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Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Il sorriso degli uomini onesti.

Era un tiepido pomeriggio di maggio 1985, ed estasiati ammiravamo, da una villetta del promontorio di Mongerbino la bellezza della Conca d’Oro. Ero insieme a Beppe Montana, Commissario di Polizia, e ci trovavamo lì per concordare l’affitto delle villetta ove lo stesso Beppe avrebbe dovuto soggiornare, insieme alla sua ragazza per le ferie estive. Non mi aveva anticipato il motivo delle visita e quindi quando lo appresi mi incupii, perché non ero d’accordo. Non ero d’accordo perché qualche anno prima “amici degli amici” lo avevano invitato a sloggiare da Aspra, ove i Prestifilippo di Croce Verde Giardina, nonostante latitanti, si godevano indisturbati le vacanze. Salimmo in macchina, una Fiat 124 scassata, nota e usata solo da me e Montana e che utilizzavamo per le indagini. Stavo per parlare quando Beppe mi precedette: “Mi devi dare la parola d’onore che non dirai nulla a Ninni Cassarà che mi sono affittato la villetta” Dopo aver esternato la mia ritrosia, acconsentii: non dissi nulla a Ninni. La stretta di mano tra amici, andava rispettata ed onorata.

Io non ero più in servizio a Palermo, ma Cassarà aveva bisogno ed io non ho potuto a causa della nostra amicizia, dire di no. Quindi mi trovavo sotto copertura a Palermo, la mia presenza era nota soltanto a Montana, Cassarà e Falcone: dovevo iniziare una delicata indagine con Beppe Montana, indagine durata un paio di mesi e poi non conclusa per motivi indipendenti la nostra volontà. Beppe era un ragazzo, pieno di vita e con una gran voglia di combattere Cosa nostra, del resto era quello che 42 sognatori, tanti eravamo nella sezione investigativa antimafia della Mobile palermitana, avevamo come obiettivo. Ricordo il momento dell’arrivo in sezione di Beppe, non passò inosservato per la sua vivacità e allegria. Egli faceva parte di un nutrito contingente assegnato alla Mobile, ma pochi, dopo averli discretamente tenuti in osservazione, rimasero. Roberto Antiochia rimase.

Avevamo già avuto un lutto in Sezione, era stata assassinato da killers mafiosi Lillo Zucchetto e la sua morte ci aveva ulteriormente “legati”: tutta la Sezione era accomunata dal dolore ma non ci facemmo spaventare. Anzi, il dolore ci fece diventare più forti e determinati a combattere quel mostro che si chiama mafia. Io e Beppe compimmo numerose operazioni di Polizia, compreso il rinvenimento di armi sotto il cavalcavia di San Ciro Mare Dolce. Egli ebbe la notizia di una raffineria di eroina che trovammo in una caverna sotto terra, mentre io scoprii a pochi passi l’arsenale.

Beppe Montana il 28 luglio del 1985 venne assassinato a Porticello, località vicina alla villetta presa in affitto. Mi fu vietato recarmi a Palermo per partecipare ai suoi funerali. Cassarà, me lo impedì con tutte le sue forze e mentre io insistevo, altri stavano progettando un attentato contro di me. E anche dopo l’assassinio di Cassarà e Antiochia, altri colleghi m’impedirono di raggiungere Palermo. Dopo lo loro morte venni a conoscenza di quell’impedimento. Qualcuno attendeva il mio arrivo a Palermo per portare a termine un attentato contro di me. Cassarà era consapevole che la minaccia era seria.

Lillo, Beppe, Ninni, Roberto e Natale Mondo, anche lui poi assassinato, tutti della mia Sezione, Sezione che ha pagato un alto tributo di sangue.

Oggi, rifletto su quegli anni di lacrime e sangue e sono giunto alla conclusione che, mentre uomini onesti lavoravano per la legalità, altri, seduti accanto a noi ci tradivano. Quante, irruzioni in case dove eravamo sicuri della presenza di latitanti mafiosi e li trovavamo vuoti con cibi e sigarette ancora fumanti. Io, Beppe e Cassarà ci dannavamo dell’infruttuosità: miserabili e vigliacchi traditori. E, dopo 10 anni dal quel lontano ’82, venni a conoscenza che una notte io e Cassarà ci salvammo per una fortuita coincidenza. Eravamo usciti dalla Mobile per compiere un sopralluogo, non lo sapeva nessuno, eppure un nutrito commando di uomini d’onore ci stava dando la caccia: sapevano targa e tipo del nostro mezzo. Chi ci tradì?

Alla luce di tanti tradimenti, mi sovviene un atroce dubbio, ossia che le stanze della mia Sezione investigativa erano imbottite di “cimici”. E’ un sospetto che mi assilla da diverso tempo e questo mio convincimento nasce dal fatto che nessuno sapeva della mia uscita notturna con Cassarà: ci eravamo accordati nel suo ufficio senza la presenza di alcuno.

Ma adesso non voglio pensare ad altro se non ricordare con tanto affetto i miei migliori amici: Lillo Zucchetto, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Roberto Antiochia e Natale Mondo; il vostro sorriso aleggia per sempre nel mio cuore.

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