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A Salvatore

 
altDopo l’incontro che Salvatore ha tenuto lo scorso 18 novembre presso l’aula magna dell’oratorio San Luigi di Concorezzo (Mi) con tutte le classi terze della Scuola media della città, i ragazzi hanno deciso di mettere nero su bianco le proprie emozioni e le considerazioni che Salvatore ha suscitato in loro.


Qui di seguito vogliamo riportare il pensiero di questi ragazzi, non più che tredicenni, che per la prima volta si affacciano al fenomeno “mafia” e alla storia del giudice Paolo Borsellino. Sono parole semplici, spontanee, ma che dimostrano quanto la voce di Salvatore abbia fatto breccia nel loro animo in modo vero e sincero.



Clarissa Cardullo
Valentina Grazi
Tommaso Sala
Emanuele Maggioni
Valentina Paganelli
Daniele Sposito
Silvia Roncari
Beatrice Dossi
Erika Castoldi
Elisa Gaviraghi
Angelo Rizzo
Federico Scarfò
Martina Villa
Daniele Fedeli
Ilaria Pandolfi
Alessia Paudice
Chiara Quarena
Emanuela Lepanto

Manuel Pistoia
Bryan Leon Gamboa
Kathleen Cattoi


Quel giorno mille domande assillavano la mia mente. Domande futili e intelligenti, critiche e piene di sentimenti. Ma ce n’era una che più di tutte incideva sulla altre. Perché? Perché aveva deciso di usare il suo tempo per parlare a dei ragazzi della nostra età? Perché non usufruiva di queste due ore per sporgere denuncia a persone con cariche più autorevoli?

Arrivati lì, la prima cosa a catturare la mia attenzione era la sua presenza, l’enorme somiglianza al fratello. Ci sedemmo e iniziò a parlare. Le sue prime parole ci fecero capire da subito che non aveva molta esperienza con dei ragazzi e che quindi non sapeva con precisione che cosa avrebbe deciso di raccontare e soprattutto con quale criterio. Iniziò quindi dalle caratteristiche di base della mafia. Questa è un’organizzazione criminale che opera in diversi settori e territori dell’Italia. Man mano che il suo discorso entrava nei dettagli personali, la sua voce si faceva più bassa e tentennante, come se non sapesse fino a che punto spingersi con le notizie, ma nonostante tutto lui continuava a parlare. Si era rivolto a noi per una ragione semplicissima: la nostra età. Egli infatti nutre molta speranza e fiducia nei giovani, perché sono il futuro. Il futuro è quindi nelle nostre mani, e di conseguenza tocca a noi dire NO. NO alla mafia, NO alla sua violenza… Lui è un uomo solo e come tale non riuscirà mai a sconfiggere questo organismo, ma insieme, se tutti lottiamo con coraggio diffondendo la nostra voce, la voce dei giovani, la mafia cesserà di esistere.

Ma c’è anche un altro motivo per cui si è rivolto a noi: siamo ancora dei “bambini” e non conosciamo la vita dura, la vita piena di sofferenze e soprattutto ricca di tentazioni. Salvatore ha insistito molto su questo punto, perché la mafia è tra di noi. Nelle discoteche, nei centri commerciali, o semplicemente nelle scuole dove droga e bullismo sono all’ordine del giorno. Ebbene, se entriamo a far parte di queste organizzazioni, se compriamo della droga, contribuiamo a diffondere le criminalità. La mafia ormai è consapevole del potere del popolo; basta pensare alle numerosissime rivolte e manifestazioni che esso ha provocato con la morte di Paolo. Agisce di conseguenza, strategicamente, evitando l’esposizione dei propri componenti e servendosi di noi! La mafia non uccide più, per evitare la reazione della popolazione, ma compie azioni ben più gravi togliendo le cause ai magistrati e impedendo le indagini. Quando Salvatore iniziò a parlare dei suoi affetti e delle vicende personali, nella sala calò un silenzio di tomba. Pensare che lui, un uomo che racconta la sua storia milioni di volte all’anno e che si apriva domande e a critiche, potesse commuoversi per l’ennesima volta, lo rendeva uno di noi, perché prima di essere il fratello di Paolo Borsellino, lui era un uomo, un uomo sensibile, fragile e con le sue debolezze. Rompeva perciò tutte le barriere che lo classificavano come un personaggio forte e deciso.

