Abbiamo diritto ad una spiegazione a quanto sotto riportato, ne abbiamo diritto con urgenza.Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Comunicato del 27 Marzo 2012 a due mesi esatti dal 19’ anniversario della strage di via dei Georgofili, Strage senza verità completa.
FIRENZE, 12 MAR – L’associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili si dice “molto gratificata” dalle motivazioni della sentenza per il processo a Francesco Tagliavia. Lo scrive in una nota la presidente dell’Associazione Giovanna Maggiani Chelli che spiega come “finalmente” la sentenza di Firenze “dice chiaro che una trattativa” tra lo Stato e cosa nostra “indubbiamente ci fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia”. Per la Corte d’assise di Firenze l’obiettivo della trattativa, “quantomeno al suo avvio, era di trovare un terreno con ‘cosa nostra’ per far cessare la sequenza delle stragi”, “peccato però che la campagna stragista – scrive Maggiani Chelli – non si fermò, arrivò fino al 27 Maggio 1993 e oltre, così 5 dei nostri figli sono morti e altri li piangiamo e li piangeremo per sempre per le loro condizioni di vita”.
ANSA
ROMA, 12 MAR – “Tra Stato e mafia non ci fu trattativa, ma piuttosto un’estorsione, come ci hanno spiegato oggi i giudici di Firenze: la mafia, nella stagione delle stragi sul continente, ha cercato di costringere lo Stato con la violenza”. Lo ha detto il presidente della Commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu al termine dell’audizione del Procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, accompagnato dai sostituti Nicolosi e Crini. Al centro dell’audizione le indagini della procura sulla strage dei Georgofili.
ANSA
26 marzo 2012
Roma. La trattativa tra lo Stato e la mafia «è avvenuta» e il giudice Paolo Borsellino, che ne era a conoscenza come dimostrò nell’incontro avuto il 28 giugno del ’92 a Roma con Liliana Ferraro, capo dell’Ufficio affari penali del ministero della Giustizia, sarebbe stato ucciso perche percepito come ostacolo alla trattativa stessa. Lo ha ribadito, ricostruendo la corposa attività investigativa della procura di Caltanissetta, il procuratore aggiunto Domenico Gozzo, ascoltato con il procuratore capo Sergio Lari e altri colleghi dalla commissione Antimafia. Una trattativa, ha detto Gozzo, «iniziata nel ’92 e che ha avuto compimento nel ’93 », anno nel quale «ha trovato il suo frutto avvelenato». Alla fine di quell’anno «tra mancate proroghe e revoche, saltò circa il 50% dei 41 bis». Ma Cosa nostra, ha ricordato Gozzo, «non era soddisfatta e programmava una nuova strage per gennaio ’94, per uccidere giovani carabinieri a margine di una partita di calcio a Roma. la strage non ci fu e l’arresto dei fratelli Graviano all’inizio del ’94 segnò la fine della strategia stagista». «Borsellino venne ucciso proprio a luglio del ‘ 92 perchè percepito come ostacolo – ha sottolineato Gozzo – e per fare riprendere una trattativa che, come aveva detto Riina, aveva qualche difficoltà». Per questo i tempi dell’attentato sarebbero stati accelerati.
Adnkronos

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