
29 giugno 2011 – Fra stoccate e lodi verso le parti civili, e nominando troppo le bambine morte in via dei Georgofili, i difensori di Tagliavia hanno messo a punto una tecnica difensiva che suona così: la mafia con le stragi del 1993 non centra nulla, sono stati ben altri, ma comunque non quelli nominati da Gaspare Spatuzza. Siamo ormai navigati verso tutto questo, da troppi anni. Quindi rinnoviamo la nostra fiducia a Gaspare Spatuzza per tutto ciò che ha verbalizzato, e chiediamo per lo stesso la status di collaboratore di giustizia a tutti gli effetti, tutto questo fino a quando non sarà la magistratura a dire che Spatuzza non è attendibile.
Così come confermiamo la nostra certezza che cosa nostra nelle stragi del 1993 centra eccome e non solo “cosa nostra”. Per questo ribadiamo quanto anche da questo dibattimento per il processo a Tagliavia è emerso per bocca delle parti civili, ovvero i “mandanti esterni a cosa nostra” sono per noi una tragica realtà, necessita quindi un prosieguo di serie indagini senza pensare ancora una volta ad archiviazioni che vivremo davvero molto drammaticamente. Sono 18 anni che ci sentiamo dire che tanto abbiamo avuto ed è vero, grazie anche a Gabriele Chelazzi; ora è arrivato il momento di onorare il lavoro del Magistrato che nei “mandanti esterni a cosa nostra”, piaccia o no, ha sempre creduto, non è certo il tempo di seppellire sotto le copertine accattivanti dei libri, ciò che già il tritolo ha provato a seppellire insieme ai nostri morti.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Ass.Georgofili: ”Troppo pochi 180 giorni per i collaboratori di giustizia”

29 giugno 2011
Continua il massacro dei collaboratori di giustizia da parte della difesa Tagliavia in aula a Firenze. Comprensibilissimo, chiunque costituzionalmente parlando ha diritto alla difesa, e la mafia cosa potrebbe fare se non massacrare chi si è fatto sbirro?
Ma il nostro Parlamento non può continuare ad assistere all’attacco concentrico ad una delle armi le più importanti di contrasto alla mafia, i collaboratori di giustizia, senza muove un dito, solo perché in passato si è fatto un errore.
180 giorni per i collaboratori di giustizia, per dire tutto quello che sanno, questa mattina, in questa aula di giustizia, al pensiero dei nostri morti,pesano come macigni.
La legge dei 180 giorni voluta da un Parlamento che scioglieva ormai le Camere, fa star male i familiari delle vittime di via dei Georgofili, non capiamo perché sussista ancora oggi e nessuno abbia ancora provveduto a cambiarla.
Stamane siamo certi che la verità sulle strage di via dei Georgofili non la vogliono trasversalmente a tutto l’arco costituzionale altrimenti i famigerati 180 giorni sarebbero già stati gettati alle ortiche.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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