E’ deprimente non trovare praticamente nessuno che venga con te in una manifestazione in ricordo di tutte le vittime di mafia.
E’ avvilente marciare quasi da solo per ricordare le vittime di mafia.
E’ triste partecipare solo con un amico al corteo che marcia per non dimenticare le vittime di mafia. Quasi che la mafia fosse un problema di un paese straniero; come se colpisse l’Ungheria, non l’Italia! Questo è stato il primo pensiero, una volta giunto in Porta Venezia sabato mattina a Milano.
Una giornata nazionale contro la mafia non dovrebbe mobilitare mezza città? Una giornata nazionale contro la mafia non dovrebbe fare arrivare gente da ogni angolo del paese?
Non è forse la mafia una delle maggiori piaghe di questa bellissima Italia? Non è forse la mafia una delle vergogne di noi cittadini onesti quando andiamo all’estero?
La mafia oggi non è solo in Sicilia, non è solo al sud. La mafia è anche qui, tra i palazzi e le banche di questa città-mercato, tra gli affari e gli interessi di questa grigia metropoli motore d’Italia! Ecco perché oggi, sabato 20 marzo, è giusto marciare qui. Non sempre a Napoli o Bari, non solo a Palermo o Catania. Nel 2010 si cammina a Milano! Perché la mafia è anche qui. La mafia è al potere nel 2010. La mafia ci governa oggi. Quanti mafiosi ci sono in Parlamento? Quanto si sta diffondendo, nell’agire politico e sociale, l’attitudine mafiosa, il marcio da Il Padrino? La mafia in Italia si allarga, non si debella. La mafia in Italia pervade, non si limita. La mafia in Italia fa scuola, non si arresta. La mafia in Italia guida il paese! Non è contro il sistema, ma è il sistema, ne tiene le redini. E come mai con me quella mattina non c’era nessuno? Come mai c’era tanta gente in piazza, ma quasi tutte scolaresche, ragazzi portati dai professori, “obbligati” quindi dalla scuola? Poca era la gente comune. Come mai le vie della città non straripavano di gente onesta, stufa, stanca, corretta, civile, pacifica, unita, sorridente, viva, italiana. Come mai a nessuno frega nulla di questo Paese? E ancora, come mai dal palco parlava solo gente di sinistra? L’elenco delle vittime della mafia, lungo 40 minuti, veniva letto da ragazzi di associazioni e di ONG, da personalità politiche e istituzionali, tutte solo di sinistra. Come mai? Non era una priorità anche per la destra quella di “sconfiggere la mafia”? Dove sono tutti, dove siete politici che ci governate? Io sono qui a ricordare e condannare perché il mio paese diventi migliore, perché si liberi da questo puzzolente e vergognoso marciume, in questo piovoso sabato mattina milanese. E voi dove diavolo siete, voi che, a parole, dite che la mafia è il cancro del paese!!? Voi che riuscite addirittura a guardare con distacco il coraggio e la tenacia di Saviano. Mentre noi siamo qui a piangere i nomi che non ci sono più e a dire “BASTA” a sto schifo di società, in cui i voti si comprano e il potere si acquista, in cui i mafiosi governano e gli onesti subiscono, voi dove cavolo siete!!? La mia Italia è anche vostra! La mia Italia siete voi che la rappresentate!! L’immagine e il futuro del mio Paese sono in mano vostra!!! Trovo gravissimo e inaccettabile che non ci fosse nemmeno un membro del governo di oggi, un ministro, un sottosegretario. Qualcuno. Trovo questa assenza alquanto significativa. Un’assenza che mi disgusta! Tanto più se penso che in quel momento, mentre noi mettevamo i nostri sguardi, i nostri sorrisi, le nostre facce contro la mafia, il Presidente del Consiglio si trovava in un’altra piazza, in un’altra città, a fare tutto il contrario, a sputare su quello che è forse l’unico settore della nostra società ancora pulito e con una vera dignità: la Magistratura. L’anti-mafia per definizione. Noi a Milano, per i magistrati, contro la mafia. Lui a Roma, contro i magistrati, per la mafia. E tra le lacrime di molti presenti e i grandi zaini di ragazzi venuti da lontano, quella sera nemmeno inseriti nei titoli del Tg1 e in ultima posizione al Tg3, pensavo con rammarico a quanto questa Italia sia priva di solidarietà e pervasa da indifferenza. E se non provi solidarietà per l’altro, per chi sta peggio, per chi ha paura, per chi non può parlare, per chi vive male, vive minacciato e vive solo, per l’altra parte del tuo paese, per chi non ha speranza, per chi è sopraffatto o sfruttato, non scenderai mai in piazza. Se sei indifferente al sopruso, all’ingiustizia, alla prevaricazione, al potere autoritario, alla mancanza di libertà, alla cultura della legge della forza e non della forza della legge, all’interesse del bene comune, perché pensi solo al tuo quotidiano, alla tua giornata, al tuo ritorno, non scenderai mai in piazza. Ma se un paese non scende in piazza contro la mafia, non ha futuro, non ha vita, non ha speranza. Se l’Italia non è capace di dire “io, contro la mafia, ci sono”, se non è capace di fare nemmeno questo, se guarda dall’altra parte anche quando si parla di mafia, allora l’Italia è un paese davvero mediocre. Un paese che poi, quando si sveglia, non ha alcun diritto di parlare, di lamentarsi, di soffrire. Non ha diritto di commuoversi di fronte ai morti dei disastri naturali in Sicilia, delle frane in Calabria, dei terremoti all’Aquila. Non ha diritto di esprimere solidarietà solo sull’onda emotiva di tragedie che sono conseguenza evidente di mal governo e di un potere marcio, egoista, abusivo, criminale, corrotto, colluso. Un potere mafioso! Che ride ed esulta per i morti abruzzesi. Se l’Italia si attiva solo il giorno dopo, il giorno della commozione, l’attimo del dolore, e mai nel quotidiano, nella vita che scorre, nell’attimo della civiltà e della morale, l’Italia diventa un paese complice. L’Italia è un paese morto dentro.
Pietro De Luca

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