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19 luglio 2009 senza ipocrisie

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C’era tutta Palermo assieme a Salvatore Borsellino in Via D’Amelio, a ricordare Paolo e a urlare contro lo Stato che tratta con la mafia come in un asta al rialzo. C’erano i lenzuoli bianchi, c’era Libera con le sue migliaia di iscritti, c’era l’Arci che ogni anno ricorda Paolo, c’erano tutti.
Alcuni vorrebbero leggere queste parole, false, pretestuose e ingiuste nei confronti di chi invece c’era. E’ invece giusto che chi non era a Palermo sappia cosa è accaduto domenica in quel budello d’asfalto in cui 17 anni fa un giudice venne mandato a morire con i suoi ragazzi in una cornice studiata a tavolino, culminata in un parcheggio pieno d’auto, che per la sicurezza del giudice doveva essere invece vuoto.

Il prefetto si chiamava Iovine, se lo vedete in giro chiedetegli se quel provvedimento lo tiene ancora nel cassetto. Pensate che la zona rimozione domenica c’era però. In ritardo di 17 anni, ma c’era. Chi non c’era era la Sicilia. C’era l’Italia, tutta, dal Trentino alla Calabria, dalla Sardegna alla Basilicata. Tutta gente che ci ha seguiti in questo percorso iniziato 2 anni fa, e che è arrivata a Palermo spendendo parecchi soldi, per aerei e alberghi, e che il mare di Palermo nel week end non lo ha mai visto. Non sono venuti per fare vacanza, e il loro ricordo del giudice non si limita a quel giorno. Chi dice questo non ha il minimo rispetto del profondo sentimento di legalità che anima quella gente, che io, a differenza di chi li accusa, conosco uno per uno. Come conosco Roberto, che ha rinviato il ciclo di terapie per la sua grave malattia pur di essere tra di noi. E’ questo il popolo del week end? Gente che durante tutto l’anno promuove iniziative antimafia, convegni, dibattiti e momenti di incontro, e altri di rottura. E’ gente che io stimo con tutto me stesso, e a cui dico grazie, perchè se non ci fossero stati loro Via D’Amelio sarebbe rimasta vuota, in preda a Schifani e compagnia brutta. I siciliani, vi prego di credermi anche se le immagini e i giornali parlano da soli, saranno stati circa il 10 % dei presenti, voglio esagerare. I siciliani tutti, i palermitani ancora di meno. Negare questa realtà è mentire, e io non mento.

Mancavano in maniera vergognosa tutte le associazioni antimafia, assenze che sapevano vagamente di boicottaggio. Le uniche presenze notate sono state quelle di Ammazzatecitutti, che siciliani non sono e che sono venuti dalla Calabria, e una delegazione di Addiopizzo di Catania. Pare che un diktat abbia impedito agli altri di stare accanto a Salvatore Borsellino. “C’erano tante altre manifestazioni in giro per Palermo, i siciliani erano altrove” diceva qualcuno per giusticare l’ingiustificabile. Ma Borsellino è morto lì, non in una chiesa e nemmeno in una caserma. Era palese come tutto si sia fatto in questi mesi per sabotare questa manifestazione alternativa, senza lacrime, con tanta rabbia. In pochi invece sappiamo quanti rospi di vario tonnellaggio abbia dovuto ingoiare Salvatore Borsellino pur di pacificare, pur di venire incontro alle richieste di organizzazioni “antimafia” e ai loro continui mal di pancia, che alla fine, beffa delle beffe, non sono nemmeno venute. Se avete una coscienza, fuggite il più lontano possibile da lei, perchè è indegno quello che avete fatto. Vi diranno “c’era uno di Libera, lo conosco” oppure, “ho visto tre ragazzi dell’Arci”. Mandateli a quel paese. Eravamo da soli. Eravamo da soli. Eravamo da soli. Ma ciò non ha scalfito minimamente un giorno che possiamo consegnare alla storia di una Resistenza che sembra quanto mai vicina: per la prima volta nessun uomo delle istituzioni ha potuto avvicinarsi al luogo della strage. Ma non per minacce o uova pronte al lancio: per la paura delle contestazioni, per la vergogna, perchè noi, a differenza di altri, sappiamo chi faceva affari con i mafiosi e chi no, e non sappiamo fare le belle facce di fronte a giochi sudici. Chiedete a chi c’era, non a chi non c’era. Chiedete spiegazioni, fatevi dire cosa li ha spinti a lasciare da solo il fratello di Paolo Borsellino in quella via. Salvatore era ferito, fiaccato, umiliato. E a tirarlo su non sono stati i siciliani, ma tutti gli altri. Io credo che, come ha detto giustamente Desy Grimaldi dal palco, devono vergognarsi tutti, quelli che non c’erano, e quelli che hanno fatto di tutto per non far venire alcuno. Loro che credevano di poter essere gli unici a suonarsela e cantarsela, loro che non volevano mischiarsi a gentaglia come noi. Io però vi conosco, e siete persone con una moralità altissima, e sono orgoglioso di stare con voi, e non con chi boicotta, con chi trama, con chi non accetta “concorrenze”. “Speravo che i palermitani si svegliassero. Al di là del comitato organizzatore in via D’Amelio, non c’è nessuno. Palermo ha dimenticato la promessa che aveva fatto a Paolo il giorno del suo funerale” ha detto Salvatore Borsellino. O è un bugiardo, o a mentire è chi dice che Palermo c’era. Io vi dico, di nuovo, c’era l’Italia, mancava la Sicilia, ma si sa, arriva sempre in ritardo.

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