Il 29 Maggio a Lamezia Terme (CZ) noi della Scorta Civica, “costola” delle Agende Rosse movimento di Salvatore Borsellino, insieme ad altre associazioni, cittadini, ragazzi delle scuole e anche le Istituzioni politiche di diverso schieramento, abbiamo voluto stringerci attorno al Procuratore Salvatore Vitello, al Presidente della sezione penale del tribunale lametino Giuseppe Spadaro e al Procuratore Pierpaolo Bruni della Procura di Crotone. Abbiamo ascoltato parole forti e commoventi, parole di rabbia, ma anche di forza e coraggio attraverso il Presidente Spadaro, che ha affermato: «Noi tutti prima di essere magistrati siamo uomini, uomini che fanno sempre più fatica a spiegare ai loro cari il perché dei loro silenzi, delle loro assenze da casa e dei loro sacrifici per un mestiere sempre più ingrato, anche e soprattutto per le continue denigrazioni a cui i nostri familiari sono costretti ad assistere, quasi fossimo noi giudici i criminali. Sono un uomo, sono un uomo-giudice». La sua è stata una commozione che ha toccato tutti i presenti. E lungo è stato l’applauso per quell’uomo che più volte è stato costretto a subire minacce, non solo rivolte a lui personalmente ma anche ai suoi bambini. Su questo argomento il presidente Spadaro con forza ha detto: «La famiglia non c’entra, la famiglia non si tocca. Un vero uomo non si sarebbe mai permesso, i figli non c’entrano» .
Parole forti arrivano anche dal Procuratore Salvatore Vitello, indirizzate agli “uomini” di mafia. «Ma vi conviene vivere così? – ha chiesto Vitello rivolgendosi a un immaginario mafioso – Ma che vita fai? Continuamente immerso nel terrore che la cosca rivale possa trucidare te e la tua famiglia. Ma ha senso vivere così? Pensate che si possa acquisire rispetto mancando di rispetto alla collettività? È un falso rispetto: la gente vi odia. In piazza della Repubblica, a Lamezia, il sit-in è anche per chi sta dalla parte mafiosa: sono tutti invitati a cambiar vita, convertendosi a vivere serenamente la libera democrazia italiana». Un monito che anche noi vogliamo lanciare: un monito forte e deciso che va aldilà delle emozioni, perché quei “patti di sangue” della ‘ndrangheta devono essere sciolti, quei patti che distruggono non solo la vita di un libero cittadino, ma anche quella dei loro stessi figli.
Il Pm Pierpaolo Bruni ha espresso grande soddisfazione per la nutrita presenza di giovani e studenti. «Questa partecipazione – ha detto il magistrato crotonese – significa che la Calabria sta sviluppando gli anticorpi per reagire a questa tremenda malattia che è la criminalità organizzata. Questi ragazzi sono la testimonianza del fatto che la società calabrese è un organismo sano che sa e vuole reagire».
Il sit-in è stato un messaggio chiaro lanciato dal comitato “scorta civica”, costola delle AGENDE ROSSE, sia quello calabrese, che quello di Caltanissetta e Palermo: noi siamo dalla parte di chi lotta ogni giorno contro la mafia, di chi vuole un serio e convinto cambiamento per sentire ancora “quel fresco profumo di libertà”, come diceva Paolo Borsellino. Abbiamo creato un nuovo ponte dello stretto, quello della legalità e della resistenza alle critiche, resistenza ai sistemi collusi, al “puzzo del compromesso”, siamo ovunque, siamo “piccole” gocce in tutta Italia, perché verità e giustizia sia fatta per le stragi di Falcone e Borsellino e per tutte le vittime di mafia. Un vivo ringraziamento, da parte nostra, a chi oggi ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza ai tre magistrati, un grazie a tutti quelli coloro che hanno fatto sì che oggi fossimo un’unica cosa. Grazie ai tanti giovani, agli studenti presenti. Grazie a tutti, il sit-in è stato l’inizio di un nuovo cammino verso il cambiamento, un inizio per far sì che un mondo diverso sia possibile, anche attraverso le nostre scelte quotidiane. E per far sì che questi magistrati-uomini non debbano più sentire solitudine, sappiano gli “uomini” di mafia, che ogni volta che minacceranno uno di questi VERI UOMINI, minacceranno anche noi. Noi della scorta civica resteremo uniti.