In modo particolare mi ha commosso quando ha iniziato a parlare della strage di Via D’Amelio. Non solo aveva perso un fratello, ma per pochi centimetri neanche la madre si sarebbe salvata. Decise di non raccontare quando era giunto sul luogo della strage le sensazioni provate riconoscendo il corpo di Paolo, ma forse la cosa più toccante è stata la negazione della madre. Ella infatti, a seguito dell’esplosione, si era recata subito sulla strada per accertarsi delle condizioni del figlio ma, come dice Salvatore, il suo cervello “le aveva chiuso gli occhi” per non farla soffrire ancora di più, eliminando l’immagine di quel povero figlio. Insieme a Paolo quel giorno morirono gli uomini della scorta quali: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina, Walter Cosina. Spesso a questi si dà poca importanza, ma ricordarli è giusto sia nei confronti della famiglia che dell’Italia stessa. Concludo dicendo GRAZIE. Grazie di aver dedicato il tuo prezioso tempo a noi semplici ragazzi, Salvatore. Se continueremo a lottare contro la mafia, prima o poi il nostro messaggio arriverà alle orecchie di tutti.

Clarissa Cardullo


Era da mesi che ci preparavamo a questo incontro. Film, ore di lezione, libri… Ormai eravamo convinti di conoscere tutto di Paolo Borsellino. Il 18 novembre, poi, ha avuto luogo l’incontro con Salvatore Borsellino, incontro durante il quale ci siamo resi conto che conoscere data di morte, numero di mafiosi da lui condannati, età, nomi dei figli… non è conoscere chi fosse veramente Paolo.

Suo fratello ha parlato per più di un’ora senza interruzioni, facendoci scoprire man mano lati della vita del magistrato che non conoscevamo, sfaccettature del suo carattere che nessun libro o fiction avrebbe mai potuto mostrarci. Tutto il discorso era improntato sul personale, le piccole vicende che Salvatore ci raccontava rendevano la sua testimonianza ancora più precisa e unica. Ci ha raccontato del suo senso di colpa per aver lasciato Palermo mentre suo fratello sceglieva di lavorarci, ci ha parlato di come la mafia non è una realtà lontana da noi, si è commosso parlando della loro madre che non aveva subito riconosciuto il corpo senza vita del fratello.

Salvatore spiega che, dalla prima volta che ha tenuto un discorso davanti ad un pubblico ad oggi, Paolo gli è sempre stato accanto, suggerendogli le parole giuste ed aiutandolo. E sembrava proprio che a parlare fossero in due tante sono state le parole che ha detto. Leggere la lettera che le classi terze hanno scritto per Paolo ora mi sembra un atto superficiale a confronto di quello che abbiamo ascoltato dopo, quasi un ulteriore segno della presunzione che abbiamo avuto a credere di “conoscere Paolo” e scrivergli tante belle lodi quando non possiamo capire fino in fondo i suoi sacrifici. Mi sono riseduta sulla mia sedia dopo aver letto quello che avevo scritto nella lettera e mentre ascoltavo le parole di Salvatore mi rendevo conto che quello che avevo detto era imperfetto. Avevo scritto di essermi “meravigliata e stupita” conoscendo la storia di Paolo, ma ora vorrei correggere con un “commossa”, perché è questo quello che si dovrebbe fare sapendo che un uomo è morto inseguendo il sogno di giustizia e verità, morto e ucciso da tutte le persone che lo hanno abbandonato perché estremamente scomodo.

L’incontro è stato lungo ma appassionante, il silenzio è stato totale e l’attenzione era rivolta esclusivamente a Salvatore; questo perché è stato un incontro autentico, non una relazione sulla mafia o un incontro con qualche personaggio intenzionato a pubblicizzare il proprio libro, ma il racconto emozionato di un fratello che dopo anni che parla davanti ad un pubblico di Paolo, ancora si commuove e piange.

