La novità sta tutta nel racconto del pentito Gaspare Spatuzza che, dopo aver riscritto da capo la strage di via D’Amelio, assieme all’altro pentito Fabio Tranchina ricostruisce nei dettagli la preparazione del botto di Capaci, attribuendo, anche stavolta, un ruolo centrale alla famiglia mafiosa di Brancaccio. E così, a 21 anni dall’uccisione di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, la Procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari ha individuato il pezzo mancante del commando stragista, quel gruppo di fedelissimi del boss Giuseppe Graviano che si occupò di procurare e preparare l’esplosivo dell’“attentatuni”: si tratta di Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello.
CON LORO c’è anche Cosimo D’Amato, il pescatore che consegnò ai killer l’esplosivo recuperato da residuati bellici trovati in mare. Per individuare il “Cosimo” di Porticello, indicato da Spatuzza, gli uomini della Dia, come ha detto il direttore Arturo De Felice, hanno passato al setaccio oltre 7mila nomi dell’anagrafe della borgata marinara. E, infine, c’è Salvino Madonia, boss di Resuttana, annoverato – sia pure tardivamente – tra i mandanti della strage, per la sua partecipazione alla riunione della Cupola che alla fine del ’91 deliberò la strategia di attacco allo Stato. Nei loro confronti, il gip nisseno Francesco Lauricella ha firmato una nuova ordinanza di custodia cautelare per concorso in strage, con l’aggravante delle finalità terroristiche, che accoglie in pieno la richiesta dell’aggiunto Nico Gozzo e dei pm Onelio Dodero e Stefano Luciani. Tutti gli imputati per l’eccidio di Capaci sono già da tempo in carcere, compreso il pescatore D’Amato finito in cella nel novembre scorso per le bombe a Firenze, Roma e Milano.
DI ALTRI 200 chili, recuperati alla Cala e poi probabilmente utilizzati in via D’Amelio, bisogna ancora stabilire la provenienza. Per sistemare la carica finale, Brusca si avvalse della consulenza di Rampulla, detto l’artificiere. Era proprio lui, neo-fascista vicino al boss catanese Nitto Santapaola e amico di Rosario Cattafi, l’uomo che all’inizio era stato incaricato di premere il telecomando. Ma Rampulla, come racconta Brusca, all’ultimo momento si defilò, adducendo un impegno familiare. E tra la collinetta e l’autostrada di Capaci rimasero solo i manovali di Cosa nostra.
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Il fatto Quotidiano, 17 aprile 2013)

Be First to Comment