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Beppe Montana: un poliziotto onesto

Una cosa posso dire con certezza, che durante la mia vita ho visto brutture, omicidi, morti a iosa e violenza d’ogni genere, ma ho visto anche il lato buono e genereroso che la stessa vita può offrire. Mi ha permesso di conoscere persone che hanno forgiato il mio carattere. Ho conosciuto uomini coi quali ho percorso sentieri che seppure irti, mi hanno condotto a mete meravigliose: mete colme di onestà, morale e rispetto verso il prossimo. Valori, che oggigiorno risultano essere riferimenti sconosciuti, talchè il mondo è divenuto espressione dell’egoismo imperante e soverchiante del bene.

Oggi 28 luglio ricorre l’anniversario della morte di un Uomo a cui ho avuto l’onore di vivere accanto per parecchio tempo. Ci accomunava un ideale, un preciso scopo comune, ovvero sconfiggere Cosa nostra. L’Uomo è Beppe Montana, un ragazzo esuberante, felice, intelligente, ma soprattutto sorridente, sempre e comunque nonostante, talvolta, le nostre sconfitte. E, per meglio illuminare e definire il sorriso di Beppe, lo assimilo al significato del tulipano giallo. Che bravo ragazzo è stato Beppe Montana. Non voglio qui rivangare il nostro comume investigare, l’ho scritto tante volte ed ho paura di apparire ripetitivo, ma mi si consenta almeno di rivivere e condividere pubblicamente quelle che sono stati gli ultimi istanti che ci hanno visto lavorare insieme.
Io, non ero più in servizio a Palermo- ero stato allontanato per motivi di sicurezza- e ciononostante sono ritornato a Palermo su richiesta di Ninni Cassarà: c’era da svolgere un’indagine. Per un istante chiudete gli occhi e immaginate io e Beppe Montana a bordo di una scassata autovettura privata (prestataci da un rivenditore di auto usate), il cui tubo di scappamento era tenuto ancorato da un fil di ferro che io steso avevo collocato. Immaginate che con quella autovettura per alcuni mesi abbiamo scorazzato in lungo e largo una zona precisa del palermitano. Gli unici che sapevano dell’auto e il motivo delle indagini, erano Ninni Cassarà e Giovanni Falcone.

Tutto questo sino alla fine del mese di maggio, quando sono stato costretto a lasciare nuovamente Palermo: era il 1985 e dopo due mesi il tragico epilogo, Bebbe Montana è stato assassinato a Porticello. Vorrei dire tante altre cose, ma credo che il modo migliore di ricordare Beppe è chiudere questo mio ricordo.

Non butto mai nulla della mia vita, dei miei ricordi, siano essi belli o brutti e nel caso di Beppe Montana, conservo per intero tutti i nostri rapporti: i nostri sacrifici, le nostre sconfitte e le tante gioie. Beppe, l’ultimo nostro pranzo insieme a Ninni a Monreale, volutamente tenuto secreto, è vivo nella mia mente. Quanti appuntamenti ritardati per quel pranzo, avevamo paura non da Cosa nostra ma da qualcosa di più viscido, qualcosa di più subdolo che veniva dal nostro ambiente di lavoro. Caro Beppe, grazie della tua amicizia e mi sovviene, in ultimo, l’arresto eccellente di un Cavaliere del lavoro, che insieme abbiamo fatto a Catania.

Beppe Montana, un poliziotto perbene, onesto e capace. Non ti dimenticherò mai.

Pippo Giordano

 

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