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Ass. Georgofili: “Il 41-bis è alto grado di civiltà per l’Italia”

Abbiamo letto la lettera pubblicata da Ucpi che il Presidente della Camere ha scritto al Ministro di Grazia e giustizia in merito al 41 bis, definito con termini quali “tortura democratica”, “destabilizzazione dell’ordine costituzionale”. In veste, nostro malgrado, di soggetti fortemente colpiti da “cosa nostra”, forse oseremmo dire i più colpiti da “cosa nostra”, proprio in merito all’annullamento del regime detentivo speciale di 41 bis ci sentiamo in dovere di entrare nel merito della questione. Non è nostra intenzione affrontare il merito di casi specifici rispetto al comportamento della direzione penitenziaria. Ciò che ci interessa è il ragionamento per cui il 41 bis, in quanto “tortura democratica”, sovvertirebbe l’ordine costituzionale dello Stato. La “ratio” con cui nasce il 41 bis non è affatto quella di produrre collaboratori di giustizia. Essa risiede nella volontà, un tempo riconosciuta come assoluta necessità, di impedire alla mafia di continuare ad esercitare il suo strapotere fuori dalle mura carcerarie. Fatto, questo, che ha portato l’associazione mafiosa cosa nostra a mettere a ferro e fuoco l’Italia nel 1993, con tutto quello che ne è conseguito.

Ci preme ricordare che la nostra Costituzione, quella che sarebbe messa a rischio dal regime carcerario 41 bis, è nata per il vivere civile. E di civile, nello strapotere di cosa nostra, non vi è nulla; quello strapotere che la mafia sente venire meno quando non può più comandare dall’interno del carcere. Riteniamo che troppo spesso i Tribunali di Sorveglianza abbiano chiesto e ottenuto la revoca del 41 bis per soggetti a rischio di esercizio dello strapotere mafioso, quali Cosimo Lo Nigro, stragista a Firenze in via dei Georgofili il 27 Maggio 1993, e molti altri ancora. Mai, contro tali decisioni, è stato fatto ricorso da parte della procure competenti; mai nessuno, ma proprio nessuno, ha fatto sentire non la propria voce,ma neanche un gemito flebile o appena accennato,come quando avvenne nel caso di Cosimo Lo Nigro, assassino nostro e dei nostri figli. Eppure, anche in quel caso la costituzione era ampiamente violata . Il 41 bis applicato seriamente è un alto grado di civiltà per un Paese che non riesce a debellare la mafia neppure dalle sbarre del carcere.

Attraverso gli organi preposti, chiediamo pertanto anche noi che l’espressione di “tortura democratica” rispetto al 41 bis sia ritornata al mittente. E a tutti coloro che oggi si atteggiano a paladini della democrazia e del vivere civile, diciamo che nessun articolo costituzionale prevede di ritrovarsi nel 2011 nelle condizioni in cui la mafia in carcere, rea di strage, senza 41 bis potrebbe dare ordini in Parlamento.

 

 

Giovanna Maggiani Chelli

Presidente

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 

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