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Ass. Georgofili: inorridiamo alle parole di Mancino

Il 41 bis, il sistema di regime carcerario per la mafia “cosa nostra” ai tempi delle stragi del 1993 doveva essere necessariamente un problema di Governo, dell’intero Governo del 1993, è scritto ormai in troppi documenti ufficiali.

Auspichiamo quindi non ce ne voglia nessuno, se affermiamo che inorridiamo alle parole del Sen. Mancino Nicola allora Ministro dell’Interno, quando asserisce che non era affar suo il 41 bis.

Inoltre l’ex Ministro asserisce che lui non sa nulla di trattative fra Stato e mafia, ma se permette noi rifiutiamo il solo pensarlo che uomini delle Istituzioni non sapessero cosa agitava la mafia in quel momento e che cosa avveniva nei palazzi di Governo per parare i colpi.

Oppure, e in questo caso siamo più che sgomenti, cominciamo a capire del perché i nostri figli sono morti in via dei Georgofili a Firenze. Siamo costretti a domandarci dove stava in quei tragici momenti per l’Italia il senso di responsabilità di chi governava il Paese.

L’allora Ministro dell’Interno può dire ciò che crede ci mancherebbe altro e noi fino a prova contraria non possiamo controbattere, infatti sono le sentenze che aspettiamo con ansia, nel bene e nel male, ma un dato è certo ed è incontrovertibile: noi abbiamo perso i figli, non li abbiamo più. Il Senatore Nicola Mancino all’epoca dei fatti, il 27 Maggio 1993, era il Ministro dell’Interno a capo di tutte le polizie, ci dica allora come 250 chili di tritolo hanno potuto arrivare indisturbati in via dei Georgofili, nel centro storico di Firenze, dopo che già in via Fauro 14 giorni prima c’era stato un altro attentato, ci dica come è stato possibile tutto ciò se era vigente tanta attenzione da parte degli organi preposti e se era in atto tanto contrasto alla mafia “cosa nostra”.

 

Giovanna Maggiani Chelli

Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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