Il mistero dell’agenda rossa, a sedici anni dalla morte di Borsellino e dei cinque agenti di scorta, appare dunque più impenetrabile che mai. I due magistrati di Caltanissetta, infatti, giudicano le motivazioni del gup ‘’contraddittorie, manifestamente illogiche, con un travisamento della prova’’. E l’unica possibilità di scavare sui retroscena della sparizione di quell’agenda, definita da Marco Travaglio la ‘’scatola nera’’ della Seconda Repubblica, resta ora appesa al filo di un ricorso alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se sollevare quella ‘’pietra tombale’’, ordinando di processare l’imputato Arcangioli.
‘’Di sicuro non vi è certezza sull’identificazione del soggetto cui fu consegnata la borsa del dottor Borsellino una volta prelevata dalla macchina blindata – scrivono Di Natale e Liguori – ma non può essere messo in discussione che, dopo un margine di tempo presumibilmente breve, la borsa ricompare nelle mani dell’imputato mentre si dirige in via Autonomia Siciliana‘’.
Quel che accadde quel pomeriggio attorno alla blindata annerita dalle fiamme non è chiaro: le testimonianze restano contraddittorie, i ricordi confusi: ‘’ma si tratta di vuoti – scrivono i pm – che meritavano un approfondimento dibattimentale che attraverso confronti o ricognizioni personali potevano essere colmati’’. Per questo motivo, i magistrati della procura nissena concludono il loro ricorso, affermando che ‘’il procedimento in oggetto può anzi definirsi un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale’’. Il caso, insomma, è ancora aperto. Mentre Palermo si mobilita per commemorare Paolo Borsellino e i poliziotti morti con lui nell’esplosione di via D’Amelio, la parola passa alla Suprema Corte.
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza*
*Autori de L’agenda rossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere)
19 luglio 2008 – 16 anni dopo
in http://www.chiarelettere.it/

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