Pare che, nel nostro paese, non vi sia rivoluzione più sfacciata e più faticosa che quella contro la corruzione per l’affermazione dell’onestà e dell’autenticità di vita.
Eh già, in un paese dove regna sovrana l’ipocrisia fa scalpore chi non patteggia con la mafia, chi non convive con un sistema corrotto e decide di opporvisi con tutte le proprie forze.
Percamillo Davigo, noto magistrato, che, quando ha deciso di uscire allo scoperto si è guadagnato anche delle belle ‘partacce’ dai suoi amabili colleghi, ha recentemente scritto un libro dal titolo ‘Il sistema della corruzione in Italia’, in cui ha dichiarato che la giustizia nel nostro paese ha fatto passi indietro proprio grazie al fatto che i processi per l’ottenimento di giustizia e verità non vengono ‘aiutati’, ma altresì ostacolati, vengono ostacolate le indagini, vengono ostacolati da chi connive con il sistema. E pertanto, è facile comprendere come il nostro paese sia divenuto un paese dove è chi denuncia ad avere paura e non il delinquente. Tanto, in effetti, il delinquente sa di farla sempre franca. Dai banali procedimenti giudiziari di separazione ai processi di mafia, sono i furbi, i bugiardi, i mentitori seriali, i delinquenti, i bulli, i disonesti a farla franca grazie a un sistema che come avrebbe detto Borsellino si è messo d’accordo con la mafia sul proprio territorio.
Le AGENDE ROSSE, Movimento Culturale Antimafia, create da Salvatore Borsellino, a seguito dell’uccisione del fratello e della strage di via D’ Amelio, e con l’obiettivo di fare luce sulla trattativa Stato-Mafia, così come su molti processi dove le famiglie vittime di attentati della mafia chiedono giustizia e verità, si definiscono ‘la scorta civica’. Trovo questo loro modo di definirsi uno splendido atto di coraggio e nello stesso tempo una meravigliosa dichiarazione di semplicità e umiltà. Le Agende Rosse non si prefigurano come il movimento degli eroi, ma come una libera associazione di gente normale, di cittadini che con la propria vita hanno detto NO, no alla mafia e a una mafia che tutti incontriamo, tutti i giorni, e sotto varie forme.
Ho avuto il piacere di conoscere e intervistare Pino Cassata, responsabile insieme a Rosita Macrì del gruppo delle Agende Rosse, gruppo Peppino Impastato di Milano, noto giornalista ucciso dalla mafia e autentico volto del giornalismo di inchiesta.
Non credo di poter dire altro per trasmettere la bellezza di questo incontro che le parole stesse di Paolo Borsellino dalle quali ho potuto sentire quel ‘fresco profumo’….” La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un Movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Il fresco profumo di chi mette la propria vita al servizio di un ideale, e ha il coraggio di opporsi a quanto non va in questa società e non, può essere cambiato, ma DEVE essere cambiato. I muri di gomma devono crollare, le orecchie si devono sturare, alla mafia non si può porgere la mano.
Pino, durante la nostra amabile chiacchierata itinerante, che si è svolta durante una mostra delle Agende Rosse presso una scuola del milanese dove l’Associazione ha gestito un progetto di educazione alla legalità, mi ha detto una cosa che mi ha fatto incredibilmente riflettere. Sapete quei pugni nello stomaco che senti quando ti viene detta una cosa che in parte già sai, ma in quel momento ne divieni consapevole?
Ebbene, Pino mi ha detto: ‘’ Non dobbiamo mai dimenticarci che la mafia può sedere vicino a noi, che viene a scuola dove andiamo noi, lavora dove lavoriamo noi’’.
Eh già, non è che la mafia sia altro da noi, che vada in scuole separate o in aziende separate a lavorare. Il mio vicino di banco può appartenere a una famiglia mafiosa, io posso lavorare per un mafioso e non saperlo, e tutto ciò non dovrebbe stupirci poi tanto, visto che il nostro vecchio presidente del Consiglio aveva legami chiari e netti con il boss mafioso Marcello Dell’Utri e nei banchi del parlamento abbiamo a tutt’oggi condannati e conniventi di mafia.
Eppure, sembra che l’italiano medio a queste cose sia assuefatto e che le battaglie delle Agende Rosse e dei cittadini che in esse si ritrovano debbano per forza essere considerate delle battaglie eroiche in luogo di normali. Forse perché il mettere su un piedistallo chi combatte la mafia, la corruzione, la inadeguatezza istituzionale, ci aiuta a deresponsabilizzare il cittadino comune che così non si sente chiamato alla materia degli eroi.
Nulla di più sbagliato, nulla che faccia di più il gioco della mafia che sapere di avere una massa di cittadini ignoranti che sono convinti che combattere la mafia sia questione di altri, di pochi eroi, di poche persone che sono state chiamate a una missione speciale. Nessuno discute sulla esistenza di Eroi autentici che nella storia e oggi abbiano un ruolo particolare in questa battaglia, ma è anche vero che cittadini svegli e onesti sono appunto la scorta civica di queste persone, sono i normali che tutti i giorni dovrebbero opporsi, denunciare, controllare, non tacere, spingere verso un normale rifiuto di taluni atteggiamenti sociali, culturali, istituzionali. Perché la mafia è presente anche nelle istituzioni!
E non ci vuole tanto sapete? Il sindaco di Licata, Angelo Cambiano, che si è messo a combattere la costruzione abusiva delle case nel suo comune che camminavano sulla spiaggia e pensate, nessun politico che lo ha preceduto se ne era accorto – incredibile a Licata le aziende optometriche farebbero un business- è finito sotto scorta e è stato abbandonato da tutti, da tutti coloro che avrebbero dovuto sostenerlo e aiutarlo, non perché è un eroe, ma perché è normale!!!
Il sindaco di Solbiate Olona, Luigi Melis, che all’apertura del suo incarico, vanta la medaglia d’onore di avere denunciato un’assistente sociale per ruberie all’interno del Comune – assistente sociale che poi è stata condannata- ha messo sotto il torchio il suo comune, per riportarlo a maglie di onestà e ci ha guadagnato che, qualche anno fa, cercassero di incendiare la sua auto.
Come vedete, tutti siamo AGENDE ROSSE se ci prendiamo la briga di non accettare come vanno le cose e ribellarci, di non subire quanto non può essere subito.
Mi piacerebbe che i vari politici che vedo tanto animarsi sul nostro territorio per dibattiti antimafia, invitassero le AGENDE ROSSE per progetti concreti nelle scuole dove si parla ai ragazzi di mafia e legalità, perché la legalità è una scelta che parte dalla famiglia e la mentalità omertosa è una scelta a cui tutti noi cittadini siamo chiamati a dire no.
Perciò cari politici di Busto Arsizio, le Agende Rosse le invitiamo a Busto oppure no?
….continua…
Nella foto: un disegno di uno dei ragazzi della mostra di Cuggiono, che rappresenta la partita che tutti i giorni giochiamo e dove siamo noi a decidere se giocare per la mafia o contro di lei
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