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Ass. Georgofili: ‘No alla commissione sulla trattativa Stato-mafia’

8 agosto 2012. Il sistema migliore in Italia per buttare alle ortiche la verità sulle stragi sono sempre state le Commissioni parlamentari, insomma una sorta di tomba per  mantenere i segreti più ignobili di questo Paese.
Quindi puntuale come un orologio svizzero ecco la richiesta per una Commissione Parlamentare per la  trattativa Stato-Mafia invocata da più parti, in ultima battuta da svariati rappresentanti del PDL.
Noi la Commissione sulla trattativa Stato mafia, non la vogliamo, possiamo confidare di avere voce in capitolo, visto che abbiamo perso i figli, i nostri di figli, per quella sorta di patto scellerato, oppure dobbiamo continuare a pensare che la politica tutta invochi la commissione parlamentare per far  finire le indagini sulla trattativa Stato-Mafia  a vini e tarallucci fra una ventina di anni?
Vedano, Signori della Politica, siamo fermamente convinti che i nostri figli siano morti per salvare alcuni di Loro dalle mani della mafia “cosa nostra”, questo a  suon di ammorbidimenti di  41 bis e molto altro ancora.
Quindi come potremmo mai approvare una Commissione Parlamentare  formata da soggetti  così fortemente motivati a coprirla la verità sulla trattativa Stato Mafia altro che renderla nota?
Ma Lor Signori, hanno mai visto in un branco di animali, in cerca di sopravvivenza,  un cane mangiare un altro cane?
Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 

Il centrodestra vuole una commissione antimafia sulla «trattativa Stato-mafia»

La richiesta: «Conferire la possibilità di procedere “alle indagini con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria”»

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia (La Presse)
PALERMO – Se ne parlava da qualche settimana e arriva la prima proposta per costituire una commissione antimafia sulla «trattativa Stato-mafia», tema rovente nei palazzi della politica e delle procure. Dopo l’appello-provocazione lanciato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, ecco la proposta pronta per essere depositata mercoledì 8 agosto da un variegato gruppo di deputati e senatori del centrodestra, primo firmatario il deputato Giampiero Cannella, segretario cittadino del Pdl a Palermo da dove partì una sua interrogazione parlamentare sul viaggio a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano. Fu sempre Cannella, all’indomani della strage di via D’Amelio, a tappezzare i muri di Palermo con il manifesto «meglio un giorno da Borsellino che 100 da Ciancimino».


IDEA NATA IN VIA D’AMELIO
– «Ma l’idea della proposta non è legata alle valutazioni del dottor Ingroia», precisa Cannella. «Nasce durante la fiaccolata del 19 luglio scorso, in occasione del ventennale della strage di vai D’Amelio». Sottoscritta da oltre quaranta deputati, la proposta porta firme di diversa provenienza. Ci sono esponenti ex-an del Pdl come Massimo Corsaro, Giorgia Meloni, Fabio Rampelli, Viviana Beccalossi, Pietro Laffranco, Mario Landolfi, Basilio Catanoso, Riccardo De Corato ed altri, ex-forzisti del Pdl come Guido Crosetto, Giuseppe Cossiga, Renato Farina, Francesco Giro, Beatrice Lorenzin, alcuni non-allineati, come Andrea Ronchi, Antonio Razzi e Alessandra Mussolini, e alcuni parlamentari di Fli, da Gianfranco Paglia a Enzo Raisi.


IN MEMORIA DI BORSELLINO
– Tutti convinti, come si legge nel testo, che sia «necessaria una commissione che faccia luce sulle vere responsabilità dei governi e degli esponenti dei primi anni ’90. Alcuni protagonisti di quelle vicende sono venuti a mancare, ma ce ne sono altri che all’epoca erano al Viminale e a Palazzo Chigi e che hanno il dovere di dare un tributo alla verità, alla memoria di Paolo Borsellino e di tutti i martiri della lotta alla mafia. Ed è giusto, opportuno e necessario che la politica di oggi sia la prima a scendere in campo, assumendosi la piena responsabilità di indagare sulla questione…».


STESSI POTERI DEI MAGISTRATI
– Il testo di legge che sarà presentato mercoledì 8 agosto con una conferenza stampa a Montecitorio è composto da 6 articoli, prevede che la commissione sia composta da dieci senatori e dieci deputati, conferendo loro il potere di procedere «alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria». Materia di indagine il ruolo dei protagonisti già sotto inchiesta a Palermo, da Calogero Mannino ai generali dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni, da Marcello Dell’Utri all’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, da Massimo Ciancimino a boss pentiti come Giovanni Brusca, fino all’ex Guardasigilli Giovanni Conso per la revoca dei trecento provvedimenti di «41 bis», quando nel novembre 1993 una sfilza di padrini uscirono dal regime del carcere duro.

Felice Cavallaro (Corriere.it, )


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