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Antimafia nella bufera, Salvatore Borsellino: “Fondazione Falcone ha cancellato mio commento su Fb”

25 maggio 2025 – Una giornata di polemiche. La Fondazione in una nota aveva ricostruito quanto accaduto il 23 maggio, attaccando l’ex sindaco di Palermo. “Non possiamo dimenticare che lui fu uno dei peggiori nemici istituzionali di Falcone”. E in serata scoppia un altro caso, sul Web. La Fondazione: “Sembrava un profilo fake”.

E’ una giornata carica tensione dentro l’antimafia. La Fondazione Falcone replica a chi ha parlato di “strumentalizzazioni politiche” dietro l’anticipo della commemorazione del 23 maggio, “per evitare le contestazioni del corteo”: “Si è trattata solo di una papera”. Nello stesso comunicato, si bacchetta l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che proprio sull’anticipo di dieci minuti aveva espresso parole pesanti: “Gli chiediamo un silenzio dignitoso”, dice la nota della Fondazione, accusandolo di essere stato “negli anni più difficili, uno dei peggiori nemici istituzionali di Giovanni Falcone”. Lui replica: “Sono stupito di questo attacco”. Replicano anche le associazioni che hanno organizzato il corteo, definendo “insoddisfacenti” le parole della Fondazione Falcone. A tarda sera, scoppia un altro caso. A denunciarlo è Salvatore Borsellino, il fratello del giudice Paolo: “La Fondazione Falcone ha cancellato il mio commento a un loro post su Facebook. Lo trovo penoso”. Ma cosa diceva quel commento sul profilo della Fondazione Falcone? Salvatore Borsellino bacchettava la Fondazione per aver scritto che Pietro Grasso aveva fatto parte del pool antimafia: “Spero non siano queste le informazioni che date al Museo del Presente”, questo il commento. La Fondazione replica: “Da un’analisi dei nostri social media manager, il post in questione proveniva da un profilo con pochi follower, per questa ragione quel post è apparso non attendibile”. Salvatore Borsellino aveva scritto dalla sua pagina personale, che ha 4833 amici, non proprio pochi. Lui rilancia: “Adesso, mi hanno pure bannato dal loro profilo Facebook, questo è un gesto proprio spudorato. Non riesco a crederci. Eppure – prosegue il fratello di Paolo Borsellino – qualche giorno fa la signora Falcone aveva dichiarato che con Salvatore Borsellino lei non ha mai litigato. Infatti non ha litigato, aveva solo dichiarato in passato che bisogna ignorarmi. Che mi ignori pure, ma qui non si tratta di ignorare, si tratta di cancellare quello che scrivo, questa è una offesa non accettabile”. Intorno alle 22.30 Salvatore Borsellino accusa: “Adesso, mi hanno pure bannato dal profilo. Stessa cosa accaduta a persone che avevano fatto commenti ritenuti non in linea”.

Il comunicato della Fondazione
La giornata era iniziata con la replica della Fondazione Falcone alle polemiche per il 23 maggio. Questo il comunicato: “Ogni anno, Palermo si stringe attorno all’Albero Falcone. E ogni anno, puntualmente, c’è chi cerca di trasformare un momento di memoria collettiva in un pretesto per polemiche di parte ideologica, facendo politica con l’antimafia. Oggi come allora. Quest’anno, “l’errore imperdonabile” che ha scatenato indignazioni costruite è stato l’anticipo di pochi minuti della lettura dei nomi delle vittime, affidata – con senso di responsabilità e profondo rispetto, come accade da sempre – a Pietro Grasso. Un gigante nella storia della lotta a Cosa Nostra, componente storico del Pool antimafia, già procuratore nazionale antimafia e presidente del Senato, amico vero di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e anche componente della nostra Fondazione”.

Così la Fondazione Falcone ricostruisce quanto accaduto il 23 maggio davanti l’albero Falcone, ammettendo di avere fatto una “papera” con un riferimento implicito alle papere collezionate dal magistrato esposte al Museo del Presente. “È stato lo stesso Grasso – prosegue la nota – ad assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Ma il presidente non si deve scusare di nulla, perché – come abbiamo scritto pochi minuti dopo la lettura dei nomi – la memoria non è un cronometro, ma impegno in ogni momento della nostra vita. Sotto l’Albero, sul palco organizzato dalla Fondazione come ogni 23 maggio, non c’era alcun politico a parlare. Non una passerella, ma un presidio di memoria. C’erano le voci di migliaia di studenti arrivati da tutta Italia, orgogliosi di essere lì per ricordare i loro eroi. Le loro mani alzate, le lacrime, gli abbracci, i cartelloni: tutto raccontava la verità di un Paese che non dimentica”.

