Oggi ci facciamo portatori della proposta di unione delle tre città colpite dalle stragi nel 1993, idea proposta dal Magistrato Gabriele Chelazzi nel 2000 ed ancora disattesa. Questo sarà il nostro slogan di apertura di tutti i convegni da qui in avvenire perché solo quando le tre città colpite dalle stragi uniranno gli sforzi, solo allora avremmo la chiara e netta certezza che la politica è cresciuta e vuole la verità.Ecco il pezzo dell’intervento di Chelazzi il 25 Maggio del 2002 in Regione Toscana durante il nostro convegno sulla giustizia, mentre richiama il suo intervento in Palazzo Vecchio del 2000:
“Io mi ricordo un paio di anni fa di aver proposto, e lo faccio nuovamente in questa sede, e mi dispiace che il lunedì sia giornata che mette i politici fuori gioco da occasioni di questo genere, ma io due anni fa, non era lunedì per fortuna, nell’ambito di un’iniziativa del Comune, proposi che le amministrazioni comunali di Firenze, Milano, Roma e Palermo, senza la quale ogni e qualsiasi approfondimento, ogni e qualsiasi commemorazione non avrebbe senso, riuscissero a trovare un modo per unificare il modo, la data, lo strumento per solennizzare, da un lato gli avvenimenti, e quindi nuovamente per commemorare, ma dall’altro per far diventare questa scadenza, che sembra quasi un genetliaco, per 364 giorni l’anno non ci interessa, ci interessa solamente il 365°, smettesse di essere una poco raccomandata occasione di incontro cittadina e diventasse qualche cosa di più importante. Con tutto ciò commemorare è importante, perché fa parte di qualche cosa che ciascuno di noi ha al fondo dell’animo; la commemorazione fondamentalmente è un’operazione dei sentimenti, e non c’è dubbio che anche i sentimenti devono entrare in gioco. Se i monumenti ai caduti della guerra di liberazione partigiana non dicessero qualche cosa alle nostre coscienze, ai nostri sentimenti, tanto varrebbe abbatterli. Quando le date, i simboli del passato, le testimonianze del nostro passato cessano di dire qualche cosa a quello che abbiamo nelle nostre coscienze, nelle nostre affettività vuol dire che quei simboli non hanno più attualità, vuol dire che non rappresentano più niente, vuol dire che sono rimasti solamente attuali per gli addetti ai lavori e per i cultori della materia, per gli specialisti”.
Noi oggi non parleremo di “concorso esterno”, lo lasceremo fare al Prof. Costantino Visconti, ma una cosa dobbiamo dirla: i “concorrenti in strage” per l’attentato di via dei Georgofili ci sono stati e molto vicini alla mafia; inoltre il “concorso esterno” lo ha voluto Giovanni Falcone, e a noi basta e avanza, anche perché riteniamo che quella emergenza che ci fu ai tempi di Falcone rispetto alle infiltrazioni mafiose ci sia anche oggi. Come allora, se non più di allora.
In tanti hanno scritto e telefonato che oggi qui non potevano esserci, i motivi tutti validi e tutti da noi accolti, ci mancherebbe altro li conosciamo da tanti anni.
Ma…
Il “concorso esterno in associazione mafiosa” scotta, in troppi ne prendono le distanze e non crediamo affatto sia solo perché per Marcello Dell’Utri la partita è ancora tutta aperta.
Ma proprio perché l’argomento è tosto e allora noi in ricordo di Chelazzi abbiamo chiesto al Prof. Visconti di venirne a parlare qui oggi.
L’idea ce l’ha fatta venire in mente proprio il procuratore Vigna (che oggi peraltro non è qui perché impegnato in un importantissimo convegno altrove, convegno che si tiene ogni anno di questi tempi) quando su di un articolo del “Corriere della Sera” in merito al caso Dell’Utri che imperversava sulla stampa in quelle ore, ha detto: “non ci è riuscito neppure il Prof. Costantino a spiegare il concorso esterno in associazione mafiosa, che ha scritto in proposito 800 pagine”.
Sbagliava il giornale a scrivere il nome: non Costantino, ma Costantino Visconti che oggi molto gentilmente ha accettato di essere qui con noi.
E’ un tecnico rispetto al “concorso esterno in associazione mafiosa”, l’esimio Professore, e vogliamo che lui ne parli; ha curato il testo insieme a nomi importantissimi del Diritto Penale dell’Università di Palermo e anche di Firenze, come il prof. Palazzo che ci ha scritto una lettera dopo il nostro invito e ne avrebbe parlato ai suoi studenti che auspico almeno uno sia qui oggi.