Ci hanno sempre detto che noi calabresi siamo omertosi, che non siamo in grado di distinguere le persone oneste da quelle disoneste; che siamo un popolo rassegnato, che non sappiamo arrabbiarci. Oggi a Lamezia abbiamo dimostrato da che parte stiamo e che uniti si può: la compattezza di tutti coloro che credono che la lotta alla mafia e ai sistemi collusi non è solo un’utopia. Perché è nelle scelte quotidiane che si costruisce il cambiamento. Noi abbiamo degli esempi da seguire oggi, che nonostante pochi mezzi e uomini, nonostante le minacce, gli attacchi e i rischi continuano a lottare per noi : come il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Caltanissetta Giovanbattista Tona, come il Procuratore aggiunto alla procura di Palermo Antonio Ingroia, come il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Sergio Lari e il Procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone – a cui va la nostra solidarietà e vicinanza per le minacce subite nei giorni scorsi –, come il Procuratore della Procura di Paola Bruno Giordano.
CON LORO NOI PERCORREREMO E SEGNEREMO LA STRADA DEL CAMBIAMENTO, e non LI lasceremo soli. Non possiamo non ringraziare la persona che oggi non c’era ma è stato presente con un intervento e ci sostiene sempre in questa battaglia: a Salvatore Borsellino il nostro più sincero GRAZIE, per credere ancora che il cambiamento è possibile e aver portato avanti i VERI VALORI DI SUO FRATELLO PER CUI HA LOTTATO FINO ALLA FINE.
“Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come in un incubo.” PAOLO BORSELLINO è Più CHE MAI VIVO E CAMMINA CON LE NOSTRE GAMBE.
Scorta Civica Calabria
Per informazioni contatta il gruppo facebook “Io sto con Salvatore Vitello – Comitato Scorta Civica Calabria”


29 maggio 2010, Lamezia Terme: foto del sit-in organizzato dalla Scorta Civica Calabria
in sostegno dei Magistrati più impegnati ed esposti nella lotta alla criminalità organizzata
(Fonte immagini: lametino.it, 30 maggio 2010)
‘NDRANGHETA: LAMEZIA IN PIAZZA, “CON I MAGISTRATI PER RISCATTO”
Lamezia Terme, 29 mag. – Decine di persone hanno partecipato in piazza della Repubblica all’iniziativa promossa da “Scorta Civica” e da “Agenda Rossa”. Nella piazza antistante il palazzo di giustizia il procuratore della Repubblica di Lamezia, Salvatore Vitello ai giovani presenti ha detto che “oggi si manifesta per i magistrati di Lamezia ma credo che sia nell’intenzione di tutti noi di utilizzare questa bella manifestazione come metafora di un contesto piu’ ampio, il contesto della giustizia e della magistratura, perche’ l’azione della magistratura, in quanto previene e compone i conflitti, e quindi opera per la pace sociale, deve sempre essere preservata nei suo caratteri essenziali, innanzi tutto e soprattutto nell’indipendenza di giudizio nel caso concreto”. Per il procuratore della Repubblica lametina “questa e’ la chiave per aprire le porte della societa’ alla vita delle istituzioni ed e’ l’aiuto che il popolo ed i giovani di questa citta’ ne costituiscono la linfa danno oggi con il proposito dichiarato di stabilizzare la societa’ civile di Lamezia, di renderla meno conflittuale, di avvicinarla ai suoi rappresentanti, perche’ possano comprendere le loro ambizioni, le loro speranze di un futuro affrancato dalle violenze di qualsiasi genere ambientali, di relazioni interpersonali, di mafia e malaffare, ma anche di malcostume politico-amministrativo. Oggi – ha aggiunto Vitello – risalta in modo evidente il carattere democratico e pluralista della nostra Repubblica. Ci siamo tutti, ma proprio tutti, insieme, a difendere una magistratura libera come un elemento indispensabile per una vera democrazia”. A fianco dei magistrati questa mattina, oltre ai giovani ed a tante gente comune, c’erano le istituzioni, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Franco Talarico, il presidente della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, le parlamentari Ida D’Ippolito (Pdl) e Doris Lo Moro (Pd) e il consigliere regionale Mario Magno, il presidente