E pur si muove …
Le sentenze per le stragi del 1993 entrano in un processo a Palermo, che va oltre le verifiche della sola manovalanza mafiosa e dei capi della mafia.
Auspichiamo verità tutta fino in fondo da sempre e quindi oggi andiamo sulle tombe dei nostri morti, fortemente voluti dalla mafia “cosa nostra”, ma anche da altri, con una speranza in più.
Crediamo che a questo punto tutta la magistratura che si è occupata delle stragi del 1993 dovrà muoversi con forza e determinazione alla ricerca della verità o ci sentiremo traditi, perché è giunto il momento che tutto ciò che sa Giovanni Brusca venga posto al centro del tavolo della giustizia.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
MAFIA: MORI; COMINCIATA UDIENZA, OGGI DEPONE SPATUZZA
(ANSA) – PALERMO, 5 OTT – Si è aperta con la richiesta dell’accusa di acquisire le sentenze sulle stragi mafiose di Firenze, Roma e Milano del ’93 il processo per favoreggiamento aggravato al generale dei carabinieri Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu. Oggi, davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo che celebrano il dibattimento, e’ prevista la deposizione del pentito Gaspare Spatuzza. Il pm Nino Di Matteo, pubblica accusa, ha chiesto al collegio di acquisire agli atti tra l’altro anche una serie di articoli di stampa su dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca e sui rapporti tra il boss Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi. La difesa di Mori si è opposta alla acquisizione degli articoli, mentre ha dato il consenso a fare entrare nel processo le sentenze. I giudici hanno ammesso la documentazione richiesta dal pm tranne una nota della Dia. Infine l’accusa ha depositato un’informativa della direzione investigativa antimafia che avrebbe accertato la data in cui Paolo Borsellino avrebbe detto a due colleghi di essere stato tradito da un amico. (ANSA).
MAFIA: MORI; SPATUZZA, QUANDO GRAVIANO MI ORDINO’ STRAGE CC
(ANSA) – PALERMO, 5 OTT – “A fine ’93 Giuseppe Graviano mi incarico’ di organizzare un attentato contro i carabinieri a Roma”. Verte sul fallito attentato all’Olimpico la deposizione del pentito Gaspare Spatuzza, teste al processo per favoreggiamento alla mafia da parte del generale dell’Arma Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu. “Io, parlando delle stragi di Firenze, Roma e Milano – ha aggiunto – dissi a Graviano che ci stavamo portando dietro una serie di morti che non ci appartenevano e lui mi rassicurò aggiungendo che capiva di politica e che era bene che ci portavamo dietro questi morti così chi doveva capire si dava una mossa”. “Aggiunse – ha proseguito – che se la cosa fosse andata a buon fine ne avremmo avuto vantaggi tutti. Soprattutto i carcerati”. L’obiettivo da abbattere, ha spiegato il pentito, erano i carabinieri. Prima della pianificazione dell’attentato a Roma, Cosa nostra aveva pensato a una strage alle Torri di via del Fante a Palermo dove sono ospitati esponenti delle forze dell’ordine. Anche in quell’occasione, poi non portata a termine, il fine era l’eliminazione di militari dell’Arma. Ma il piano rimase allo stato embrionale. “Nell’attentato all’Olimpico si verificano molte anomalie: ad esempio l’intervento di Graviano che ci disse di aumentare la portata dell’esplosivo e di aspettare un suo input, che sarebbe scattato quando lui fosse stato a Roma, prima di dare il via alla cosa”. Assemblato l’esplosivo il gruppo di fuoco va a Roma. “Scegliemmo l’Olimpico perché lì avremmo trovato più carabinieri – ha aggiunto -. Pensavamo a 100-150 militari”. “Noi partimmo genericamente con un attentato ai carabinieri, poi strada facendo – ha spiegato – qualcosa modificò i piani e si pensò ad aumentare la portata della strage”. (ANSA).
MAFIA: MORI; SPATUZZA, QUANDO GRAVIANO MI ORDINO’ STRAGE CC (2)
(ANSA) – PALERMO, 5 OTT – “Parcheggiammo l’auto imbottita di esplosivo in una stradina laterale all’Olimpico – ha proseguito Spatuzza – Benigno azionò il tritolo e aspettammo l’orario di uscita dallo stadio al termine della partita. Attendemmo che passasse il primo pullman dei carabinieri. Quando accadde Benigno spinse il tasto del telecomando, ma non accadde nulla”. “A quel punto – ha raccontato – gli dissi di bloccare tutto perché avevamo fallito la missione, lui continuava a schiacciare e io lo bloccai perché a quel punto se fosse esploso avremmo fatto una carneficina”. “La macchina – ha detto – venne prelevata e disinnescata”. “Quando tornai a Palermo comunicai a Grigoli cosa era accaduto – ha spiegato – e attendemmo Graviano per capire cosa fare, ma lui fu arrestato a fine gennaio”. “Graviano le disse mai perché voleva colpire proprio i carabinieri?”, ha chiesto il pm. “No”, ha risposto il teste, che ha anche negato di avere mai parlato di trattativa col capomafia. “Però – ha aggiunto – mentre l’attentato al commissariato di Brancaccio, poi mai portato a termine, era legato a un astio personale di Graviano, quello ai carabinieri lo collego a quanto mi disse e cioé che dalla strage avremmo avuto tutti un vantaggio”. (ANSA).
MAFIA:MORI; SPATUZZA,ATTENTATO OLIMPICO COME COLPO DI GRAZIA
(ANSA) – PALERMO, 5 OTT – “Graviano mi disse che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo grazie alla serietà di certe persone come Berlusconi e Dell’Utri”. L’incontro tra Gaspare Spatuzza e il boss Giuseppe Graviano a Roma, a gennaio del ’94, entra nel processo al generale dei carabinieri Mario Mori, imputato di favoreggiamento alla mafia. A raccontare di quando il boss di Brancaccio disse di ”avere il Paese nelle mani” è Spatuzza che dal 2008 collabora con la giustizia. Sempre in quell’occasione Graviano disse al suo fedelissimo che nonostante “avessero chiuso il discorso, serviva il colpo di grazia” che doveva essere l’attentato ai carabinieri allo stadio Olimpico, poi fallito. “I calabresi già si sono mossi”, avrebbe detto il capomafia a Spatuzza alludendo all’uccisione di due carabinieri in Calabria. Il pentito ha anche ripercorso il suo “curriculum” criminale: dalla “militanza” da soldato semplice alla affiliazione rituale e alla reggenza del mandamento mafioso di Brancaccio. Spatuzza, che ha anche raccontato il suo cammino religioso e morale verso la dissociazione dalla mafia, ha parlato dell’intenso rapporto coi boss Giuseppe e Filippo Graviano ai quali – ha detto – continua ad essere legato pur contestando la loro scelta di restare in Cosa nostra. Il pentito ha precisato il ruolo avuto nell’attentato a Maurizio Costanzo, nella strage di via dei Georgofili a Firenze, e nelle bombe a Milano e Roma del ’93. (ANSA).

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