La posizione di vittime delle stragi eversive del 1993 in un momento così duro per la ricerca della verità è di una difficoltà enorme, ovvero riuscire ogni giorno a cercare verità e vederla di ora in ora convergere al centro di un ipotetico tavolo intorno al quale sono seduti soggetti di ogni genere, dalle istituzioni alla magistratura, alla politica, ai coinvolti nelle stragi a vario titolo, nel tentativo di salvare la capra con i cavoli e non solo, crea in noi forte disagio.
“La mafia con le stragi del 1993 minacciava lo Stato in cambio di un allentamento della repressione”, espressione usata in queste ore dal Procuratore Ingroia, così come già a suo tempo fu usata in Commissione Parlamentare Antimafia dando spazio quindi al conio di una nuova espressione: estorsione contro lo Stato.
Non una estorsione come quelle esercitate dalla mafia quando si reca porta a porta a chiedere il pizzo, ma esercitata contro lo Stato al quale fu presentato un elenco di richieste pena le stragi.
La vediamo anche noi una sostanziale differenza fra i due tipi di estorsione, infatti il commerciante soggetto ad estorsione paga in prima persone, mentre lo Stato soggetto ad una “estorsione pena le stragi”, ha lasciato pagare noi, perché la strage eversiva a Firenze la mafia l’ha poi fatta e “l’estorsione” è stata tutta subita per intero dai nostri figli.
Sappiamo benissimo quanto sia difficile rendere noto cosa esattamente sia avvenuto quel 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili, ma visto che noi l’amaro calice lo abbiamo dovuto bere e ancora continuiamo a berlo tutto fino in fondo, poco ci importa se il Paese non reggerà.
Vogliamo la verità non scorciatoie e le parole come “estorsione contro lo Stato” ci fanno venire il mal di pancia, perché quel “tavolo” tipico di questo sciagurato Paese dove la verità sulle stragi converge sempre al centro per il beneplacito di tutti, proprio non lo tolleriamo.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

Be First to Comment