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Attilio Manca. Lettera ad Angelo Provenzano.

Nel febbraio dello scorso anno, leggendo un articolo che riportava le affermazioni di Angelo Provenzano “Un figlio chiede solo che suo padre venga curato e che non sia trattato come una bestia. Nient’altro”. Ho ritenuto scrivere il post “Provenzano? Se malato, è giusto curarlo” facendo rilevare che condividevo le parole del Provenzano, relativamente sulla necessità d’assicurare le cure a Bernardo Provenzano. Recentemente, mediante un’intervista televisiva lo stesso Angelo Provenzano, ribadiva ulteriormente l’urgenza di cure per suo padre, e poiché lo stesso Provenzano si è guardato bene di pronunciare la parola mafia, ha perso l’occasione di prendere le distanze dal mondo mafioso, al quale suo padre per decenni ha militato.

Ora, vorrei fornire ad Angelo Provenzano un tempo supplementare affinchè possa compiere quel ravvedimento operoso necessario per pronunciare in libertà la condanna della mafia. Ma, è mia intenzione mettere in luce un episodio che ancora oggi è ammantato nella nebbia più assoluta. Il caso di Attilio Manca, urologo rinvenuto cadavere nel 2004 e che la procura di Viterbo, dopo la chiusura d’indagine ha notificato per morte a seguito di cessione di droga a Monica Mieti, Angelo Porcino (detenuto), Ugo Manca, cugino di Attilio, Salvatore Fugazzotto, Andrea Pirri e Lorenzo Mondello, tutti di Barcellona Pozzo Di Gotto. Invece, i familiari di Attilio Manca, sono convinti che è stato ucciso per tappargli la bocca, dopo che era stato obbligato a curare Bernardo Provenzano.

Non penso e non voglio nemmeno ipotizzarlo che lei Angelo Provenzano sia a conoscenza se Attilio Manca, in effetti abbia curato suo padre a Nizza, come sostengono i familiari di Manca e che in verità, come numerosi indizi fanno propendere. Epperò, signor Angelo lei ha in mano la chiave di volta per far luce sulla morte di Attilio Manca. Lei, da figlio potrebbe intercedere presso suo padre, affinchè possa finalmente dire una parola chiara e esaustiva sulla morte dell’urologo.

Signor Angelo Provenzano, lei ha ben donde di chiedere che suo padre venga curato da una malattia fisica che l’affligge, ma parimenti non le sembra necessario curare la malattia che sta minando la mente e il fisico della mamma di Attilio Manca, atteso che non riesce a conoscere la verità sulla morte del proprio figlio? Le parole di verità dalla mamma di Attilio, pronunciate con garbo e signorilità non le pare che meritano attenzione e lei Angelo potrebbe avere un ruolo importante nella ricerca della verità?

Chieda a suo padre se è stato o non è stato operato dall’urologo Attilio Manca? Gli chieda, se la morte del giovane Attilio, sia la conseguenza della sua prestazione d’opera?

La prego signor Angelo rifletta sulle penose giornate che trascorre la mamma di Attilio Manca. Lei, nell’intervista a Servizio Pubblico, ha dichiarato, mostrando evidente malinconia, d’essere stato obbligato a trascorrere 16 anni di “latitanza”. Ebbene, allora non costringa una mamma a trascorrere parte della sua vita prigioniera della latitanza di verità. Veda, qui non si tratta di suggerirle un passo che potrebbe essere male interpretato. Il mio fine è di verità: quella verità che consentirebbe ad una mamma di vivere gli ultimi anni della sua vita in quiete e pace.

Chiedo troppo?

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