
Per quella sorta di maledizione che contraddistingue tutte le stragi di questo nostro sciagurato Paese, iniziano a morire persone che lasciano l’amaro dentro.
Il Consigliere di Stato D’Ambrosio, il Giudice Barillaro Gip in vari processi, due nomi che con le stragi 92-93 hanno avuto a che fare.
L’esperienza della caduta dell’aereo di Ustica in fatto di morti che inquietano, come per esempio quella del Generale Giorgeri, ha lasciato purtroppo in noi grande diffidenza.
Eravamo sgomenti davanti alla morte del mafioso Gioè, come lo siamo stati davanti alla morte del collaboratore Antonio Scarano e del compianto magistrato Gabriele Chelazzi.
Sicuramente tutto nella norma di vita, ci mancherebbe altro, ma le cose cominciano a non funzionare più da quando la Procura di Palermo ha sollevato quella “foglia di fico” che copriva la trattativa fra lo Stato e la mafia messa in atto negli anni 1992 e 1993, trattativa che ha portato in una deriva senza pari, alla tragedia del 27 Maggio 1993, la strage di via dei Georgofili: la strage del 41 bis.
Aspettiamo con ansia il momento in cui gli animi, esacerbati dal fatto che sia emerso in tutta la sua drammaticità quello che con grande meticolosità hanno tentato di tenere nascosto per 19 anni con grandi operazioni di disinformazione e di coperture politiche, si plachino in una sorta di crisi di coscienza o di coperte ormai troppo corte.
Bisogna ragionare in un’aula di giustizia al fine di arrivare alla verità completa per la morte di Caterina, Nadia, Dario, Fabrizio Angela e al ferimento con invalidità da urli per troppi ragazzi.
Lo Stato ci deve la verità, non solo piagnistei penosi che soldi non ce ne sono per far fronte agli invalidi, insomma: gli uomini che hanno dato alla mafia soddisfazione sul 41 bis che voleva annullato devono essere processati e condannati a pagare il debito a bambini e ragazzi di 20 anni lasciati massacrare nella strage di via dei Georgofili
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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