del consiglio provinciale di Catanzaro, Peppino Ruberto, ed i consiglieri provinciali Emilio Verrengia e Pasqualino Ruberto. E Vitello rivolgendosi loro ha detto: “Oggi e’ stato dato un segnale molto forte. Per noi avervi vicino e’ un grande onore e non si arretra di un centimetro”. Accanto a Vitello c’era il presidente della sezione penale del tribunale, Giuseppe Spadaro, il quale ha detto che il lavoro svolto a Lamezia e’ “un’esperienza che mi ha consentito di crescere professionalmente e, innanzitutto, umanamente. Tre anni in cui ho imparato molto: mi sono rafforzato, irrobustito, divenendo un uomo migliore. Hanno tentato di tutto per ostacolarmi, per farmi desistere dal compiere, semplicemente, il mio lavoro. Mi hanno finanche inviato una lettera con bare raffigurate, contenenti i nomi dei miei figli. Sono dei codardi, dei vigliacchi, non sono uomini”. In piazza anche il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pierpaolo Bruni, secondo il quale si sta mettendo in moto il “sistema immunitario calabrese che, in questo modo, inizia a combattere la criminalita’ organizzata che non puo’ essere considerata l’unica malattia della Calabria. Gli anticorpi sono quelli che oggi vediamo: la parola, la denuncia, le frasi urlate in modo civile. La criminalita’ organizzata, infatti, attecchisce nel silenzio”. Alla manifestazione di solidarieta’ e’ intervento anche il vescovo della diocesi di Lamezia Terme, Luigi Cantafora, che ha auspicato che si crei un movimento culturale. Per il sindaco Speranza la “giornata di oggi dimostra quello che vogliamo che sia Lamezia. Una citta’ attiva che vuole riscattarsi e che si sta riscattando”.
L’INTERVENTO DEL PROCURATORE SALVATORE VITELLO
Lamezia Terme, 29 mag. – Oggi si manifesta per i magistrati di Lamezia ma credo sia nell’intenzione di tutti noi vedere questa bella manifestazione come metafora di un qualcosa più ampio, che mette al centro della vita sociale la giustizia e la magistratura, perché l’azione della magistratura, in quanto previene e compone i conflitti, e quindi opera per la pace sociale, debba sempre essere preservata nei suoi caratteri essenziali, soprattutto nell’indipendenza di giudizio nel caso concreto. Questa è la chiave giusta per aprire le porte della società alla vita delle istituzioni ed è il principale contributo che il popolo ed i giovani di questa città che ne costituiscano la linfa danno oggi con il proposito dichiarato di stabilizzare la società civile di Lamezia, di renderla meno conflittuale, di avvicinarla ai suoi rappresentanti, perché possano comprendere le loro ambizioni, le loro speranze di un futuro affrancato dalle violenze di qualsiasi genere, ambientali, di relazione interpersonali, di mafia e malaffare, ma anche di malcostume politico-amministrativo. Oggi risalta in modo evidente il carattere democratico e pluralista della nostra Repubblica. Ci siamo tutti, ma proprio tutti, senza distinzioni di appartenenze e colore politico, tutti, insieme, a difendere una magistratura libera come un elemento indispensabile per una vera democrazia. Ieri mi sono rivisto il film “Il generale Della Rovere” di Rossellini, del 1959. C’è una battuta che fa: “Quando non sai qual è il tuo dovere, scegli la via più difficile”. Allora mia cari amici mi chiedo e vi chiedo: Qual è il nostro dovere oggi? Me lo sono chiesto e ho pensato di seguire quello che ho sempre pensato, quello che mi hanno insegnato fin da bambino nell’ambiente in cui sono cresciuto, il rispetto dell’uomo e della sua dignità. E’ la via più difficile specie se senti che non sei corrisposto in questo tuo legittimo desiderio al rispetto della dignità di ciascuno.
Nonostante le enormi difficoltà di applicazione che questo concetto incontra, la diffusione di esso è il nostro principale dovere oggi.
La strada difficile da voi intrapresa è come comunicare questo semplice messaggio: noi rispettiamo il nostro prossimo ma come lui vogliamo essere rispettati.
Rispettiamo le istituzioni ma esse ci devono trattare come cittadini e non sudditi.
