Sin da quando portavo i calzoni corti m’ero accorto che esisteva la mafia: era un dato di fatto. Vedevo i capi di allora che orgogliosamente ostentavano il loro pubblico potere. Un potere che manifestavano dispensando “consigli e pareri” anche emettendo sentenze inappellabili, talvolta, ahimè, di morte. Ma, da picciriddu, non capivo e non potevo fare domande: “muto devi stare!” Poi sono diventato grande e il mito di Er mi ha riportato nella mia Palermo, mettendo a disposizione della Giustizia, tutto il mio silente sapere sulla mafia. E, sì ero andato via da Palermo per fare il poliziotto e nel far rientro ho conosciuto gli uomini assassinati da Cosa nostra, come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino i miei colleghi Calogero Zucchetto, Beppe Montana, Roberto Antiochia, Ninni Cassarà e Natale Mondo: uomini che hanno per sempre segnato la mia vita.
Si potevano salvare? Sì, se una parte dello Stato l’avesse voluto. Qualcuno, dovrebbe avere il coraggio di spiegare all’Italia intera, come mai mentre noi poliziotti, carabinieri, magistrati, tentavamo di chiudere le porte allo strapotere di Cosa nostra, taluni politici, invero, aprivano i portoni, consentendo alla mafia di diventare quella che tutti oggi conoscono? Già, allora negli anni 70/80 la mafia non “esisteva”, erano solo delinquenti e le assoluzioni dei Tribunali di Catanzaro e Bari contro il gotha mafioso palermitano lo dimostrava. Solo uno ha avuto paradossalmente l’ardire di pronunciare la parola mafia, ed è stato Luciano Liggio: “se esiste l’antimafia, vuol dire che esiste la mafia”. Sarcastiche parole, tremendamente vere ma non riconosciute dallo Stato.
Negli anni 80 sino all’inizio degli anni 90, Cosa nostra è stata padrona assoluta della Sicilia e il “Cesare” Totò Riina, poteva decidere la vita o la morte col semplice gesto del dito. Eio fino alle 12 ci sono lo Stato? Perennemente e dolosamente in vacanza.
Ieri, abbiamo ricordato il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca, i miei colleghi di scorta che sono morti nella strage di Capaci. Tra un po’ ricorderemo la strage di via D’Amelio.
Falcone e Borsellino, due galantuomini siciliani morti per applicare la Legge senza se e senza ma: morti per difendere l’Onore di un giuramento che tanti altri, politici compresi, hanno smarrito per interessi di parte.
Ho conosciuto Giovanni Falcone, a Palermo, quando con Ninni Cassarà abbiamo interrogato il pentito Totuccio Contorno. Da quel periodo è stato tutto un crescendo di rapporti. In seno alla sezione di Cassarà, si era creato una nuova atmosfera investigativa, che vedeva Falcone come anello finale delle nostre investigazioni. Giovanni Falcone era una persona estremamente sensibile, dotato di una umanità di eccelsa qualità. Era capace, pur trattando obbrobri fatti di inaudita violenza, come l’incaprettamento di un uomo o lo scioglimento dei cadaveri con l’acido, di rimanere calmo e riflessivo. Falcone, mi ha dimostrato stima, quando nel 89, pur sapendo la mia ritrosia a interessarmi di nuovo di Cosa nostra dopo la morte dei miei 5 colleghi di Palermo, ha voluto che io lo coadiuvassi nell’interrogatorio di un mafioso, pentito.
Ricordo il nostro sopralluogo dell’omicidio di Pio La Torre e del suo autista, come ricordo anche il nostro ultimo abbraccio avvenuto in un carcere prima di trasferirsi a Roma.
E, proprio da queste mie testimonianze che ieri, 23 maggio, ho iniziato la giornata di manifestazioni non-stop durate dalla mattina sino a tarda notte. E, ringrazio di cuore Ettore Marini, coordinatore del movimento Agende Rosse di Pesaro/Urbino, per avermi concesso l’opportunità di ricordare gli Uomini che hanno offerto la propria vita per questo Paese. La mattinata è iniziata presto ed io insieme a Marilena Natale, cronista di Camorra, ci siamo recati dai ragazzi della scuola media Padalino di Fano, subito dopo dai ragazzi delle medie del comune di San Costanzo. Poi, nel pomeriggio alla sala Serpieri di Urbino, dove il docente di diritto penale Alessandro Bondi ha tenuto la lectio magistralis, arricchita dal mio intervento e quello di Marilena Natale, raccontando il nostro vissuto sul fenomeno mafioso. Alla sera, infine, grande fiaccolata per le vie di San Costanzo, con in testa il sindaco Margherita Pedinelli, che ringrazio. Dopo la fiaccolata il corteo si è fiondato nel teatro “La Concordia” e attraverso i nostri interventi, compreso quello del giudice Giacomo Gasperini di Pesaro, le manifestazioni in onore di Giovanni Falcone hanno avuto termine.
Ecco, dalla spontaneità delle domande dei ragazzi e anche quelle degli adulti è emersa una sete di sapere: tutti volevano conoscere la mafia, com’è organizzata, il motivo dell’assenza del potere politico nel contrastarla, ma soprattutto conoscere l’Uomo Falcone e l’Uomo Borsellino. Volevano conoscere, attesa la mia conoscenza diretta, dettagli non noti al grande pubblico. Ho risposto! Il Sindaco Pedinelli, mi ha riferito che i giovani, dopo il mio intervento e quello di Marilena, erano rimasti, entusiasti per aver “visto” da vicino la mafia e i modi per contrastarla.
Una giornata che non dimenticherò.

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