta il dovere di farle circolare, di usufruirne quale fonte di informazione.
 

 

 
 
Sonia,
a te ho promesso la mia amicizia, sancita da un forte e bellissimo abbraccio a Caltanissetta.
Nella piccola sala di una biblioteca gremita di gente hai avuto il grande onore di commuovermi.
A te ho offerto la mia amicizia per la persona che sei. Per quello che riesci a trasmettere.
Ai tuoi detrattori, ai quali ho sentito dire “la manteniamo alla Regione”, “vede delinquenti ovunque”, “sulla morte di suo padre ci marcia”, rispondo che non sanno quello che dicono.
Sonia Alfano non vive la sua condizione di familiare di una vittima di mafia come una persona che ha subito un torto e si sta vendicando.
Io sono orgogliosa di “mantenere” Sonia alla Regione. Lo Stato, quello che non ha difeso Beppe, quello che l’ha lasciato ammazzare, ha un enorme debito nei suoi confronti, e questo non basta.
Io ritengo lo Stato colpevole della morte di Beppe Alfano. Ritengo lo Stato colpevole del fatto che a 16 anni di distanza ancora ci siano processi che cambiano faccia giorno dopo giorno.
Sonia Alfano suo padre non l’ha perso, lo porta dentro, e il ricordo di Beppe Alfano morto da persona libera, da uomo d’onore (onore vero!), fa sì che lei possa continuare a combattere.
Tuo padre è orgoglioso di te. Sei quello che lui ci ha lasciato. Sei un’eredità di valore inestimabile.
E questo tutti devono saperlo.
 
 
Salvatore,
vederti ogni volta alzarti in piedi e prendere il microfono mi fa tremare le gambe.
Sapere che anche Paolo ha lasciato un’eredità tanto bella, forte e caparbia, mi da la forza di credere in qualcosa. Sapere che c’è qualcuno che fa di tutto per ricordare la sua figura, per difenderla, mi fa sentire orgogliosa di essere siciliana. Sapere che, da uomo vero e valoroso quale sei, hai deciso che le commemorazioni non bastano, mi fa sentire più viva. La tua rabbia è anche mia. Della tua rabbia nutro le mie giornate, ascoltandoti la faccio crescere. E più cresce, più cresco io.
Non sei un padre solo per Sonia, ma per tutti noi. Per tutti quei giovani svegli, per quelli che si sono svegliati da poco e per quelli che si sveglieranno. Perché si sveglieranno Salvatore, abbi fiducia.
Il 19 luglio a Palermo saremo in tanti. Io voglio e devo essere lì. Noi dobbiamo essere più di “loro”. E loro DEVONO sapere che io sto dalla parte dei giusti, e che difendo la memoria di Paolo. Devono sapere che non credo alle loro favole. Devono sapere che il mio sdegno nei loro confronti non si placherà mai e che, come te, rivoglio l’agenda rossa. Rivoglio la mia dignità, la mia libertà, la mia voglia di sorridere. Voglio la verità.
Sono con te. Sempre.
 
 
Benny,
tu sei quello che deve dare l’esempio.
Sei un giovane. Sei addirittura più giovane di me.
I nostri coetanei a te dovrebbero ispirarsi.
Mi viene da dirti che siamo in pochi ma cresceremo. Mi viene da dirti che hai ragione quando dici che la storia della tua famiglia è sconosciuta. Perché i tuoi non sono morti eccellenti. Ma come loro, devono essere esempio di onestà e devono essere raccontati.
Proprio i tuoi morti sono quelli che ci lasciano il bene più grande di tutti, la LIBERTA’.
Tuo nonno e tuo zio hanno scelto di essere liberi, e liberi sono stati.
Ma la loro libertà l’hanno pagata a caro prezzo. E tu sei quello che ci hanno lasciato.
Un ragazzo coraggioso, tenace. Un ragazzo che non deve rallentare, né mai fermarsi.
Tu, sì, hai il diritto di parlare di antimafia.
Il diritto di dire che è ora di muoverci.
Il diritto di raccontare delle piccole resistenze che stanno nascendo in Italia.
Perché il merito è anche tuo.
Perché tu ci insegni che per pensare al futuro bisogna guardare al passato e agire nel presente.
Continua così Benny.
 
 
A tutti e tre prometto di non dare il mio contributo solo con queste 4 parole.
Queste parole non sono per voi, sono per gli italiani.
Voi non avete bisogno di queste parole, le vostre figure sono ben chiare.
Sono gli italiani dormienti, distratti e illusi di vivere nel “bel Paese”, che ne hanno bisogno.
Certo non spero di cambiare qualcosa con questa lettera, ma domani potrò dire che i miei piccoli passi li sto facendo. E a piccoli passi mi immetto su una strada… e la seguirò fino all’ultimo giorno.
Non per sentirmi giusta, ma perché ne sento il bisogno.
A voi chiedo solo di non mollare e di riuscire sempre a sentire l’affetto dei giusti.
 
Vi chiedo di restare uniti.
Vi sarò accanto.
Resisto insieme a voi.
Promesso.

 
Valeria.
 

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