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Ass. Georgofili: ‘I figli di Provenzano denuncino in tribunale le malefatte del padre’

31 dicembre 2012. Per Bernardo Provenzano sono stati presentati  due esposti contro gli allora Magistrati (Ingroia  – De Francisci) per violazione del segreto istruttorio e per interrogatorio in assenza di avvocati.
Non v’è dubbio che in questo contesto noi ci schieriamo e diffendiamo a spada tratta i Magistrati che da sempre, come noi, sperano in una collaborazione con la legge da parte di un mafioso come Provenzano, che sa tutto sulla storia d’Italia, quella tragica storia legata ai patti con la mafia.
Se non fosse ancora una volta un messaggio pericoloso, i paladini di Provenzano, rasenterebbero il ridicolo mentre imbrattano carta bollata per difendere un soggetto che nella vita ha acquisito di tutto e di più, ma non certo diritti.
E’ veramente singolare che ci si ricordi che esistono gli Esposti, quale atto da presentare in Procura e presso le Corti di Cassazione, quando il castello tira sassi e non si riesce di far annullare il 41 bis, il carcere severo ma necessario, per un boia come Provenzano che ha condannato a morte i nostri figli mentre con ogni probabilità  trattava con uomini dello Stato.
In queste ore il 41 bis di Provenzano è solo sulla carta, in quanto il soggetto risulterebbe in coma: bene, ci accontentiamo anche del cartaceo, purchè altri mafiosi stragisti ed eversivi, in buona salute, non abbiano in futuro la possibilità di fingersi ammalati e reclamare, come Provenzano, di andare ai domiciliari.
Tuttavia auspichiamo, visto che un esposto legale è stato comunque presentato anche dai figli del Boss che per troppi anni ha fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte della mafia, che gli stessi abbiano davvero capito che esiste la legge davanti alla quale siamo tutti uguali, anche Provenzano, e che ne facciano un buon uso fino in fondo, denunciando in un Tribunale non i Magistrati, bensì le malefatte del padre.

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

I figli di Provenzano denunciano Ingroia e De Francisci

Angelo e Francesco Paolo Provenzano, attraverso il loro legale, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, hanno denunciato gli ex procuratori aggiunti di Palermo Antonio Ingroia e Ignazio de Francisci per violazione del segreto istruttorio, falso ideologico e omissione d’atti d’ufficio.

PALERMO – I figli del boss Bernardo Provenzano, Angelo e Francesco Paolo, attraverso il loro legale, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, hanno denunciato gli ex procuratori aggiunti di Palermo Antonio Ingroia e Ignazio de Francisci per violazione del segreto istruttorio, falso ideologico e omissione d’atti d’ufficio. La denuncia è stata presentata alla Procura di Caltanissetta. L’iniziativa ha riguardato l’interrogatorio al quale il boss venne sottoposto, il 31 maggio scorso, da parte dei due magistrati.

La notizia dell’interrogatorio del 31 maggio venne pubblicata sul Fatto Quotidiano il 5 giugno. E proprio da questo parte la denuncia per la violazione del segreto istruttorio. Il verbale d’interrogatorio fu trascritto il 7 giugno, quindi, per i familiari del boss, solo i pm avrebbero potuto dare notizia di particolari inerenti al colloquio ai giornalisti e consentire loro di anticiparne il contenuto. Nell’articolo si legge inoltre di impressioni dei magistrati sulla “lucidità” del boss. “Chi poteva averlo detto ai giornali se non i pm?”, si chiedono i figli del padrino. Nella denuncia si bacchetta anche il ritardo con cui al legale è stata data copia dell’interrogatorio. Chiesta il 6 giugno, la copia è arrivata, dopo vari solleciti, il 23 ottobre. Quattro mesi dopo. Infine, l’accusa di falso ideologico. Ingroia nel rilasciare la copia al legale scrisse che che il capomafia era stato sentito come persona informata sui fatti e non come indagato, quindi senza avvocato, nell’ambito di un fascicolo aperto dopo il suo presunto tentativo di suicidio avvenuto il 12 maggio. Per il difensore, e anche per il gip che ha dichiarato nullo l’interrogatorio, dalle domande fatte al boss soprattutto sulla trattativa Stato-mafia sarebbe evidente che il capomafia fu sentito come indagato e quindi che la presenza del legale fosse necessaria. La denuncia, copia dell’articolo, la dichiarazione di nullità dell’interrogatorio sono state trasmesse al pg della Cassazione, organo titolato a esercitare l’azione disciplinare sui magistrati.

Redazione Livesicilia.it (29 dicembre 2012)

 

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