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Processo Aemilia. Incontrare, raccontare, moltiplicare.

Montecavolo 6 aprile 2019

Incontrare la gente, portando fuori dall’aula del tribunale il processo Aemilia, è uno delle operazioni che il gruppo Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia sta portando avanti da più di un anno sul territorio reggiano.

Paolo Bonacini, giornalista di lungo corso che scrive sul Fatto Quotidiano e inviato al processo Aemilia per conto della CGIL, è senz’altro una delle voci più autorevoli e accreditate per poter raccontare le 195 udienze del processo alla cosca Grande Aracri.

Bonacini da oltre un anno accompagna il gruppo agende rosse di reggio emilia arrivando nei comuni più remoti percorrendo da nord a sud l’intera provincia in questa impegnativa opera di divulgazione. Di recente è uscito il suo libro sul processo dal titolo “Le cento storie di Aemilia – il più grande processo italiano alla ‘ndrengheta” edito da Socialmente.

La voce si è sparsa e sempre più cittadini e comuni cercano il contatto con Agende Rosse per poter ascoltare il racconto del processo; un racconto, che grazie alla capacità comunicativa di Paolo Bonacini risulta sempre coinvolgente e appassionante.

Sabato 6 aprile eravamo a Montecavolo nel Comune di Quattro Castella per una serata organizzata dal Gruppo Agende Rosse insieme a Simone, un cittadino attivo nella locale parrocchia. Simone ha partecipato il 25 gennaio ad uno dei nostri incontri che si è tenuto a Cavriago. C’era poca gente quel giorno ad ascoltare Bonacini e tra quei pochi, oltre a Sabrina Natali, c’era anche Simone. Dopo qualche giorno Simone ci ha contattati per chiederci di portare a Montecavolo quella che lui ha definito una importantissima iniziativa che crea una cultura civica diffusa sul tema della legalità e dell’antimafia.

Alla serata erano presenti  circa una quarantina di persone tra le quali molti giovani e addirittura famiglie con bambini piccoli. Come sempre alla fine del racconto si è acceso il dibattito tra i cittadini con molte domande a Paolo Bonacini.

Montecavolo è storicamente importante per quanto riguarda l’inizio del radicamento della ‘ndrangheta sul territorio reggiano. Risulta da una informativa di Polizia del 1983 che Antonio Dragone, capobastone costretto a un periodo di soggiorno obbligato a Montecavolo dove instaurerà una locale con interessi in provincia di Reggio Emilia, nel modenese e a Piacenza, era solito frequentare il Bar Cooperativa della piazza centrale del paese, scortato da quattro uomini, dove elargiva banconote da centomila lire a chiunque gli stesse simpatico. Sempre nella medesima informativa si da conto di come il suo modus operandi fosse talmente radicato che l’unico telefono a gettoni della piazza, dovesse stare a sua completa disposizione.

Non c’è luogo in provincia di Reggio Emilia che non sia stato toccato direttamente o indirettamente dagli interessi della consorteria.

L’opera di divulgazione che sta portando avanti il gruppo Agende Rosse di Reggio Emilia e Provincia, non è quindi solo un’opera importante di consapevolizzazione ma una necessaria operazione di memoria,  di cultura e di apprendimento collettivo.

L’evento di Montecavolo è stato uno dei momenti più importanti del nostro percorso iniziato più di un anno fa. Un percorso che non vuole esaurirsi solo in un importante opera di testimonianza ma vuole servire anche da effetto moltiplicatore, ossia far si che altri, come Simone, si facciano promotori di iniziative di questo tipo. Fare cultura sul territorio, incontrare le persone, organizzare insieme ai cittadini questi momenti è uno dei modi più efficaci per creare una cultura della legalità.

Movimento Agende Rosse – Rita Atria – Reggio Emilia e Provincia

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