Io credo che in una società civile regolata da questo vitale principio ci deve vedere tutti coinvolti in una sana competizione secondo certe regole, dove nessuno ti deve regalare niente perché tu devi pretendere quel che ti spetta. E se ciò non avviene la comunità organizzata che si esprime nelle sue istituzioni deve essere pronta ad intervenire per la tutela dei tuoi sacrosanti diritti
Il singolo, anche associato ad altri, deve poter far vedere quanto vale e trarne i giusti frutti. Ognuno deve potersi conquistare il proprio posto nella società, senza però aiuti indebiti che lo portino in alto a prescindere dal valore personale.
Questo è il messaggio che si rivolge al tutta la società civile, per migliorarne il tessuto e facilitare il modo di vivere.
Ma per noi che viviamo a Lamezia, dobbiamo riconoscere di avere un dovere aggiuntivo che rende ancor più difficile questo compito; noi abbiamo la responsabilità di parlare anche a coloro che hanno fatto una scelta di vita nella criminalità organizzata e far capire loro, soprattutto ai loro figli, che il loro mondo è pieno di infelicità e senza speranza, vivono nel terrore e a commemorare lutti continui.
La loro felicità è effimera. Il prezzo che pagano per ottenere una ricchezza non guadagnata ma ricercata con la violenza e prodotta dalla morte è enorme.
Noi giovani figli dei mafiosi vi offriamo un modello di vita dignitoso perché vogliamo valorizzarvi per quello che valete se diventate persone oneste.
I nostri giovani sono disposti ad accogliervi a condizioni che rinunciate al vostro modo di vivere.
Vedete quanta giovialità e serenità essi sono capaci di esprimere, nella semplicità e nel reciproco aiuto.
Essi hanno scelto la strada dell’impegno anche per voi, per dirvi che la prepotenza, l’arroganza criminale, basata sulla violenza, il delirio di onnipotenza che vi fa ritenere di dominare il quartiere dove vivete o di essere autorizzati a disprezzare tutto e tutti, di poter andare nei negozi e di acquistare senza pagare, di andare al bar o nei locali pubblici e di incutere timore agli altri presenti, tutto ciò non vi rende forti ma solo disprezzati ed odiati.
Ma soprattutto degrada la vostra dignità di essere umani a quella di animali.
Allora i nostri giovani vogliono tirarvi fuori dall’inferno, aiutateci a farlo. Oggi siamo qui anche per voi.
Amici oggi la vostra proposta è essenzialmente culturale, bisogna lavorare sul patrimonio etico che ancora è diffuso nella gente di questa terra.
Ed allora vi dico che insieme a voi questo si può fare e va fatto.
Non si arretra di un centimetro.
Oggi è stato dato un segno molto forte della vostra e della nostra volontà di cambiamento e del fatto che poniamo gli interessi di questa comunità al di sopra di tutto.
La bellezza delle prospettive che la vostra presenza delinea costituisce però l’inizio di un percorso. Siete voi, con la vostra freschezza e sincerità a scendere in mezzo alla gente, parlando e riparlando con loro, agitandovi e manifestando tutti insieme, come stiamo facendo oggi, perché è questo l’unico modo per essere veramente credibili nella società civile, per avviare un processo di imitazione da parte di ulteriori componenti sociali. Solo se vi fate carico di questo importante compito, come hanno saputo fare e continuano a fare i giovani di agenda rosse e degli altri movimenti di analoga ispirazione ci si potrà radicare nel tessuto sociale e in questo noi magistrati siamo con voi con le nostre modeste persone, nella consapevolezza di costituire quella parte dell’amministrazione della giustizia che serve a discriminare il giusto dall’ingiusto.
E voi, voi che oggi lottate per il riscatto di questa martoriata terra di Calabria, perché diventi una società ordinata, pacifica, sicura, inserita in un’Europa ordinata, voi siete nel giusto.
La vostra libertà ed indipendenza sono la vostra ricchezza, sono il vero ed unico baluardo di questa lotta.
Portatela avanti con orgoglio e con coraggio.
Per noi è un grande onore avervi vicino.
Come cittadino, come padre e come magistrato e’ questo che mi sento di dirvi anch’io ora.
