di Francesco Bottone – 31 agosto 2017
“Mio fratello è stato ucciso per tenere nascosta la scellerata trattativa tra Stato e mafia che continua ancora oggi, sotto forme diverse e
nuove. Sono vere e proprie stragi di Stato, cui sono seguiti i continui depistaggi nel corso dei processi di mafia. Mio fratello è stato ucciso non dal fuoco del nemico, quella mafia che lo ha condannato a morte, ma dal fuoco amico e dal tradimento di chi avrebbe dovuto proteggerlo e difenderlo, da pezzi deviati dello Stato che si sono resi complici dei mafiosi. La scomparsa dell’agenda rossa sulla quale Paolo annotava tutti i suoi appunti è la dimostrazione della connivenza e della contiguità della politica rispetto alla mafia. Una connivenza che continua anche oggi come dimostra la recente distruzione, ordinata dal presidente Napolitano, delle intercettazioni telefoniche dell’ex ministro Mancino“.
L’agenda rossa, quella misteriosamente scomparsa dall’auto devastata del giudice Borsellino, che probabilmente avrebbe svelato particolari destabilizzanti circa la famosa “trattativa” della politica con la mafia. E’ quella la chiave di lettura delle stragi di mafia. E oggi le agende rosse vengono brandite come armi per svegliare le coscienze da chi chiede, ancora invano, giustizia e verità. La “ragion di Stato” coprirà e nasconderà all’opinione pubblica quella ed altre trattative tra politica e criminalità organizzata. E’ stato questo il sinistro insegnamento del fratello del giudice Borsellino. E la sensazione comune è che quelle parole, purtroppo, corrispondono alla ineluttabile realtà di questo mafioso Paese che è l’Italia.
Tratto da: ecoaltomolise.net

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