La Fondazione Falcone, prosegue la nota, “non ha mai avuto paura delle contestazioni, né ha mai fatto politica. Tra le tante voci che si sono levate in questi giorni, una su tutte – straordinario simbolo di incoerenza – respingiamo con forza, sul piano morale prima ancora che politico: quella del professor Leoluca Orlando. Perché non possiamo dimenticare che lui fu, negli anni più difficili, uno dei peggiori nemici istituzionali di Giovanni Falcone, contribuendo con parole e azioni a isolarlo e a delegittimarlo, fino a costringerlo a difendersi davanti al Csm. E non si è mai scusato. A lui, e solo a lui, chiediamo almeno per una volta – con rispetto ma con fermezza – un silenzio totale. Un silenzio dignitoso. Un silenzio dovuto. La memoria non si difende con l’applausometro. Si difende con la coerenza, con l’impegno, con la verità. E soprattutto con la responsabilità. Anche ammettendo, come adesso, che abbiamo fatto una ‘papera’”.

Lo “stupore” di Orlando
La replica dell’ex sindaco Orlando arriva nel pomeriggio: “Ho letto con stupore la nota della Fondazione Falcone nella parte in cui vengo attaccato esclusivamente per avere espresso un’opinione che qui ribadisco: anticipare il minuto di silenzio non è mai accaduto in trentadue anni di commemorazioni e i tanti giovani del corteo chiedevano solo verità storica oltre la verità giudiziaria spesso incompleta o depistata sulla stagione delle stragi del 92 e del 93”. Secondo Orlando, “aver suonato il minuto di silenzio in anticipo ha contribuito ad alimentare un clima di sfiducia, tensioni e divisioni nel mondo dell’antimafia che da sempre ha visto nell’Albero Falcone un luogo e un momento di memoria e di impegno civile”.

“L’attacco alla mia persona – conclude Orlando – si unisce allo spazio dato a politici organica espressione di condannati per mafia quali Cuffaro e Dell’Utri. Insieme a quell’unica mia dichiarazione resa al termine della manifestazione all’Albero ribadisco, oggi come in passato, il diritto di chiedere la verità storica essendo spesso la verità giudiziaria incompleta o depistata. Ribadisco, inoltre, la necessità di contrastare non soltanto i mafiosi che sparano, ma il sistema di potere mafioso nelle sue articolazioni istituzionali deviate, con tutte le sue coperture politiche e con i collegamenti con trame eversive e massoneria”.

La protesta delle associazioni
Nel pomeriggio arriva anche una pesante replica degli organizzatori del corteo: “Prendiamo atto delle scuse di Pietro Grasso, rilasciate a Repubblica Palermo, prendiamo atto anche della sua disponibilità a incontrare le realtà promotrici del corteo. Tuttavia, quanto accaduto non può essere liquidato come una semplice papera, come invece ha banalizzato la Fondazione Falcone con un comunicato a dir poco deplorevole e offensivo, che auspichiamo venga rettificato”. Lo scrivono in una nota Our Voice, Collettivo giovanile, Attivamente, Giovani Cgil Palermo, Udu Palermo, Collettivo Rutelli, Sindacato Regina Margherita, Collettivo Sirio.

“Alle parole di Grasso ci saremmo aspettati scuse e spiegazioni credibili e dettagliate da parte di Maria Falcone, presidente della Fondazione. È troppo comodo – aggiungono le sigle – scaricare tutta la responsabilità sull’ex senatore Pietro Grasso, quando l’organizzazione dell’evento era nelle mani della Fondazione Falcone. Il corteo si trovava visibilmente nei pressi dell’Albero Falcone, al grido ‘Fuori la mafia dallo Stato’. E invece, alle 17.58, sul palco non c’era più nessuno, e la Fondazione, insieme alle autorità, si era già allontanata a bordo delle berline, quasi di corsa, come testimoniato da molti presenti, tra cui Giovanni Paparcuri, già collaboratore di Falcone e autista di Rocco Chinnici“.

“Come già accaduto nel 2023, con le manganellate delle forze dell’ordine, anche stavolta – osservano i promotori del corteo – si è aperta una ferita profonda, che impone una risposta da parte di Maria Falcone. All’epoca non espresse alcuna solidarietà. E venerdì scorso si è ripetuto lo stesso copione: un comunicato stampa sterile, in cui ha cercato autoassoluzioni, affermando che ‘la memoria non è un cronometro’. Una frase offensiva per un’intera città. Terribile, invece, è l’immagine che da troppo tempo la Fondazione restituisce alla città: quella di isolamento e indifferenza verso le istanze popolari”.

Salvo Palazzolo (La Repubblica)

 

 

 

 

 

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