La notizia dell’azione disciplinare intrapresa dal Ministro della giustizia, Paola Severino, nei confronti di Antonio Ingroia non rappresenta sicuramente una novità. Dopo il delirio di attacchi incrociati contro l’ex pm di Palermo durante la campagna elettorale, abbiamo assistito alla coda di polemiche e insulti a lui rivolti per la sconfitta di “Rivoluzione Civile” alle recenti elezioni politiche. Subito dopo è stata la volta del procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani, noto alle cronache per aver esaudito le pressioni del Quirinale sull’affaire delle telefonate Mancino-Napolitano, che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Ingroia per aver “vilipeso” la Corte Costituzionale con alcuni suoi commenti relativi alla sentenza sul conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano. Lo stesso Ciani il 19 aprile dello scorso anno aveva convocato l’allora procuratore nazionale antimafia Piero Grasso per chiedere il “coordinamento tra procure” tanto auspicato da Mancino per risolvere la querelle su quelle telefonate ritenute evidentemente “pericolose”.
Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo (AntimafiaDuemila, 18 marzo 2013)
Nel fotomontaggio:
Marcello Dell’Utri, Antonio Ingroia, Nicola Mancino, Giorgio Napolitano, Paola Severino e Gianfranco Ciani
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