Valentina Grazi


Nel corso della sua vita professionale di magistrato, Paolo ha “seminato” molte frasi significative che inquadrano molto bene il modo in cui pensava ed interpretava il suo mestiere, per questo ho deciso di utilizzare queste sue “massime” come dei punti, una traccia sulla quale scrivere un commento relativo anche a quanto detto da suo fratello Salvatore durante l’incontro. “Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. In questa frase Paolo ci fa capire che la mafia di per sè non è un’organizzazione criminale, o almeno, non sono i mafiosi veri e propri a renderla tale: l’omertà della gente che le sta intorno e il tipo di educazione filo-mafiosa di cui certi giovani sono vittime sono la sua vera forza. Oltre la voglia di riscattarsi dopo essersene andato via da Palermo, Salvatore continua a portare il messaggio del fratello di paese in paese parlando a noi giovani per suscitare indignazione e per farci comprendere che voltare la testa dall’altra parte non è mai la soluzione migliore.

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. Era questo il sogno di Paolo, poter cambiare Palermo. Anche a Salvatore Palermo non piaceva, se ne andò per amore “del fresco profumo di libertà” e per odio nei confronti del “puzzo del compromesso morale”, ma adesso dopo la morte del fratello, uno dei tanti pezzi in cui Paolo è stato diviso è entrato anche in lui, oltre che aver mosso la coscienza di tanti, anche all’estero. E così Salvatore, che ancora oggi si commuove per te, attraverso un sito web ed incontri nelle scuole come quello a cui anche noi abbiamo assistito, continua a muovere le nostre coscienze.

Anche i mafiosi, dopo la morte di Paolo Borsellino, hanno capito che un così brutale assassinio non fa che muovere dentro al cuore di ognuno di noi indignazione e così hanno cambiato metodo, togliendo il lavoro a magistrati e poliziotti. Il tuo spirito, Paolo, il tuo profumo persiste ancora oggi nell’aria e le tue idee di lotta contro la mafia sono sempre più come tu avresti voluto parte di “un movimento culturale e morale che coinvolga tutti”, sì, tutti, perché la mafia ormai non è più qualcosa di lontano, ma, anche qui al nord, anche se in maniera più subdola, ci colpisce nel quotidiano e fa sì che, pur non volendo, la alimentiamo comprando i prodotti all’interno dei supermercati, frequentando pub e discoteche gestiti da mafiosi.

Grazie a te e tuo fratello, quello che in questa frase hai detto: “Sono ottimista perché vedo che verso la mafia i giovani hanno oggi un’attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni” sta sempre più diventando realtà di giorno in giorno. Questa frase  ha però suscitato in tuo fratello un grave senso di colpa: egli infatti sentendoti dire che fino ai quarant’anni sei stato colpevole di indifferenza non può fare a meno di rattristarsi per essere stato durante le maggior parte dei suoi anni “indifferente”, anche noi però cosa dovremmo dire  che abbiamo sempre passivamente sentito solo parlare della mafia senza sapere che anche nel nostro quotidiano noi stessi la alimentiamo?

Tommaso Sala


Per sapere, niente è meglio della testimonianza di Salvatore. Innanzitutto, è da sottolineare l’umiltà dei fratelli Borsellino, che non vogliono apparire gloriosi e non vogliono acquistare fama. Tutto questo è riassunto nella frase di Paolo citata all’inizio da Salvatore: “Io non sono un eroe, sono una persona normale”. E’ difficile, per Salvatore, parlare di un fratello ucciso, anche se l’ha già fatto molte volte, eppure Salvatore entra in dettagli personali. Uno dei primi è quando dice che si è trasferito al nord, lasciando Paolo in Sicilia. E’ comprensibile, io penso, che Salvatore si sia trasferito al nord per costruire una propria vita lontana dal problema della mafia. Come Paolo, lui non ha paura del male che possono creargli fisicamente perché entrambi credono nella continuità degli ideali della giustizia. Salvatore ribadisce che l’ingiustizia non deve provocare la vendetta; la vendetta rende la gente come la mafia.

Salvatore conosce molto della mafia. Con uno sguardo che irradia verità, esprime il suo pensiero anche sull’informazione: lo strumento della comunicazione è un vero potere che passa attraverso giornali e telegiornali che filtrano le vicende in modo non sempre trasparente perché non vogliono far sapere troppo di quanto succede nelle stanze del potere. Salvatore ci mette in guardia dal mondo del commercio nero, delle discoteche e del denaro sporco. Esprime disgusto verso lo spaccio di droga, sembra volerci salvare dalle discoteche abusive ricche di spaccio.

