Perché il Dr. Pino Arlacchi invece di intervenire contro magistrati che provano a fare il lavoro in cui credono, non aspetta come tutti il risultato del processo che dovrebbe iniziare a rigor di chitarrina a breve a Palermo?
In fondo la Commissione Parlamentare Antimafia non è il verbo, visto che ha concluso dicendo che “allo stato attuale della nostra inchiesta non abbiamo elementi per dare risposte plausibili”.
Inoltre i componenti della commissione parlamentare non hanno votato, per ora sono solo le conclusioni del Presidente Pisanu, non sappiamo come la pensano i vari partiti politici, o dobbiamo dedurre che il Dr. Arlacchi fuori onda è stato incaricato di dare una interpretazione politica per conto terzi sulla relazione visto che fra 40 giorni si vota?
Nessuno incrimina nessuno prima di avere le prove provate in dibattimento, verbali dibattimentali alla mano con relative sentenze, ci mancherebbe altro; perché quindi tanta difesa d’ufficio verso uomini che componevano il governo del 1993 , che saranno innocenti quanto si vuole, avranno pure cercato di fermare le stragi come ha testimoniato a Firenze in Tribunale al processo Tagliavia il Prof. Conso allora Ministro della Giustizia, ma hanno cominciato a parlare dopo 20 anni?
Capiamo benissimo le esigenze della politica in queste drammatiche ore in cui le coperte ormai sono troppo corte e le elezioni politiche incombono.
Capiamo benissimo quanto sia importante in queste ore mandare il messaggio che la politica è stata innocente nelle stragi del 1993, ma non la vede così Giovanni Brusca il quale per la terza volta ieri ha affermato che anche la sinistra sapeva della trattativa Stato-mafia, anzi ieri è stato meno magnanimo di altre volte il boss di cosa nostra che collabora da sempre con la giustizia, non ha usato espressioni come “sinistra di governo” o “sinistra democristiana”.
Rimandiamo quindi per ora al mittente l’espressione “bufala” rispetto alla trattativa Stato-Mafia, aspettiamo fiduciosi la magistratura nel bene e nel male.
Intanto ci permettiamo suggerire per quello che abbiamo passato: la prossima volta che a Firenze si svolge un processo importante come quello sulle stragi del 1993 condotto con grande maestria da Gabriele Chelazzi e tutti i suoi colleghi, i conoscitori della criminalità organizzata facciano il piacere di sedersi in prima fila di ascoltare i testimoni e i “pentiti” dal vivo, di assistere alla ricostruzione della prova in aula, e poi eventualmente sputare sentenze anzi tempo.
In chiusura per pura curiosità tutta nostra, Pino Arlacchi ci spieghi come mai i tempi così lenti della politica sono arrivati così tempestivi nel momento in cui si sta celebrando a Palermo il processo sulla trattativa Stato-Mafia, ovvero proprio lo stesso giorno della requisitoria del PM Di Matteo?
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
MAFIA: ARLACCHI, RELAZIONE PISANU SGONFIA PALLONE INCHIESTA PROCURA PALERMO
Roma, 9 gen. – (Adnkronos) – “La relazione Pisanu sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia del 1991-92 sgonfia d’un colpo il pallone dell’inchiesta della Procura di Palermo riducendo la portata di quei fatti alla loro effettiva dimensione. Non ci fu alcun patto scellerato tra i vertici dello Stato (Scalfaro in testa e giu’ per li’ rami fino ai carabinieri di Mori), da un lato, e i vertici di Cosa Nostra dall’altro”. Lo dichiara in una nota Pino Arlacchi, tra i maggiori conoscitori della grande criminalita’ e amico dei giudici Falcone e Borsellino. “Ci fu uno dei tanti pastrocchi tra guardie e ladri, elevato dalla reciproca millanteria a scambio politico di prima grandezza. Da una parte – sostiene – agiva un gruppo di carabinieri spregiudicati privi di alcuna copertura politica, e dall’altra c’era un mafioso in disarmo come Vito Ciancimino che cercava di accreditarsi come rappresentante di Cosa Nostra. Entrambi trattavano di cose che non erano intitolati a trattare, e venivano percio’ osservati con ilarita’ dagli investigatori seri della polizia di Stato e delle Procure”, continua Arlacchi. “La non-trattativa fu in definitiva un episodio minore di quella stagione – osserva – segnata invece dallo scontro irriducibile e senza possibilita’ di mediazione tra uno Stato nel quale prevalevano per la prima volta le forze della legalita’ da un lato, ed una mafia alle corde, che giocava il tutto per tutto dall’altro”. “La paura di Cosa Nostra era condivisa dalle altre forze della grande delinquenza annidate nei servizi di sicurezza, nella magistratura e nella politica. Queste forze suggerirono a Cosa Nostra la strategia stragista, e l’aiutarono ad attuarla”, prosegue Arlacchi. “Se invece di costruire la bufala della trattativa si fossero indagati questi ambienti, si sarebbero raggiunti ben altri risultati. Erano le componenti della connection che faceva capo a Giulio Andreotti che andavano indagate. Si e’ preferito invece dedicarsi a infangare la reputazione di persone perbene come Scalfaro, Mancino e Conso, mescolandoli a criminali professionisti e personaggi equivoci sulla base di testimonianze mendaci e pentiti inattendibili”, conclude Pino Arlacchi.
Adnkronos

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