Salvatore Borsellino, cosa significa parlare di suo fratello oggi, a quasi vent’anni di distanza dalla sua morte?
“Significa cercare la verità per riuscire a fare giustizia, non solo sulla strage che ha coinvolto mio fratello. Ci sono tanti altri crimini di stato che ancora oggi restano insoluti. Piazza della Loggia, ad esempio: sono passati più di trent’anni e qualche mese fa sono stati scagionati tutti gli imputati. Gli equilibri politici di questo paese si sono sempre mantenuti a colpi di stragi. Il sistema di potere è ormai al capolinea. Oggi guardo con paura al 1992 e ho paura che nel futuro succedano cose del genere. Purtroppo il sistema sta affogando nel suo stesso fango, ecco perché potrebbero verificarsi altre azioni destabilizzatrici al fine di stabilizzare, ancora una volta, i vecchi equilibri”.
Ma lei oggi vede un ritorno alla legalità, alla voglia che le cose tornino a girare nel verso giusto?
“Lo vedo nei giovani. Le vecchie generazioni sono indifferenti e assuefatte a questa tipologia di problemi. Il cambiamento lo porteranno sicuramente le nuove leve. Tutte le associazioni, le manifestazioni e l’impegno a difesa della Costituzione sono la speranza. Dobbiamo offrire un futuro migliore ai ragazzi, quello che diamo oggi è solo oscuro e difficile”.
Marina e Silvio Berlusconi hanno polemizzato con Roberto Saviano. Secondo loro scrivere libri come “Gomorra” dà una brutta immagine dell’Italia…
“Credo che affermazioni del genere si commentino da sole. Il male non è chi ne parla, il male è intrinseco in chi lo fa. E’ solo una critica strumentale nei confronti di chi ha avuto il coraggio di far sapere determinate cose, di scoperchiare la pentola dove bolle il marcio”.
Dopo le accuse rivolte a Genchi lei crede che la politica riesca ancora a distinguere i buoni dai cattivi?
“Ci riesce benissimo. Favorisce i cattivi e stronca i buoni”.
Questa mattina sulle pagine di Repubblica un noto ex capo mafioso, oggi collaboratore di giustizia, ha parlato di Nicola Mancino additandolo come ultimo obiettivo di Cosa Nostra dopo gli assassini di Falcone e Borsellino. Ha poi aggiunto che il punto di riferimento della Mafia divenne Marcello Dell’Utri. L’ex vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura ha riferito che il suo obiettivo era incastrare Riina.
“Si riferisce a Giovanni Brusca. Beh, ritengo che Mancino debba farsi tornare la memoria. Brusca si è deciso a parlare dei rapporti che la malavita ha avuto con le istituzioni e la classe politica. Le sue parole sono fondamentali per capire i veri motivi della trattativa. Inoltre la Mafia aveva abbandonato la democrazia cristiana proprio perché quest’ultima aveva disatteso i patti. Per disattenderli significa che erano stati fatti. Infine nell’agenda di mio fratello c’era un appunto per un incontro proprio con Mancino. Un incontro che c’è stato di sicuro”.
La devastazione della politica dopo mani pulite ha portato a nuove logge di potere?
“La politica ha fatto i suoi passi verso la creazione di un nuovo sistema di potere che porta il nome di Forza Italia”.
Vito Ciancimino, in uno dei suoi scritti resi noti dal figlio, aveva dichiarato che Silvio Berlusconi è stato la più grande vittima della mafia.
“Ciancimino sta facendo rivelazioni con il contagocce; parole che devono essere contestualizzate. Berlusconi forse all’inizio è stato vittima della mafia, poi s’è piegato agli interessi di un’organizzazione di malavita. Addirittura Mangano e Dell’Utri hanno detto che è un eroe moderno. Berlusconi è l’emblema più alto della collusione tra malavita organizzata e imprenditori del settentrione italiano. Mio fratello aveva rilasciato un’intervista che andava in questo senso, ad alcuni giornalisti francesi. Intervista censurata”.
La riforma della giustizia toglie potere ai magistrati?
“Questa non è riforma della giustizia, è stupro della carta costituzionale”.
Secondo intervento quello di Genchi: “Berlusconi ha scelto la mafia. E questo è un fatto. Per quanto riguarda invece la mia situazione, lo Stato ha deciso che io andavo fermato. Quando si tratta di fare intercettazioni telefoniche per i narcos, va tutto bene, se si fanno sui potenti, invece, arriva qualcuno e ti blocca. Credo di essere l’unico funzionario pubblico ad essere stato sollevato dal suo incarico perché ha detto quello che pensava. Dico oggi che c’è la democrazia. Queste cose succedevano nel ventennio fascista. E sono state annullate. Purtroppo, però, oggi la libertà è una parola dal significato poco conosciuto”.
E sulla sua esperienza al fianco dei magistrati che hanno fatto la storia recente del nostro paese: “Ho lavorato con delle persone che avevano un altissimo senso dello stato. Con colleghi che sono morti per un ideale e che sono stati dimenticati. Funziona così, o ti adegui o sei fuori”.
Da: IlCiriaco.it

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