Paolo, ricorda il fratello , è rimasto solo a combattere perché i suoi amici sono stati uccisi, ma l’aiuto morale della scorta e della famiglia lo ha convinto a continuare. Molto toccante è stato l’episodio che testimonia davanti alla casa di sua mamma in via D’Amelio una ragazza dodicenne che continuava a salutare rivolta a lui e a Rita. Salvatore perplesso decide di andare a chiederle spiegazioni: è una ragazza del Trentino scesa appunto per parlare con lui. Questo ricordo gli riscalda il cuore ancora adesso. Questa ragazza ora si è laureata, è diventata magistrato sull’esempio di Paolo.

Ricorderò questo momento perché dentro di me è cresciuto un sentimento di ammirazione non solo verso Paolo, ma, sentendo il racconto di Salvatore quasi in lacrime, anche delle persone che sono state vicine al fratello, i giovani della sua valorosa scorta. Quali erano i loro nomi? Nessuno li ricorda perché in genere i tanti articoli sono intitolati: “Muore Paolo Borsellino con la scorta”, “Il colpo della mafia: morte di Borsellino e della sua scorta”, “Un’enorme quantità di tritolo uccide Borsellino e la scorta in una terribile esplosione”. A questo punto Salvatore parla della madre che accoglie le madri di Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Agostino Catalano, Claudio Traina e Walter Cosina. Bacia loro la mano in un gesto umile e nobile.

Sono ormai in uno stato di totale attenzione; il mio cuore straripa di emozioni, è stracarico quando ascolto che la madre di Paolo fa piantare un ulivo, simbolo della pace. Grazie alle iniziali dei ragazzi uccisi in via D’Amelio, sono incise sopra la pianta le parole W PACE. La W è formata dalla V di Vincenzo e dalla W di Walter. La parola PACE è formata dalla prima lettera dei nomi Paolo, Agostino, Claudio ed Emanuela. Tutti sono commossi: si prova emozione, rabbia, rispetto e una punta di felicità, non la felicità perchè è morto Paolo, ma perchè questa testimonianza fa crescere l’anima.

Essenziale e ricco di spunti personali, questo incontro è vero, non filtrato. Grazie Salvatore, mi sembra il minimo firmare un’agenda rossa per te, mentre tu hai firmato il tuo nome nel mio cuore. Grazie ancora, grazie di aver parlato di te e di tuo fratello.

Grazie Salvatore e grazie Paolo.

Emanuele Maggioni


Ciao Paolo!
Da poco ho conosciuto tuo fratello e parte della tua vita. Durante quell’incontro ho avuto varie emozioni. Ogni volta che tuo fratello diceva una parola, frase, commento, mi saltavano alla testa mille pensieri, mille domande. Mi sono sorpresa o meglio stupita su come reagisce tuo fratello, sui suoi momenti di commozione dopo tanti incontri. Quando parla di te, della tua famiglia, della tua vita di padre, marito e magistrato, ma soprattutto sulla cosa che credo basilare, di un uomo. Un uomo che è morto di giustizia. Una giustizia per cui un uomo come Andreotti, che per anni è stato primo ministro e che rappresentava il simbolo dello Stato italiano, viene accusato di essere referente di Cosa Nostra (in seguito assolto).

Qualcuno, non ricordo chi, fece un’affermazione riguardo la mafia che in un primo momento poteva apparire semplicistica e beffarda, ma probabilmente conteneva un fondamento inquietante di verità: “la mafia non esiste”. Io sono una cittadina come altri e cos’altro possiamo pensare se non che effettivamente la mafia non esista o che quanto meno ne facciamo lo stesso parte integrante in qualità di elettori ottusi? Ministri (i cosiddetti “onorevoli”) e segretari di partiti che intascano tangenti, tutti consapevolmente o inconsapevolmente parte di un sistema basato sulle raccomandazioni, sull’omertà e sulle evasioni fiscali.

Paolo, ci sono innumerevoli libri che illustrano la storia della mafia, dei suoi tanti delitti, le stragi, la sua strutturazione. Ma si tratta proprio di storia di mafia o piuttosto di storia di comuni cittadini cresciuti in una società dove i valori erano e sono totalmente distorti? La verità è che la storia della mafia italiana non è altro che la storia della nostra stessa società, edificata sulla prevaricazione e lo sfruttamento dei potenti nei confronti dei poveri. Devo ringraziarti se oggi so queste cose. Ringrazio anche gli altri tuoi colleghi. Siete stati dei martiri di giustizia. Nel 21° secolo non dovrebbe esserci più posto per la mafia.

