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Andria c’è e ci sarà


Il 3 Aprile 2014 il Movimento Agende Rosse, fondato da Salvatore Borsellino – fratello del Giudice Paolo -, ha organizzato dinanzi alle Prefetture presenti sull’intero territorio nazionale dei sit – in volti a sollecitare il Ministro degli Interni Angelino Alfano a dotare, in tempi brevi, la scorta del dott. Di Matteo – magistrato della Procura di Palermo impegnato con i colleghi: Francesco Del Bene, Vittorio Teresi e Roberto Tartaglia nel processo sulla c.d. Trattativa Stato Mafia – del dispositivo “Bomb Jammer”.

I cosiddetti “Jammer” vengono utilizzati per neutralizzare o prevenire attentati terroristici o altri crimini condotti attraverso l’utilizzo di ordigni esplosivi radio-controllati a distanza, mediante impulsi radio. 

Anche Andria ha deciso di schierarsi e lo ha fatto con una bella rappresentanza di cittadini, che alle ore 18 del 3 Aprile si sono recati dinnanzi alla Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Barletta Andria Trani per manifestare: da un lato la loro convinta e costante vicinanza al Dott. Di Matteo e dall’altro per unirsi a quanti in tutta Italia chiedono al Ministro degli Interni di non essere indifferente. Tra quella rappresentanza di cittadini c’erano degli studenti del Liceo Scientifico “R. Nuzzi” di Andria che con la loro freschezza, con i loro quesiti hanno reso il sit – in davvero dinamico.

Con i giovani studenti è nato un interessante dibattito incentrato su vari temi: ad esempio ci siamo chiesti cosa significhi realmente la parola legalità, troppo spesso pronunciata in grandi assise e raramente applicata; abbiamo condiviso le diverse esperienze maturare nell’ambito dell’antimafia e tanto altro. Molti di quei ragazzi, con la loro presenza, hanno dimostrato di essere interessati e sensibili alle tristi vicende e alle pesanti minacce rivolte recentemente dal boss corleonese Totò Riina al Dott. Di Matteo, agli altri magistrati del pool e di riflesso agli “angeli custodi” di questi ultimi. A tal proposito, vorrei manifestare pubblicamente la mia sincera vicinanza al Maresciallo Saverio Masi caposcorta del Dott. Di Matteo.

 Il momento aggregativo si è concluso con un incontro davvero significativo: una delegazione di studenti è stata ricevuta dal Prefetto, Dott.ssa Clara Minerva. I ragazzi hanno raccontato la loro esperienza scolastica maturata con riferimento al tema della legalità e della lotta alle mafie; il Prefetto, dal canto suo, ha raccontato aneddoti della propria esperienza professionale. L’ incontro in questione ha rappresentato un autentico momento di integrazione tra un autorevole rappresentante delle istituzioni e degli autorevoli e coraggiosi rappresentanti delle giovani generazioni: due mondi apparentemente lontani si sono incontrati; da un lato la formalità e il rigore peculiare di un palazzo istituzionale, dall’altro la spontaneità e la sana ingenuità tipica del mondo giovanile.

E’ importante specificare che il processo in corso a Palermo, e di converso i magistrati impegnati nello stesso, persegue il difficile obiettivo di stabilire la verità con riferimento ad uno dei periodi più bui della storia recente di questo Paese: quello delle stragi che causarono la morte dei Giudici simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Falcone – Paolo Borsellino, e degli agenti delle loro scorte (Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina, Vincenzo Fabio Li Muli, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro).

Ogni qualvolta in questo bellissimo, e al contempo “dannato” paese, qualcuno si avvicina a verità che devono essere, per “ragioni di Stato”, tenute nascoste viene isolato. D’altronde lo diceva anche lo storico pentito di Mafia, Tommaso Buscetta, durante un interrogatorio: “L’avverto, Giudice Falcone. Dopo quest’interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E’ sempre del parere di interrogarmi?”

Le parole di Buscetta appaiono profetiche, infatti anche oggi dopo 22 anni dalle stragi si ricordano durante cortei, marce della legalità e convegni i magistrati, carabinieri, cittadini uccisi dalla criminalità organizzata, ma purtroppo, in molti casi, ci si guarda bene dall’affrontare il presente e le sue criticità.

I sit – in del 3 aprile hanno cercato di sottrarre dal cono d’ombra dell’indifferenza gli uomini prima, e magistrati poi, che oggi lottano perche le idee tanto care a Chinnici, Falcone, Borsellino, Caponnetto e tanti altri continuino a camminare sulle gambe di altri uomini.

Grazie a tutti.
Giuseppe Leonetti

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