1 settembre 2025. Sono passati 50 anni da quel lunedì 1 settembre 1975, giorno in cui il corpo della diciottenne Cristina Mazzotti, rapita in provincia di Como il 30 giugno, venne trovato nella discarica del Varallino di Galliate, nel novarese. Una vicenda che lasciò sgomenta l’Italia e rivive ancora oggi, nella memoria novarese e con il processo bis in corso al tribunale di Como.
Cristina rivivrà anche domani sera all’82a mostra del cinema di Venezia con il film “Ammazzare stanca – Autobiografia di un assassino”, tratto dal libro del boss Antonio Zagari – pubblicato per la prima volta nel 1992 – e diretto da Antonio Vicari. ‘Ndranghetista trapiantato nel varesotto e attivo tra gli anni ’60 e ’70, fu il primo pentito di quel territorio e le sue dichiarazioni permisero di far scattare l’operazione ‘Isola felice’ nel 1994 e di accertare il ruolo della ‘ndrangheta nel sequestro Mazzotti.
Il film, nel cui cast compaiono anche Vinicio Marchioni e Rocco Papaleo, rientra nella categoria ‘Venezia Spotlight’ e sarà sul grande schermo in sala Giardino domani alle 14.15, alle 21 e mercoledì alle 9. Nella pellicola Zagari – interpretato da Gabriel Montesi – capisce di non essere più tagliato per la vita del mafioso e dell’assassino a arriva a un punto di non ritorno. Fuori dal film, nel 1990 Zagari collaborò con la giustizia e nel 1994 parlò di Cristina. Affermò che il padre Giacomo e il boss Giuseppe Morabito, soprannominato ‘u tiradritto’ (cioè ‘buona mira’, ndr), furono gli ideatori del sequestro Mazzotti. Nel 2006 la sua tesi venne rinforzata: l’impronta di un palmo e altre due digitali, trovate nel 1975, vennero attribuite a Demetrio Latella, 71 anni, pensionato novarese ritenuto affiliato alla ‘ndrangheta.
Anni dopo Fabio Repici, legale della famiglia Mazzotti, presentò un esposto e nel 2022 il caso fu riaperto dopo le indagini col sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Stefano Civardi. Si tornò a raccontare la storia di Cristina: il rapimento a Como mentre rientrava da una festa per la maturità, i mesi passati in una buca a Castelletto Ticino, sempre nel novarese, dove le furono somministrate dosi di tranquillanti così massicce da causarne la morte. Fino al ritrovamento a Galliate. E poi le lettere a papà Elios: “Ho tanta paura, sto male e soffoco. Se non paghi subito mi uccideranno”. La famiglia pagò un miliardo e 50 milioni ma Cristina non la videro più.
La memoria della giovane comasca rivive con eventi nelle scuole, attraverso la targa che Galliate ha messo nel 2021 al Varallino e nella via che le è stata intitolata nel 2023. Ma anche nella richiesta di 3 ergastoli presentata a luglio dal pm Cecilia Vassena per Latella (ritenuto alla guida dell’auto che prelevò la ragazza), Giuseppe Calabrò e Antonio Talia (considerati i carcerieri). Ultimo capitolo di una vicenda in cui la famiglia attende giustizia.
Lorenzo Rotella (La Stampa)

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