Valentina Paganelli


Salvatore Borsellino… Non avevo idea di chi fosse, me lo sono immaginato in molti modi, ma, appena entrai in quella sala, lo riconobbi subito. Ero affascinato da quella figura forse perché lo vedevo come fratello di un eroe. Ascoltavo le sue parole con attenzione, con ammirazione per quello che faceva e diceva. Anche se molte cose erano state già dette a scuola dalla professoressa, dette da lui avevano un altro suono. Nel suo parlare si coglieva commozione, dispiacere e anche una virgola di rancore, rabbia, oppure disprezzo per la mafia. Le sue erano parole cariche di emozione, di qualcuno che ha toccato con mano il peso della mafia.

Ci ha detto che la mafia non è solo al sud, ma in tutta Italia, anche al nord. Ma non agisce più uccidendo perché accrescerebbe ancora più rabbia, più sdegno. Adesso la mafia agisce in silenzio, la mafia è nei supermercati, nelle discoteche, nello spaccio di droga, è dentro la politica, è dappertutto! Più lo sentivo parlare più ero indignato di vivere in un paese così. Mi ha trasmesso molto quando ha parlato di Paolo, dei suoi ideali, di come è venuto a sapere della sua morte. Mentre Salvatore parlava di Paolo, di sua mamma, e di quei poveri ragazzi della scorta che sono morti per Paolo, sentivo che in lui stava crescendo qualcosa che sarebbe esploso. Non era rabbia, no. Era tristezza, era un’emozione che non saprei definire.

Salvatore si sentiva in colpa per essere andato via da Palermo, via dalla realtà in cui viveva. Io credo che Salvatore ora dovrebbe sentirsi orgoglioso di andare a parlare ai ragazzi, alla gente. Dovrebbe sentirsi orgogolioso del lavoro che sta svolgendo, di quello che trasmette. Lui ha la forza di ricordare ogni volta fatti che lo hanno sconvolto. Io lo ammiro per questo, per la forza e il carisma che ha, perché non parla solo di suo fratello, ma ricorda i nomi di quei ragazzi che morirono in quell’esplosione.

Salvatore, sei una grande persona, come Paolo, e penso che mi hai dato tanto. Mi hai aperto gli occhi su una realtà che conoscevo, ma non consideravo. Salvatore, stai continuando quello che Paolo, Falcone e il pool antimafia hanno incominciato. Stai lottando contro la mafia rivelandola ai ragazzi. E, finchè esisteranno persone come te, come voi, la mafia non prenderà mai il sopravvento. Mi hai insegnato molto più di quello che avrei potuto imparare a scuola e soprattutto mi hai trasmesso molto e per questo vorrei concludere con un grazie. Grazie Salvatore. Grazie Paolo.

Daniele Sposito


Tutto cominciò quando la professoressa ci ha detto che il 18 novembre sarebbe venuto a parlare e ad esporre le idee e la vita di Paolo suo fratello Salvatore Borsellino. Personalmente mi ha molto colpito la partecipazione e il silenzio di tutti noi ad ascoltare quello che leggevano i nostri compagni e la voce di Salvatore che risuonava nell’aula. Era come se Salvatore fosse il pastore e noi tante pecorelle che avevamo tutti gli occhi puntati su di lui.

Salvatore ha ripetuto più volte che la mafia di per sè non è pericolosa, ma tutta la rete che si è creata attorno è una vera e propria mina, perché ha collusi ovunque, cioè a partire da un semplice contadino fino ad arrivare a servitori dello stato ed è per questo che non si riesce a soffocarla.

Salvatore ha raccontato del momento in cui ha saputo della strage e anche quando ha raggiunto i familiari a Palermo. Mi ha colpito quando ha spiegato della madre che nel scendere le scale piene di vetri senza ciabatte non si è ferita e uscendo dal palazzo non ha visto il tronco di Paolo tutto annerito dall’esplosione e anche quando la figlia Lucia ha voluto vedere il corpo di suo padre e con un fazzoletto gli ha pulito il viso e ha visto un sorriso che attraversava il corpo straziato. Bisogna anche stimare la scorta che ha accompagnato Paolo fino al momento della morte, infatti la madre ha ringraziato i famigliari.

Devo dire che questo incontro è stato molto istruttivo e anche commovente perché in alcune parti del discorso di Salvatore lui si è commosso e il mio cuore sentiva dei vuoti terribili legati al dolore.

