Si era permesso di deriderlo, di chiamarlo “topo burlone”, “Ivan il risibile” quel delinquentello in erba che invece già pretendeva il rispetto riservato ai grandi capi.
Come i personaggi del libro di Saviano, Ivan Nava è uno di quei giovani promettenti che intende bruciare le tappe nel mondo della criminalità organizzata e scalarne il più velocemente possibile i vertici. Per il momento, può accontentarsi solo delle conoscenze, delle vicinanze, delle protezioni dei boss potenti. Un po’ poco come biglietto da visita per chi nutre grandi ambizioni.
Figurarsi cosa provoca nell’orgoglio di uno del genere venire definito “topo d’appartamento”. Per lo più da un cornuto, un figlio di buttana.
Fargliela pagare a Nino Monteleone renderebbe un doppio risultato per il curriculum del ragazzo. Lavare l’onta subita e poter vantare il merito di essere riuscito a fare cagare sotto quel giornalista infame, che non ha meglio da fare se non rompere le scatole a tutti.
Un avanzamento di grado sul campo, insomma. Un gallone da esibire al cospetto dei boss calabresi, latitanti e non.
E fu così che tra la notte del 4 e 5 febbraio 2010, secondo quanto emergerà poi dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Reggio Calabria Domenico Santoro, Ivan Nava, insieme a Nicola Pitasi e Antonino Barbaro, si appostò sotto la casa dell’odiato nemico, aspettò che rientrasse a casa e appiccò il fuoco alla sua macchina.
Nino Monteleone è un blogger, un giornalista. Un bravo giornalista. Scrive anche sul Fatto Quotidiano e oggi fa parte della redazione di Exit, La7.
Scrive sul suo blog e non la manda a dire a nessuno. Forse, in Italia, è il più bravo giornalista di inchiesta della rete. Scrive sulle vicende della sua Calabria, e non solo. Scrive sul malaffare, sulla ‘ndrangheta, sui sistemi politici-clientelari, sulla malasanità. E lo fa non omettendo nomi e cognomi. Tanto da guadagnarsi presto un posto di rilievo nel club dei giornalisti ‘infami’.
Memorabili le sue inchieste sulla Sanitel Gest Group, una società che opera nel campo dell’assistenza agli anziani. O quelle sui trasporti con le inchieste su Sogas e Atam. O “Cuore Matto”, sulla sanità calabrese.
Memorabile “l’assalto” a Marco Tronchetti Provera al Tribunale di Milano. In mezzo a una selva di taccuini, flash e telecamere, Monteleone spiazzò tutti e pose una raffica di domande ad uno smarrito Tronchetti Provera. “Presidente, come mai tutto quel denaro speso? Tutti quei soldi degli azionisti che ancora non hanno dividendi? Presidente, come mai sotto la sua presidenza, il valore delle azioni è sceso da 25 a 1,50 euro?”
Ha seguito tutte le fasi del processo a Marcello Dell’Utri. Telecamera e treppiede. Lo ha seguito così tanto che una volta, a udienza finita, mentre si avvicinava al senatore condannato in appello per mafia, la scorta lo bloccò. “Lasciatelo, lui ormai è amico mio…”, disse l’ex uomo di Publitalia.
Ivan Valentino Nava ha la stessa età di quel “cornuto e figlio di buttana” di Nino Monteleone.
Sono nati entrambi nel 1985. Nino a febbraio, Ivan a luglio. In quell’anno presidente del Consiglio era Craxi, Cossiga prendeva il posto di Pertini, alle amministrative di maggio DC e PCI prendevano il 65% dei voti, a Sanremo i Ricchi e Poveri trionfavano con “Se mi innamoro”, il Verona di Bagnoli vinceva lo scudetto e la Juventus la coppa Campioni nella tragica notte dell’Heysel. A Torre Annunziata veniva ucciso dalla camorra Giancarlo Siani, cronista del Mattino.
Anche lui un “cornuto e figlio di buttana”.
Ora Ivan Nava, insieme ai suoi complici, è stato preso. L’operazione, denominata “Epilogo”, ha consentito il 30 settembre di individuare una componente organica della cosca calabrese Serraino. Pesantissime le accuse per i 22 arrestati: associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata ad estorsione aggravata, danneggiamento, minaccia aggravata. Quattro degli indagati avrebbero realizzato e compiuto l’attentato dinamitardo del 3 gennaio scorso contro la Procura generale di Reggio Calabria.
“Più querele che lettori” si legge nella home page del suo blog. Ironico Monteleone. Ed è proprio il suo stile canzonatorio che ha fatto andare su tutte le furie Ivan Nava. ‘Ivan, il risibile’ colui che vorrebbe essere ‘Ivan il terribile’. Lo scimmiottava così il ‘topo burlone’ Nava, in un suo articolo dopo l’arresto del latitante Giuseppe De Stefano.
A tratti, mi sia perdonato il paragone forse un po’ azzardato, ricorda il ‘Tano Seduto’ di Impastato nei confronti di Badalamenti.
L’ironia di Nino Monteleone trapela tra le pagine del suo blog. Lo stile, e mi sia perdonato il secondo paragone azzardato, sembra quello di Woody Allen: “Non è bene arbitrare tornei tra aspiranti ndranghetisti e campioni incompresi, specie dopo avere scippato una sonora scorcia di collo (violento schiaffo sulla nuca, n.d.a.)”.
E’ così ironico, Nino Monteleone, da prevedere addirittura la data della sua morte: 13 novembre 2058. A 73 anni.
Con una certezza: non avrà mai una playstation.
Franco Cascio (3 ottobre 2010)

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