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Riina, noi non dimentichiamo Falcone, Borsellino e proseguiamo la lotta per verità e giustizia

di Movimento delle Agende Rosse – Gruppo “Paolo Borsellino-Giovanni Falcone” Abruzzo

Sono passati ormai 27 anni dall’estate delle stragi di mafia che assassinarono Giovanni Falcone con la moglie e la scorta e poi Paolo Borsellino e la sua scorta. Anni nei quali Giovanni, Paolo e coloro che furono uccisi dalle stragi di mafia non hanno ancora trovato piena giustizia, nonostante passi in avanti siano stati fatti in processi come quello sulla trattativa stato mafia, ‘ndrangheta stragista e nei vari processi per i depistaggi sulle indagini per la strage in cui fu assassinato Paolo. È ormai acclarato che vari interessi criminali decisero quella strategia stragista. Ma, per quanto riguarda Cosa Nostra, sicuramente uno è stato il dominus, il nome a cui quella strategia criminale è legata e sempre lo sarà: totò riina. Negli anni altre mafie si sono affermate (e questo territorio lo dimostra, con la presenza documentata di camorra, ‘ndrangheta, mafia foggiana e considerando anche che il principale clan di Roma – i Casamonica – da qui è partito e continua ad avere forti legami con parenti e sodali attivi nel traffico degli stupefacenti, usura, estorsioni), ma la realtà del clan dei riina e degli altri boss di Cosa Nostra rimarrà per sempre. E la giustizia per Paolo Borsellino e Giovanni Falcone (che, sicuramente anche in Abruzzo, verranno “celebrati” fra poche settimane da tutti), e tutti coloro che sono stati assassinati da Cosa Nostra, è uno dei doveri più importanti per ogni coscienza civile e democratica italiana. Una lotta da cui è nato il Movimento delle Agende Rosse, fondato dal fratello del giudice Paolo Borsellino, Salvatore.

Vedere quindi, sbandierata e celebrata sui social, la “nuova vita” di uno dei figli, addirittura “volontario caritatevole” in quel di Casalbordino in provincia di Chieti, di chi ordinò la morte di Borsellino, Falcone e tantissimi altri, non può farci rimanere in silenzio. Riina jr definisce il defunto boss sui social “goodfather” e scrive che gli manca. Così come scrisse nel suo libro presentato, portando all’indignazione noi e tanta parte degli italiani, anche nel salotto di Bruno Vespa dove lo definì un padre amorevole e di cui gli manca l’affetto. Lo stesso personaggio che, secondo alcune intercettazioni riportate dalla stampa, nel 2001, passando in autostrada all’altezza di Capaci, disse “Ci appizzano (appendono) ancora le corone di fiori a ‘stucosu (a questa cosa)…”. Del resto il figlio del mandante della strategia stragista di Cosa Nostra che assassinò Falcone e la moglie, Borsellino e agenti delle loro scorte, non ha mai abbandonato e ripudiato suo padre.

Esprimendo massimo rispetto, stima e sostegno per magistrati, carabinieri e poliziotti che – anche in questo territorio di frontiera che è ormai il vastese – egregiamente svolgono il loro lavoro, non possiamo tacere e accettare che tutto questo venga dimenticato. In un Paese normale non ci sarebbe neanche bisogno di ricordarlo e chi ripudia quel cognome, chi la mafia la rifiuta, condanna e combatte non è certo chi deve giustificarsi. Anzi sarebbe apprezzato e socialmente sostenuto. Anche nella Chiesa che è stata, e in parte è ancora, quella di martiri come don Peppino Diana (l’anniversario del suo omicidio è stato proprio due giorni dopo il “volontariato solidale” in pubblica piazza del figlio di totò riina) e padre Pino Puglisi. A loro l’Italia migliore dovrebbe guardare, sul loro esempio dovrebbe muoversi ed essere attiva. Nella società civile laica e nelle Chiese. Come all’esempio di Rita Atria e Peppino Impastato, che ebbero il coraggio di rompere con le loro famiglie e denunciare la mafia e le loro trame.

E nessuno pensi di criticare e attaccare la stampa che ha svolto, e svolge, il suo ruolo, raccontando tutto questo accendendo i riflettori sulla “nuova vita” dello “scrittore” e “volontario caritatevole”. Una nuova vita che, per i motivi che abbiamo appena espresso, ci rende a dir poco perplessi e ci sconcerta venga accettata senza alcun dubbio e in silenzio. E noi non dimentichiamo l’anatema di Giovanni Paolo II contro la mafia, così come la “scomunica” emessa ormai anni fa da Papa Francesco.

Movimento delle Agende Rosse – Gruppo “Paolo Borsellino-Giovanni Falcone” Abruzzo

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