Ciao Paolo!!!

Silvia Roncari


Mafia. Di questo Salvatore Borsellino ci ha parlato, della mafia e dei suoi maggiori nemici: Paolo Borsellino, suo fratello, e Giovanni Falcone, due importanti personaggi che hanno fatto la storia della magistratura. Salvatore, quando ha parlato di queste cose, sembrava non ci credesse nemmeno lui, cioè non credeva che suo fratello avesse inciso così tanto. La voce gli tremava, si vedeva che tratteneva a stento le lacrime, come del resto anche alcuni di noi. Io penso che non si poteva capire il dolore che Salvatore provava in quel momento, ce lo potevamo e ce lo possiamo solo immaginare.

Salvatore ci ha descritto come Paolo faceva affidamento sui giovani, puntava tutto su di noi, perché con i mezzi che abbiamo e anche l’aiuto del governo possiamo porre fine a questa associazione criminale, che opera in tutti i settori e si estende a tutta l’Italia. Salvatore mentre parlava mi trasmetteva una certa rabbia, soprattutto quando ha parlato degli uomini e la donna della scorta, che non vengono mai menzionati quando si parla della morte di Paolo.

Sentendo queste parole, i gesti , la sua voce che dice di seguire l’esempio di Paolo, di non girare la testa dall’altra parte, ma di osservare e combattere contro quello che ci sta intorno e ci minaccia, mi sento davvero sola: come si può vivere in un mondo così? Questo incontro è servito molto, ho capito meglio la situazione e mi ha sensibilizzata più di quanto non lo sia già. Con questo tema voglio manifestare il mio odio per la mafia. Se combatteremo insieme riusciremo a batterla.

Beatrice Dossi


Io ero più che onorata di ospitare qui a Concorezzo il fratello di una persona che per me era un eroe, anche se tutte le cose giuste che faceva, facevano parte del suo lavoro. Io personalmente stimo Paolo perchè, come dice in una sua frase, ha imparato ad amare Palermo anche se non gli piaceva perché voleva cambiarla combattendo, quando invece poteva fare come suo fratello e andarsene. Io non lo ritengo uno sbaglio ma solo una scelta perché anch’io non avrei avuto il coraggio di restare a Palermo come ha fatto Paolo.

Salvatore, mentre ci raccontava tutte queste cose sulla vita di Paolo sia nel campo del lavoro sia in quello famigliare, si commuoveva e si capiva quanto era legato al fratello. Questo incontro mi è piaciuto molto, ma mi dispiace che, nonostante tutti gli sforzi che ha fatto Paolo in Sicilia, esista ancora la mafia. Secondo me il termine giusto per questo orribile movimento di criminalità è quello che le aveva dato Peppino Impastato: “La mafia è una montagna di merda!”

Erika Castoldi


Sono scappato dalla Sicilia al contrario di mio fratello“. Questa frase di Salvatore mi ha fatto riflettere e capire che gli ostacoli non bisogna evitarli ma affrontarli. Anche se un problema è doloroso e fa male non bisogna scappare. E’ difficile fare tutto questo, però, per sconfiggere la mafia che è uno stato nello stato, molte persone tra cui Paolo ce l’hanno fatta. Le due stragi fanno rabbrividire se si pensa che molti uomini sono morti per difendere la giustizia; è una follia!

Salvatore ha parlato dei ragazzi della scorta. I nomi di questi ragazzi non vengono mai nominati, ma mettendo in fila le iniziali viene fuori W PACE. Secondo me non è un caso, perché questi ragazzi hanno donato la vita per questa parola che è composta da sole quattro lettere ma racchiude infiniti pensieri. Salvatore non ci ha voluto raccontare tutto della strage di suo fratello: non ci ha voluto raccontare come erano ridotti i corpi di quegli innocenti e di Paolo. Mentre diceva queste parole si è commosso e ha fatto vedere l’immagine di Paolo. Tutti hanno applaudito, non ad un eroe ma ad un uomo che credeva nelle azioni che stava compiendo.

Io, se ero al posto di Salvatore, non sarei riuscita a parlare così come ha fatto lui.

