17 agosto 2012. Potremmo banalmente replicare all’articolo di tal Sansonetti, apparso on line il 14 agosto u.s., che comprendiamo benissimo un probabile colpo di calore del resto è l’estate dei personaggi chiave dei gironi dell’inferno .
Ma come sempre noi abbiamo un dovere sacrosanto quello di pensare ai nostri figli che sono morti sotto il tritolo stragista del 27 Maggio 1993, la strage di via dei Georgofili, messa in atto da cosa nostra per imporre allo Stato l’annullamento del 41 bis, quindi la strage perpetrata in nome e per conto dell’annullamento del 41 bis.
Strage quella del 27 Maggio 1993 senza giustizia completa, proprio perché manca tra le altre cose che sia stabilito in un processo perché uomini delle istituzioni abbiano pensato di trattare con la mafia cosa nostra a suon di annullamenti di 41 bis.
Il tal Signor Sansonetti afferma che la trattativa ci fu e questo lo diciamo anche noi, ma che fu insomma una benedizione perché avrebbe salvato centinaia di persone.
Ebbene a parte consigliare al Signor Sansonetti se sa qualcosa di più di andarlo a dire alla Magistratura di Firenze, a noi risulta per ora che di politici la trattativa eventualmente ne salvò solo sette, e di sicuro ci risulta che quella trattativa con ogni probabilità di persone ne ha lasciate invece uccidere 5 in Via dei Georgofili a Firenze e 5 in via Palestro a Milano, e per giunta persone del tutto innocenti.
Ora pur considerando che la libertà d’espressione è un sacrosanto diritto, ci permettiamo comunque di dire al Signor Sansonetti che a tutto c’è un limite come alla presunzione di sputare sentenze.
Inoltre in una raccolta di firme da parte di un giornale affinché i cittadini chiedano la verità completa sulle stragi del 1993, noi non vediamo nessuna eversione, mentre l’eversione è sicuramente sancita nella sentenza di Cassazione del 2002 per le stragi del 1993, giusto quelle stragi messe in atto da cosa nostra mentre ricattava uomini dello Stato per far abolire il 41 bis.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Il “Fatto” raccoglie le firme per Ingroia. L’alleanza giudici-giornali è pura eversione
L’indipendenza del potere esecutivo dal potere giudiziario, e viceversa, è la base dello Stato di diritto. Che uno di questi due poteri assuma iniziative plebiscitarie per tacitare l’altro potere è una azione di sovvertimento dello Stato di diritto. Stiamo assistendo in questi giorni a qualcosa del genere. In questo caso l’iniziativa non è assunta direttamente dal potere giudiziario ma da un giornale molto amico del potere giudiziario, anzi, comunemente considerato l’“organo” – come si diceva una volta – della magistratura (stiamo parlando della raccolte di firme del Fatto a favore del pm Ingroia e contro il Quirinale) .
La sostanza delle cose, però, non cambia molto. A meno che non ci sia qualcuno disposto a dichiarare in pubblico che negli ultimi anni la magistratura ha subìto un ridimensionamento delle proprie competenze, ad opera del governo o della politica, e che questo ridimensionamento giustifica una azione eccezionale ed eversiva come la raccolta di firme a favore di un giudice e della sua azione penale (che a questo punto diventerebbe una azione a “propulsione popolare” non più a “propulsione giuridica”). Non credo comunque che esista nessuno che abbia il coraggio di pronunciare una affermazione di questo genere, perché se lo facesse ci costringerebbe a rivedere le nostre posizioni sulla legge Basaglia (chiusura dei manicomi….).
Purtroppo è vero il contrario. Il potere della magistratura si è mostruosamente espanso, ha invaso il campo del potere politico (esecutivo e rappresentativo) determinando, tra l’altro, in modo diretto o indiretto, la caduta extraparlamentare di tre governi (Berlusconi primo, Prodi secondo e, seppure di rimbalzo, Berlusconi terzo col caso Ruby) e anche la caduta di numerose giunte e consigli regionali (valga per tutti l’esempio barbarico della persecuzione contro Ottaviano Del Turco). È anche riuscito a porre “sotto tutela”, attraverso gli avvisi di garanzia, quasi la metà delle Regioni italiane (sono attualmente in stato di accusa i presidenti di tutte le regioni meridionali, esclusa la Basilicata, e quelli della Lombardia e dell’Emilia Romagna…)
Dove ha trovato, la magistratura, questa forza straordinaria? Nell’alleanza, prima, e poi nella sottomissione della grande stampa indipendente. Oggi esiste un potere, non previsto dalle teorie politiche, che si chiama giornalistico-giudiziario, e questo potere domina su tutti gli altri poteri. Questa è una delle maggiori anomalie italiane. Colpisce che nessuno si rivolti contro l’iniziativa “scardinante” del Fatto, così come nessuno si rivoltò quando l’insediamento del governo Monti “scardinò” le norme essenziali della democrazia politica fondata sul suffragio popolare. Nel primo caso il Presidente Napolitano fu agente attivo del “golpe”, stavolta è agente “passivo”, anzi, vittima.
P.S. In cosa consiste il delitto sul quale indaga Ingroia? Nella possibilità che nel 1992-93 ci sia stata una trattativa Stato-Mafia e che alcuni dei protagonisti di quella trattativa (in particolare il senatore Nicola Mancino) siano ancora vivi seppure sulla soglia dei novant’anni. Davvero c’è stata questa trattativa? Probabilmente sì, e fu sacrosanta: salvò centinaia di vite umane e salvò la nostra democrazia. In cambio di cosa? Della possibilità (che poi non si realizzò) di abolire l’articolo 41 bis cioè una norma medievale sul carcere considerata incivile in tutto l’Occidente e che condanna la nostra giustizia a non essere considerata affidabile in quasi nessun paese straniero. A voi pare che questa sia una discussione ragionevole e che sia ragionevole l’inchiesta su Mancino che se davvero ha trattato ha fatto benissimo a trattare?
Piero Sansonetti (fonte: glialtrionline.it, 14 agosto 2012)

Be First to Comment