Salvatore Vitello
L’INTERVENTO DI GIUSEPPE SPADARO
Lamezia Terme, 29 mag. - Poche settimane fa esprimevo pubblicamente soddisfazione per l’iniziativa intrapresa dall’On. Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell’organico della Magistratura e delle Forze dell’Ordine di Lamezia Terme. Segnalavo l’importanza di riscuotere attestati di solidarietà espressi dai rappresentati delle istituzioni locali cui però, raramente, si accompagnano serie e concrete iniziative della classe politica/amministrativa locale. Evidenziavo l’indefettibilità di “agire” e rendere edotta l’opinione pubblica e gli utenti del servizio Giustizia del circondario Lametino e dell’intero distretto di Catanzaro in ordine alle difficoltà enormi in cui versa. Lanciavo un “grido” di allarme per lo sforzo immane richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi che, inevitabilmente, si ripercuote anche sulla qualità di vita del Giudice. In estrema sintesi, asserivo che senza l’appoggio della classe forense e dell’intera classe politica locale mediante una seria iniziativa “trasversale”, non sarebbe stato possibile conseguire alcun risultato utile. Esortavo la città di Lamezia Terme ad “avvicinarsi” al palazzo di Giustizia. Ebbene, non posso esentarmi – in rappresentanza dell’intero Ufficio Giudiziario e di tutti i colleghi – dal registrare una straordinaria risposta: subito dopo l’iniziativa dell’On. Lo Moro, l’ex Prefetto On. De Sena si è personalmente recato presso il Tribunale di L.T.; analogamente i suoi colleghi della Commissione Antimafia On. Minniti, Villecco e Laura Garavini; quest’ultima ha anche rivolto apposita interrogazione parlamentare dimostrando grande serietà d’impegno e compiuta conoscenza delle problematiche che affliggono la magistratura del distretto; il Presidente del Consiglio Regionale Talarico, il giorno dopo il suo insediamento, evidenziando grande senso di cortesia istituzionale e vicinanza alla magistratura della sua città, ha fatto visita al “suo” Tribunale; l’On. Tano Grasso ha accettato l’incarico di assessore della nuova giunta comunale: un segnale di “legalità” veramente importante se sol si pensi che chi ha creato l’associazionismo antiracket in Italia non ha certo bisogno di una delega comunale alla cultura per ottenere visibilità; anch’egli, lo stesso giorno del suo insediamento, ha inteso venire a “salutare” noi magistrati; infine, grazie all’enorme interessamento dell’On. Galati, addirittura l’On. Ministro della Giustizia ha voluto, prima incontrarci personalmente in città e, successivamente, convocarci “istituzionalmente” a Roma; oggi, gli straordinari ragazzi della “Scorta Civica” calabrese, insieme a molti studenti e giovani universitari, hanno organizzato un sit-in davanti al Tribunale di L.T. chiamando a raccolta l’intera gioventù lametina e gli studenti dell’Ateneo “Magna Graecia” di Catanzaro. Sono orgoglioso di ricevere l’“agenda rossa”, questo prestigioso attestato di solidarietà ai magistrati c.d. impegnati, che splendidi ragazzi intendono consegnare al mio favoloso Procuratore e al Presidente della Sezione penale di L.T.; sono orgoglioso, sono veramente fiero di accettare, ma ad una condizione: che le agende rosse siano idealmente consegnate a tutti i magistrati che operano a Lamezia e nel distretto di Catanzaro; a Gerardo Dominianni che ha dedicato quasi un decennio della sua vita a combattere la mafia lametina, e, non solo ai penalisti, ma anche e soprattutto ai giudici civilisti, del lavoro, della famiglia, dei minori, dei fallimenti, della sorveglianza, della Corte D’Appello, ossia a tutti quei giudici di cui poco si parla e che, invece, rappresentano l’“ossatura”, la struttura portante della architettura giudiziaria. Ai magistrati tutti dei Tribunali del Distretto, di Crotone, Vibo Valentia, Cosenza, Paola, Rossano, Castrovillari, tutti accomunati dagli stessi problemi e dalle stesse prospettive. A quella magistratura catanzarese tanto ingiustamente vituperata e additata con sospetto quanto, in verità, laboriosa e virtuosa: una magistratura, quella catanzarese, sempre all’altezza di una solida tradizione di elevata professionalità ed efficienza. In definitiva, non si sono mai registrate una così formidabile e massiccia “attenzione” e sensibilità istituzionali e della società civile verso le problematiche giudiziarie, in special modo lametine. A fronte di detta