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Tescaroli: anniversario di Capaci, occhio alla rimozione

Con l’emergenza legata al Coronavirus sembra che la memoria di stragi mafiose importanti, come lo è quella di Capaci, possa in qualche modo passare in secondo piano, visto l’avvicinarsi dell’anniversario. Secondo il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, intervenuto in un articolo pubblicato oggi [16 maggio, ndr] su Il Fatto Quotidiano, “è importante, però, impedire il rischio della rimozione e della disattenzione, perché il silenzio costituisce l’ossigeno vitale in virtù del quale i sistemi criminali mafiosi si riorganizzano e si rafforzano, con conseguente rischio di divenire sempre meno liberi, e fa dimenticare il grave pericolo per la democrazia che può derivarne e indurre a optare per soluzioni legislative e interpretazioni giurisprudenziali che, pur essendo ispirate a legittime pulsioni umanitarie e garantiste provenienti anche da realtà sovranazionali, oggettivamente vanno incontro alle aspettative dei mafiosi”. Il magistrato ha anche ricordato che con la strage di Capaci si estromise Giulio Andreotti “’dalla poltrona di presidente della Repubblica, superando, per dirla con Brusca, i ‘giochini’ intrapresi a seguito delle dimissioni del 25 aprile dell’On. Francesco Cossiga‘ e aveva favorito la nomina di Oscar Luigi Scalfaro. Dinanzi all’escalation stragista, nel 1993, il premier Carlo Azeglio Ciampi affermò ‘di aver temuto un colpo di Stato”’.
Secondo Tescaroli c’è anche da ricordare che sentenze “passate in giudicato (Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta del 23 giugno 2001 e Corte d’assise di Firenze del 6 giugno 1998) hanno riconosciuto che i boss mafiosi in quegli anni mirarono a suon di bombe a condizionare le scelte di politica legislativa del Paese per ottenere benefici in tema di revisione di processi, di sequestri di beni, di collaboratori di giustizia, di carcerario in modo da ottenere la cancellazione dell’ergastolo, revoche del regime del 41-bis O.P. per continuare a comandare dal carcere, fruire di arresti domiciliari e ospedalieri in luogo della detenzione negli istituti di pena”.
In conclusione, il procuratore aggiunto di Firenze ha spiegato che la “coscienza collettiva del Paese esige massima attenzione, capacità di reazione e interventi appropriati” perché “potremmo essere destinati a pagare i silenzi, le disattenzioni e i mancati interventi più duramente domani. – ha concluso – Mi chiedo perché, a titolo esemplificativo, non si pensi a una politica di investimenti per costruire istituti penitenziari dedicati, distribuiti sul territorio nazionale, funzionali a ospitare i mafiosi e coloro che contribuiscono ad alimentare il loro potere sul modello dei carceri di Pianosa e dell’Asinara chiusi da molti anni. Una scelta che avrebbe il pregio di decongestionare l’affollamento delle carceri per i detenuti comuni, che potrebbero in tal modo espiare la loro pena in condizioni dignitose”.

Fonte:
www.antimafiaduemila.com