Elisa Gaviraghi


Il giorno 18 novembre c’è stato l’incontro con Salvatore Borsellino. A primo impatto, appena l’ho visto e quando ha cominciato il discorso, nella mia mente ho pensato se era vero che ci trovavamo di fronte ad una persona che, quando era piccola, ha vissuto al fianco di un uomo che sarebbe diventato un eroe e che avrebbe combattuto fino alla fine per sconfiggere la mafia mettendo a rischio la propria vita.

Salvatore ci dice che Paolo era un gran lavoratore, che non trovava mai il tempo da dedicare ai figli, infatti, prima di morire, sapendo che la sua morte era vicina, smette di fare le coccole ai figli così che quando non ci sarà più non le rimpiangeranno. La cosa di tutto l’incontro che mi ha colpito di più è quando ha raccontato degli ultimi istanti prima della strage di Via D’Amelio, quando Paolo ha citofonato e la madre si trovava sul divano del salotto e per rispondere al citofono si è spostata verso la cucina salvandosi così dalla terribile esplosione che ha invaso tutto il salotto.

Io ringrazio Salvatore di questo toccante incontro e per il fatto che ho potuto conoscere una persona di questo tipo.

Angelo Rizzo


Salvatore dice che quello che non ha potuto fare prima lo fa adesso, portando avanti in qualche modo il percorso non finito di Paolo. Lui parla a noi giovani perchè gli unici che possono in futuro far svanire la mafia siamo noi. Parla anche di come Paolo sapeva che dopo Giovanni Falcone toccava a lui. Paolo diceva che potevano uccidere lui, ma non le sue idee e che era bello morire per ciò in cui si crede. Molte volte salvatore si emozionava e quasi piangeva nonostante è molti anni che parla alla gente.

Racconta anche della madre che è passata di fianco a Paolo e non l’ha visto: il suo cervello non gliel’aveva fatto vedere. Un’altra cosa che ci ha detto riguarda la figlia più grande di Paolo, Lucia, che è subito andata in via D’Amelio appena appreso del fatto e ha pulito il volto del padre con un fazzoletto. Ha visto che gli sorrideva e dopo due giorni fece un esame e lo passò.

Federico Scarfò


Quando Salvatore ha cominciato a parlare io ero affascinata da tutto quello che diceva. Lui ha parlato di suo fratello che, secondo me, è stato un eroe. Tutti noi pensiamo che la mafia sia una cosa lontana, ma ci sbagliamo perché è la mafia è una piovra che si attacca da qualche parte e si diffonde subito in tutti gli altri spazi liberi che trova.

Mi ha colpita una frase detta da Paolo: “Chi ha paura muore ogni giorno e chi ha coraggio muore una sola volta”. Falcone e Paolo sapevano i loro rischi, ma hanno continuato lo stesso, per questo li ammiro! Salvatore ha parlato molto di suo fratello. C’è stato un punto in cui ha alzato la foto di suo fratello e si è commosso.

E’ stato molto bello parlare con Borsellino, tutti e due, ed è stato interessante ascoltare e conservare le sue parole e i suoi discorsi. Grazie!

Martina Villa


Salvatore ci ha spiegato che lui ha scelto una vita completamente diversa da suo fratello. Se ne è andato da Palermo perché non avrebbe trovato facilmente lavoro e voleva un’educazione diversa per i suoi figli. Adesso sente che il suo dovere è quello di raccontare cose sulla vita di Paolo e di parlare ai ragazzi contro la mafia. La madre di Salvatore ha fatto portare un ulivo da Gerusalemme e lo ha piantato in via D’Amelio dopo la morte di Paolo. Ha inciso sull’ulivo la parola “pace” fatta dalle iniziali dei nomi dei ragazzi della scorta.

Una delle parti che mi ha colpito di più del discorso di Salvatore è stato il momento delle domande, quando gli hanno chiesto come ha saputo della morte di suo fratello. Ha raccontato che ha visto la notizia alla tv, ma non si sapeva chi fossero le vittime. Allora è corso a chiedere se poteva andare a Palermo, ma nessun aereo era disponibile. Ha raccontato che sua madre si è salvata perché non era vicina alla finestra. Prima che si commuovesse, Salvatore ha detto che, secondo lui, mentre sua madre scendeva dalle scale, Paolo era lì ad accompagnarla.

