23 ottobre 2012. “Sono portato ad escludere che il non aver confermato il 41 bis per alcuni detenuti di mafia nelle condizioni e nei modi che abbiamo visto possa essere stato l’oggetto della trattativa fra Stato e cosa nostra”.
Queste le parole del Proc. N. A. Piero Grasso pronunciate ieri in commissione antimafia.
Sulla scia di quelle dichiarazioni l’Unità oggi titola: “Grasso: ‘Ci furono trattative con la mafia, non sul 41 bis’.”
Titolo che non rende giustizia a quando detto dal PNA Grasso, ma spinge il lettore a farsi una ragione che non c’è nulla da fare: il 41 bis non c’entra nulla con le stragi del 1993.
Se fosse così, vorrebbe dire che quattro anni di processi a Firenze per condannare i capi di cosa nostra possiamo buttarli oggi alle ortiche.
Ma non è così.
L’annullamento del 41 bis fu senz’altro il movente esclusivamente mafioso, poi per logica di cose ci stà che il movente primario per le stragi del 1993 fosse più grande e anche più sofisticato, un movente congeniale alle famose “menti raffinatissime” come si è sempre detto, altrimenti non si capirebbe, oggi, perché tanto affannarsi nelle stanze che contano.
Comunque le responsabilità sia pure morali del Governo di allora restano indiscusse, le eventuali responsabilità penali le vedremo nei processi in corso a Palermo.
Infatti il Ministro della giustizia di allora ha testimoniato in buona sostanza: per quei passaggi da 41 bis ho agito in solitudine e l’ho fatto per fermare le stragi.
Quali stragi sono state fermate visto che erano già avvenute mesi prima? Sapeva il governo di allora di altre stragi in cantiere? E come faceva a sapere il Ministro della Giustizia di allora che la mafia gradiva l’annullamento del 41 bis, visto che proprio le revoche dal carcere duro ha provveduto a concederle in solitudine?
E ancora visto che le stragi c’erano già state, che azione è stata quella di stendere tappeti rossi alla mafia passando uomini di cosa nostra da 41 bis a carcere normale?
Queste le parole del Proc. N. A. Piero Grasso pronunciate ieri in commissione antimafia.
Sulla scia di quelle dichiarazioni l’Unità oggi titola: “Grasso: ‘Ci furono trattative con la mafia, non sul 41 bis’.”
Titolo che non rende giustizia a quando detto dal PNA Grasso, ma spinge il lettore a farsi una ragione che non c’è nulla da fare: il 41 bis non c’entra nulla con le stragi del 1993.
Se fosse così, vorrebbe dire che quattro anni di processi a Firenze per condannare i capi di cosa nostra possiamo buttarli oggi alle ortiche.
Ma non è così.
L’annullamento del 41 bis fu senz’altro il movente esclusivamente mafioso, poi per logica di cose ci stà che il movente primario per le stragi del 1993 fosse più grande e anche più sofisticato, un movente congeniale alle famose “menti raffinatissime” come si è sempre detto, altrimenti non si capirebbe, oggi, perché tanto affannarsi nelle stanze che contano.
Comunque le responsabilità sia pure morali del Governo di allora restano indiscusse, le eventuali responsabilità penali le vedremo nei processi in corso a Palermo.
Infatti il Ministro della giustizia di allora ha testimoniato in buona sostanza: per quei passaggi da 41 bis ho agito in solitudine e l’ho fatto per fermare le stragi.
Quali stragi sono state fermate visto che erano già avvenute mesi prima? Sapeva il governo di allora di altre stragi in cantiere? E come faceva a sapere il Ministro della Giustizia di allora che la mafia gradiva l’annullamento del 41 bis, visto che proprio le revoche dal carcere duro ha provveduto a concederle in solitudine?
E ancora visto che le stragi c’erano già state, che azione è stata quella di stendere tappeti rossi alla mafia passando uomini di cosa nostra da 41 bis a carcere normale?
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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