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Ass. Georgofili: ‘La “pacificazione nazionale” getta nel cesso le vittime delle stragi’

di Giovanna Maggiani Chelli, 24 maggio 2013

Un vecchio signore con una papalina in testa che potrebbe essere chiunque, ma questo ha poca importanza, è apparso in un video in TV, mentre in preda ad un linguaggio farneticante, presumibilmente stava all’interno di un carcere.
Poteva essere Bernardo Provenzano il boia di via dei Georgofili, così come poteva essere chiunque.
Ed ecco il fior fiore del giornalismo e della politica invocare uno Stato più umano verso la mafia corleonese che nel 1993 ha messo l’Italia a ferro e fuoco.
Per domani 25 Maggio 2013 a Parma città nel cui carcere è detenuto Bernardo Provenzano, si terrà un corteo nazionale, bloccando la città, giusto contro il 41 bis regime al quale nella città emiliana è detenuto Bernardo Provenzano.
A 20 anni dalla strage di via dei Georgofili, strage senza verità completa, la strage del 41 bis, movente in queste ore messo in discussione anche dalla procura di Firenze, dopo quattro anni di processi che hanno condannato la mafia per aver eseguito la strage di via dei Georgofili proprio per il 41 bis, forze dirompenti stanno forse tentando di dare una spallata all’unica roccaforte che disturba “cosa nostra”: il carcere dal quale non si possono dare ordini di morte e di condizionamento del voto.
Pare che, in una sorta di pacificazione nazionale al grido di “volemosse tutti ben” le vittime di via dei Georgofili e tutte quelle che la mafia corleonese stragista ha massacrato vengano gettate come si dice tutte nel “cesso”.
Temiamo a questo punto che “cosa nostra“ abbia palesato come fece nel 1993 stragi per far abolire il carcere duro e tanto altro ancora, e come allora si sia corsi ai ripari: trattando.

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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