Un magistrato, chiunque fosse, oggi a parlare del “concorso esterno”, sarebbe stato di parte, da una o dall’altra parte della barricata alzata sull’argomento spinoso del “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Quindi dal professore di Diritto penale Costantino Visconti da lui tutti noi compresi cercheremo di capire come stanno le cose.
Senza pregiudizio alcuno.
Ribadiamo però una cosa, noi siamo altamente profani in fatto di processo penale e sul concorso esterno vogliamo capire le buone ragioni di tutti, del diritto soprattutto, quello di ognuno di noi davanti all’accusa di avere un feeling con la mafia stragista.
I concorrenti nelle stragi del 1993, quali Autori delle stragi voglio dire, ci sono, noi ne siamo certi, però per strage non si possono condannare perché la prova penale non sarà forse mai possibile ricostruirla.
Ma, insisto, qualcuno ha concorso in strage, perché ormai la bella favola che tutti hanno cercato di fermare le stragi buttando via il 41 bis per uomini grandi o piccoli di cosa nostra, e che la ragion di Stato sarebbe solo là dove giusto si maneggia il 41 bis, noi non ce la beviamo più.
Noi capiamo benissimo che il salvare politici minacciati dalla mafia e nel maneggiare intorno a questa esigenza sia una cosa molto grave.
Tutti sbagliamo, basterebbe ammetterlo.
Ma le vittime di questi errori siano annoverate fra coloro che vanno ampiamente risarciti di tutti i danni materiali e morali, non arrivare addirittura a negare loro le pensioni quando sono invalidi all’80% della capacità lavorativa come hanno fatto con quattro persone in Italia quali vittime di strage.
Temiamo fortemente che questo non sia tutto, che la figuraccia di uno Stato non sia soltanto qui. Temiamo che vi siano altri errori, non solo quello di suoi ministri che fermano o decretano i 41 bis
in Italia e tentano dissociazioni con nulla da perdere da parte della mafia. Temiamo che questa non sia la “ragion di stato” sulla quale in tanti si sono seduti.
Va da sé che quel “concorso esterno”, di cui a breve sapremmo tutto con i dovuti riguardi per l’amor di Dio, non va in toto buttato alle ortiche.
Non è giornata di altro oggi comunque, che quella di ricordare fortemente il Magistrato Gabriele Chelazzi con quanti lo hanno conosciuto apprezzato e con sua moglie e sua figlia; quello che vogliamo dire ancora è che a Chelazzi noi dobbiamo molto, avevamo la sua stima e questo ci ha aiutato ad andare avanti, per questo vogliamo che sia ricordato sempre e questa del 17 di aprile è solo una occasione in più.
Cerchiamo visibilità in questo 17 aprile, camminando a testa in giù se necessario, ma perché questo fa si che Gabriele Chelazzi non sia mai scordato; non dovrebbero solo intitolargli una via, ma l’intera città di Firenze, insieme a quelle di Milano, Roma e Palermo, perché con forza e con tenacia il Magistrato ha cercato di levare le chiavi di queste città dalle mani della mafia.
Non vogliamo un martire con il nostro ricordo di oggi, 17 Aprile, ma quel riconoscimento che merita Chelazzi e stenta ad arrivare sia pure con una divulgazione a tappeto dei suoi processi, che sono poi anche di altri non meno importanti di lui; quel riconoscimento che stenta ad arrivare perché la politica dei processi di Firenze per le stragi del 1993 ha paura.
Vedete, la magistratura stessa ha spesso detto che loro possono arrivare ad un certo punto e che la politica deve fare il resto.
Abbiamo ben visto tutti cosa ha prodotto la Commissione Parlamentare Antimafia in atto da più di un anno sulle stragi del 1993: un nulla di fatto, come abbiamo sempre temuto.
Stiamo faticando moltissimo a preparare il prossimo 26 Maggio, perché noi vogliamo ancora una volta un anniversario all’insegna della ricerca della verità, e troppe sono le spinte che invece spingono a quella retorica intrisa di presunta legalità che non porta da nessuna parte se non all’affossamento della verità stessa e saremmo quindi costretti alla solita via di mezzo per poter continuare ad avere spazi per esistere con le nostre personalità forti, ce lo diciamo da soli, perché nulla sia dimenticato e tutto sia tentato ,
Un caro saluto a tutti; è caro perché siamo certi chi è qui oggi ha apprezzato fino in fondo Chelazzi e ne ha compreso l’importanza.
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
* Intervento per punti del 17 Aprile 2012, in parte sviluppato e in parte riportato solo ora sul nostro sito, perché in un convegno come quello su Gabriele Chelazzi con molte istituzioni, e magistrati, da noi cercati perché in loro crediamo, non è facile dire tutto quello che si ha in animo per ovvie ragioni di tempo.

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