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23 maggio 1992 – 23 maggio 2018: Cronaca di un giorno maledetto.

Di Giuseppe Carbone
Sono passati ben ventisei anni, ma il ricordo indelebile di quella maledetta giornata rimbomba nella mia mente come fosse accaduto ieri!
Erano circa le 18,00 di quel sabato maledetto, io non conoscevo Isola delle Femmine, non conoscevo Capaci, mia moglie mi chiama “…Pino, Pino hanno ucciso Falcone! Hanno fatto saltare in aria l’autostrada!”. Ho pensato subito ad un possibile errore, almeno lo speravo, corro davanti alla tv e tutti passavano la terribile notizia mandando in onda le prime immagini, in un primo momento notizie contrastanti, “…Falcone è vivo, gravemente ferito!”; “Falcone è morto, una strage!”. Incredulo, sbigottito, cambio continuamente canale, niente da fare, tutti passano la stessa maledetta notizia. Con mia moglie ci guardiamo in faccia, visi increduli, sbiancati, unica domanda: “E ora?”. Nonostante avessi visto, sentito, non volevo ancora crederci!
E’ vero, adesso cosa succederà? Vedendo in televisione Paolo Borsellino che si era recato in ospedale, rimasi ancora attaccato ad una flebile speranza, che in realtà svanì molto presto, una terribile sensazione invase la mia mente, provocando un innaturale tremolio di freddo nel mio corpo, mi chiesi: “Sarà l’inizio o la fine? A chi toccherà adesso?” Inizio di una dichiarata guerra tra Stato ed antistato, nonostante tante battaglie siano già state combattute? Oppure la fine? Non della guerra che purtroppo imperversava, ma la fine come resa dello Stato sovrano alla criminalità organizzata, fine per la mancanza di uomini validi, i pochi abbandonati, lasciati soli, forze dell’ordine senza poteri, anzi, ostacolati da norme assurde, erano i tempi dei “Vizi di forma”, “Clausole incrociate” , “Convergenze parallele”. Avvocati ben pagati con soldi sporchi e puzzolenti che spulciavano norme, vizi e clausole da consumati azzeccagarbugli, tali da far lasciare le patrie galere a sorridenti mafiosi. L’impotenza dello Stato era evidente, tangibile! Un’impotenza voluta? Casuale? Programmata? Premeditata? Oppure semplicemente dettata dall’incapacità e dall’incompetenza degli uomini che avrebbero dovuto rappresentarci?
Si, non conoscevo Capaci e non conoscevo gli uomini della scorta, pur conoscendo bene il lavoro di tale attività, ma imparai a conoscerli, imparai mio malgrado i loro nomi, come gli angeli che li avrebbero raggiunti 57 giorni dopo, abbinandoli al nome ben conosciuto: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. ONORE a loro, caduti per la nostra libertà!

Giuseppe Carbone
A.R. Genova

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