Provo disgusto nell’apprendere che la macchina del fango, già collaudata con Boffo, col Giudice Raimondo Mesiano, viaggia a pieno regime. Questa volta, la vittima designata dell’illustre Giornale della family berlusconiana è il Procuratore di Milano, Ilda Boccassini. Andare a rispolverare un fatto vetusto di oltre 30 anni, è davvero degno di un giornalismo serio? Peraltro, la Boccassini è stata ritenuta non colpevole dei fatti addebitati. Ma, questi sono le due facce della stessa medaglia che usa il Giornale: da un lato urla e pretende il garantismo e dall’altra mette in moto la macchina del fango. Ebbene, la Boccassini non ha bisogno di essere da me difesa, ma non vi è dubbio che tra il padrone del Giornale e il Procuratore Boccassini, io preferisco lei. La preferisco, perchè, avendola conosciuta personalmente, ne ho apprezzato la grande professionalità. E se dovessi affidare il mio portafoglio, vuoto di denari beninteso, ma colmo di dignità, lo affiderei senza dubbio alla Boccassini, piuttosto che al compagno di “innocenti festini” di Lele Mora e Emilio Fede. E, mentre la Boccassini, in sprezzo del pericolo si era fatta assegnare a Palermo per continuare la lotta che fu di Paolo Borsellino, altri giudici e avvocati, invece preferivano farsi corrompere da un imprenditore milanese. Ma al Giornale, tutto questo non interessa, quel che conta è che il motore della macchina del fango è già in moto. Ma qual è il motivo di cotante produzione di fango su scala industriale? Avere osato indagare sull’uomo, ahimè, che non doveva essere toccato. E si, perché, in base ad un disegno divino, si è stabilito in Italia un principio elementare, ovvero la Legge è uguale per 60 milioni di italiani, ma solo per uno… no! Silvio Berlusconi.Ogni qualvolta che la longa manus della legge si avvicina al hinterland milanese e segnatamente nei pressi di Segrate, ecco che i tank, schierati a protezione degli interessi economici di un cavaliere, accendono i motori.
Dicevo che la macchina del fango ad opera del Giornale era già stata rodata col caso Dino Boffo dell’Avvenire, ma ecco che Canale 5, credo che appartenga al citato cavaliere, produce un servizio davvero encomiabile. Un servizio meritevole di assegnare a tal Brachino il Premio Pulitzer. In buona sostanza l’ammiraglia della Fininvest, ad opera del citato Brachino, riprende un articolo scritto a quattro mano da Stefano Zurlo e Alessandro Sallusti e commenta un pedinamento, con tanto di intercettazione televisiva, fatta di nascosto, da parte di Annalisa Spinoso. Chi era il pedinato da questi cultori della libertà? Un Giudice di Milano del Tribunale Civile, che aveva condannato la Fininvest ad un risarcimento di 750 mila euro a De Benedetti. Il Dottor Raimondo Mesiano.
Risparmio a chi legge i particolare vergognosi e umilianti della professione giornalistica. che il servizio di Brachino ha reso pubblico. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia, sospende per due mesi Brachino e lui si giustifica, dicendo: “ Non c’era alcuna malizia ma solo il senso televisivo di dare un volto a un personaggio che la gente non conosceva di persona». E, allora, direttore Sallusti, ci faccia conoscere che calzini calzano gli avvocati e giudici coinvolti in affari di Giustizia della famiglia del suo Giornale. Non importa se sono stati assolti. Sa, tanto per conoscerli di persona, come ha detto Brachino.
Pippo Giordano

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