
La mafia vuole la verità tutta per le stragi del 1993, è quanto continua a emergere mentre gli avvocati della difesa parlano al processo
Tagliavia in battuta finale. La mafia non può non sapere come si fa a rendere nota la verità tutta, cosa alla quale noi ambiamo da ben 18 anni, basta che i capi di “cosa nostra” parlino una buona volta nelle dovute sedi nelle vesti di collaboratori di giustizia, e la verità la conoscerà il mondo intero. Inutile continuare da parte della mafia a insistere che c’è un’altra verità sulla strage di via dei
Georgofili, ne siamo convinti anche noi che oltre la mafia ci sia ancora una verità tutta da rendere nota, ma se non parla la mafia gli “Altri” non parlano di certo. In chiusura dei nostri comunicati rispetto a questo processo Tagliavia, e in attesa dell’ennesima sentenza che come sempre rinnova fortemente il nostro dolore e riapre le nostre ferite, ci sentiamo di dire che alla mafia in questo Paese è già stato concesso anche troppo. La strage di via dei Georgofili è stata quanto di più vigliacco si possa immaginare:
Spatuzza Gaspare era a Firenze la notte del 27 Maggio 1993, come sono andate le cose sulla questione organizzativa lui lo deve sapere per forza, chi ha maneggiato l’esplosivo di via dei Georgofili, quindi, Spatuzza lo sa benissimo. Gaspare Spatuzza, ha deciso di collaborare e noi allo stato attuale delle cose gli crediamo. Perché non dovremmo credere a Spatuzza in virtù dei benefici a cui aspira per il suo pentimento, peraltro tutto dovuto per legge, e credere invece alla voce della mafia che non collabora e che il 27 maggio 1993 ha fatto brillare 300 chili di tritolo in via dei Georgofili per accumulare montagne di denaro, come risulta ogni giorno dalle confische che vengono fatte a
Salvatore Riina e a tutti i suoi degni compari?
Non sarà che a mentire non sia Spatuzza, ma tutti quei mafiosi sia in carcere che fuori dal carcere i quali tentano con le unghie e con i denti di conservare quanto hanno tolto a tutta la collettività proprio con l’uso di centinaia di chili di tritolo sulla pelle dei nostri figli? Temiamo proprio di si.
La polemica verso le parti civili da parte dell’avv.
Cianferoni in difesa dello stragista Tagliavia in via D’Amelio la ritorniamo al mittente: difenda il suo assistito, è un suo diritto, ma rispetti chi ha perso i figli e cerca di stanare attraverso i Tribunali ogni mafioso che ha contribuito al massacro del 27 maggio 1993.
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
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