Daniele Fedeli


Questo incontro mi ha molto emozionato. Mi ha colpito molto quando Salvatore ha parlato della figlia di Paolo Borsellino raccontando che, quando è andata a pulirgli la faccia, le sembrò che suo padre avesse il sorriso stampato in volto. Ho ascoltato attentamente e ho capito che le parole che venivano dalla sua bocca arrivavano direttamente dal cuore. Sentivo anche che lì vicino a Salvatore c’era Paolo che lo aiutava ad andare avanti a parlare.

Vorrei imparare molto di più sulla mafia e vorrei risentire il discorso fatto da Salvatore perché scatena in me una grande emozione. Grazie a Salvatore ho capito cosa significa avere un fratello come Paolo e ho anche capito che è difficile vivere sapendo che nella propria città c’è la mafia. Paolo, la tua storia rimarrà per sempre nei nostri cuori.

Ilaria Pandolfi


Salvatore dice che Paolo non era un eroe ma solamente una persona che non faceva finta di non vedere. La mafia si infiltra ovunque anche se da un po’ di tempo c’è un altro tipo di mafia, quella “pulita”. Per esempio, se un giudice vuole parlare o semplicemente andare contro la mafia, gli tolgono le inchieste. Ecco perché molti politici o giudici sono corrotti. Anche la gente, avendo paura, crea un muro di omertà. Salvatore in alcune parti si è commosso facendo commuovere la maggior parte di noi che era molto attenta e interessata.

La parte secondo me più triste è stata quando Paolo si stava recando da sua mamma perché doveva portarla a fare una visita di controllo e a un certo punto quei maledetti mafiosi hanno fatto scoppiare l’autobomba! Come si fa ad uccidere un uomo così crudelmente? Io non so rispondere. Questo incontro mi ha fatto capire veramente il significato della parola “mafia”.

Alessia Paudice


Il mio incontro con Salvatore Borsellino mi è piaciuto molto perché, sentendo le sue parole con una voce che tremava certe volte per l’emozione, mi ha colpito molto, mi ha fatto emozionare. Quando parlava di Paolo, si sentiva che quelle parole uscivano dal cuore e tutti noi abbiamo capito che non è stato facile per lui raccontarci queste cose. Per me Salvatore ha un coraggio enorme perché i mafiosi potrebbero ammazzarlo, ma lui non ha paura. Io invece avrei una paura enorme anche a mettere i piedi fuori da casa.

Paolo Borsellino è un nome che rimarrà per sempre nella storia. Dobbiamo dirgli grazie per tutto quello che ha fatto. Salvatore ci ha raccontato anche che grazie a Paolo molte persone hanno studiato per diventare magistrato, talmente erano state colpite dalla sua storia. Io sinceramente vorrei rifare questo incontro perché mi è piaciuto tanto e vorrei sapere ancora di più sulla mafia.

Paolo, grazie mille, sei nei nostri cuori. La tua storia mi ha colpito tantissimo.

Chiara Quarena


Qui nella nostra scuola si è presentato Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, per parlarci della mafia. E’ brutto mettersi nei panni di Salvatore ed è anche brutto perdere un fratello, nonostante il suo coraggio. A Salvatore, mentre discuteva con noi, sono scese delle lacrime e alla fine del discorso ha mostrato il volto di suo fratello in foto sull’agenda rossa.

Prima di andare via abbiamo tutti firmato un’agenda da dare a Salvatore come ricordo. E’ stata una bella emozione sentire Salvatore, e anche un onore.

Emanuela Lepanto


Il 18 novembre abbiamo incontrato Salvatore Borsellino. Mi sembrava impossibile incontrare una persona così fondamentale, così importante. Ho provato un’emozione indescrivibile. Avrei voluto conoscere suo fratello Paolo che, da quanto ho appreso, penso sia stato una persona fantastica, che non si è mai arresa contro la mafia. Vorrei che Paolo fosse ancora vivo per poter diventare suo amico.

Manuel Pistoia


Dalle parole di Salvatore si sentiva la voglia di piangere, il suo dolore. In fondo, aveva ragione: chissà quante volte avrà dovuto raccontare questa triste storia. A noi sembra strano vedere un adulto piangere, ma questa esperienza deve essere stata davvero terribile e per questo, come Salvatore, anche noi dobbiamo impegnarci a raccontare questa storia.

Bryan Leon Gamboa


Paolo era una persona buona che lottava contro la mafia per difendere le cose giuste. E’ stato ucciso da una bomba e questo non è giusto.

Kathleen Cattoi

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