straordinaria congiuntura favorevole, a cui non può che andare il nostro plauso pena la nostra ingratitudine, ciò nondimeno, nella prospettiva di tradurre nobili intenti in soluzioni concrete e pragmatiche, sento il dovere di insistere nell’evidenziare che la condizione imprescindibile per uscire dall’emergenza, in via programmatica e strutturale, è l’aumento dell’organico della magistratura in misura parametrata e aggiornata, per tutti indistintamente gli uffici giudiziari della Calabria, alle reali esigenze territoriali. In tale ottica, non si può che ringraziare il Governo per quanto fatto a beneficio dell’ufficio giudiziario di Reggio Calabria – ufficio che ha conseguito e sta conseguendo brillanti risultati anche in forza del particolare ed efficace sostegno istituzionale ricevuto in termini di somministrazione di uomini e mezzi sia nell’ambito della magistratura che del personale amministrativo e di polizia giudiziaria – e allo stesso tempo, proprio in forza dei risultati colà conseguiti, non si può fare a meno di sollecitarlo a fare altrettanto per il distretto di Catanzaro, versando quest’ultimo, attualmente, in una situazione criminale emergenziale della stessa gravità e in assenza di adeguate risorse umane e reali: si consideri, peraltro, il rischio dell’azzeramento di risultati positivi di un distretto forte ad opera del distretto contiguo non sufficientemente rafforzato, attesa la non confinabilità del fenomeno della criminalità organizzata in ambiti territoriali circoscritti. In sintesi, la direzione imboccata dal Governo per Reggio Calabria è assolutamente quella appropriata, meritoria e senza precedenti, e per tale ragione, anche per evitare, come sopra detto, la vanificazione degli sforzi profusi, è doveroso proseguire in tale senso anche nei territori contigui del distretto di Catanzaro perché la criminalità, purtroppo, non ha confini territoriali e la lotta ad essa, conseguentemente, non deve darsene.
Infine, consentitemi di ulteriormente ridurre il modesto tono del mio intervento o, al contrario, qualora crediate alla mia sincerità, assentitemi di elevarlo: mi risulta estremamente difficile parlare di me stesso, è una cosa che odio e nel contempo mi emoziona; ma oggi non posso esimermi. Non posso non ringraziare questi meravigliosi ragazzi, questi giovani che ancora credono nello Stato, nelle Istituzioni, nella Giustizia… nella Vita. Tra pochi giorni, esattamente il 7 luglio, compio 3 anni dal mio arrivo a Lamezia. Tre anni difficili, difficilissimi, ma eccezionali, paradossalmente stupendi, straordinari; un’esperienza che mi ha consentito di crescere professionalmente e, innanzitutto, umanamente. Tre anni in cui ho imparato molto: mi sono rafforzato, irrobustito, divenendo un uomo migliore. Hanno tentato di tutto per ostacolarmi, per farmi desistere dal compiere, semplicemente, il mio lavoro. Hanno inviato proiettili, consumato minacce, organizzato presunti attentati, reso “visite” a casa; mi hanno, finanche, inviato una lettera con bare raffigurate, contenenti i nomi dei miei figli. Sono dei codardi, dei vigliacchi, non sono uomini: un uomo affronta “de visu” il suo avversario. Non sono neanche dei veri mafiosi, il loro spessore criminale è così misero da non consentir loro di far qualcosa di più serio e grave. La famiglia non c’entra, non si tocca, un vero uomo non si sarebbe mai permesso, i figli non c’entrano. Tanti anni fa ho fatto una promessa a qualcuno e a me stesso, oggi la voglio reiterare dinnanzi a voi, si dinnanzi a voi, pubblicamente, e seppur i miei occhi dovessero tradirmi, non mi vergogno, perché dovrei vergognarmi di mostrarmi con le mie debolezze, di mostrarmi uomo? Noi tutti prima di essere magistrati siamo uomini, uomini che fanno sempre più fatica a spiegare ai loro cari il perché dei loro silenzi, delle loro assenze da casa e dei loro sacrifici per un mestiere sempre più ingrato, anche e soprattutto per le continue denigrazioni a cui anche i nostri familiari sono costretti ad assistere, quasi fossimo noi giudici i criminali.
Sono un uomo, sono un uomo-giudice!
Ma io ci credo, continuo a crederci: ho promesso che sarei stato un giudice e che lo avrei fatto nel migliore dei modi, con tutto me stesso…continuerò a farlo… non mollo, non mollerò mai!
Giuseppe Spadaro
Fonte: lameziaoggi.it, 30 maggio 2010
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