Continua la Saga della trattativa quasi come tanti compitini svolti in classe sui quali poi “l’insegnante” darà il voto di fine trimestre, buono per andare all’esame finale.
Non crediamo affatto che la ragion di Stato delle stragi del 1993 stia nascosta nella negazione della trattativa fra Stato e mafia da parte di tanti funzionari dello Stato in carica nel 1993.
Le “trattative” che alcuni soggetti, le istituzioni interessate a fermare le stragi da una parte e la mafia interessata a guadagnarsi leggi tutte sue attraverso il Parlamento dall’altra, iniziarono già nel 1992 e le portarono avanti fino ad aprile del 1994.
I nostri morti ne sono la prova provata di quelle trattative, che sono già state peraltro scritte da lungo tempo sia negli atti processuali di Firenze relativi alle stragi del 1993, sia nel materiale di archiviazione in parte confluito nel processo Tagliavia, materiale relativo alle indagini sui concorrenti con la mafia nelle stragi del 1993.
Pertanto:
– la ragion di Stato da salvaguardare nelle stragi del 1993 a nostro avviso sta in ben altro, sta nel movente stesso della strage di via dei Georgofili, sta probabilmente negli affari che la mafia ha portato avanti anche attraverso canali istituzionali per commerci che riguardano gli stati stessi.
“A noi della mafia quelle stragi non interessavano”, è la frase che rimbomba nelle nostre teste pronunciata da Giuseppe Ferro il capo-mandamento di Alcamo al tempo delle stragi in continente.
Così come non crediamo al “Golpe” perché mai un minuto ci ha creduto Gabriele Chelazzi, il Magistrato che sulle stragi del 1993 sapeva veramente tanto, e quindi tanta chiarezza politica non ha ragione di essere, perchè la politica dentro alle stragi del 1993 c’è tutta, ovvero trasversale a tutto l’arco costituzionale .
Si sa gli affari sono affari, il colore non conta!
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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