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Paolo Borsellino e Giovanni Falcone

di Ferdinando Imposimato

Riportiamo di seguito una nota del Giudice Imposimato pubblicata su Facebook sabato 22 luglio 2017

A Paolo dedico le parole di Shakespeare:

«ripudia l’ambizione, ama te stesso come ultima cosa, accarezza quei cuori che ti odiano, l’onestà è più potente della corruzione. Nella tua destra porta la dolce pace per ridurre al silenzio le lingue invidiose. Sii giusto e non temere. Tutti i fini a cui miri siano quelli del tuo Paese, di Dio, della famiglia e della verità: allora se cadrai, cadrai da martire benedetto».

E così è stato ed è caduto Paolo, martire ed eroe immortale

Orazione di Ferdinando Imposimato per Paolo Borsellino 19.7. 17 h 7

Per me è un onore commemorare Paolo Borsellino che ho ammirato come magistrato integerrimo e imparziale e amato come fratello minore. Aveva quattro anni meno di me. Ma Paolo lo onorano la sua vita esemplare, l’amore immenso per la sua famiglia: la madre Maria, la moglie Agnese, i figli Tancredi, Lucia e Fiammetta, i fratelli Rita e Salvatore, le agende rosse nate per tenere desta la fiaccola della verità e della giustizia, l’eroica scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Cosina, Claudio Traina. Ricordo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la loro scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo. Solidarietà a Maria Falcone per spregevole attacco al busto di Giovanni Falcone, amico fraterno di Paolo.

– In Paolo incontrai saggezza e umiltà, anche se a soli 23 anni divenne il più giovane magistrato d’Italia. Donò tutto se stesso alla giustizia e sacrificò la sua nobile vita per conoscere la verità e rendere giustizia a Giovanni. Era convinto che un Paese può vivere senza benessere, non senza giustizia. Un Paese senza giustizia si disintegra.

Antonino Caponnetto, il capo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scolpì la figura di Paolo in modo mirabile e disse:

«Paolo ebbe estrema semplicità, profonda umiltà e immensa umanità, enorme carica d’amore verso il prossimo, senso religioso del lavoro, generosità e coraggio con cui affrontò vita e andò incontro a morte annunciata».

Conobbi Paolo e Giovanni ai primi anni 80 per indagini contro banchiere Michele Sindona, corruttore di politici con soldi di Cosa Nostra: indagini che io conducevo a Roma per sequestro simulato per estorcere denaro ai politici; e Paolo e Giovanni a Palermo per associazione mafiosa. A Palermo conobbi il consigliere Rocco Chinnici che creò il pool antimafia. Inviai a Paolo e Giovanni il procedimento romano contro i mafiosi Rosario Spatola, Salvatore Inzerillo e Giovanni Gambino su cui indagava il commissario Boris Giuliano, poi assassinato da Leoluca Bagarella.

Iniziò così la sinergia tra i pool di Roma e Palermo con scambio di informazioni e strategia antimafia, che favorì fenomeno pentiti con Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e altri pentiti. Ciò provocò grande preoccupazione di politici, governanti e imprenditori che temevano si scoprisse il rapporto mafia politica imprenditoria.

Paolo e Giovanni nel 1984 a un convegno di Fiuggi, in memoria di mio fratello Franco, accusarono il Ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro d’inerzia sulla legge a favore pentiti da lui promessa. Egli percepiva illegittimamente 100 milioni di lire al mese dai servizi segreti italiani.

Nel 1983 erano iniziati terribili omicidi e stragi opera di una struttura segreta creata negli USA da poteri massonici, che attraverso la CIA-servizi segreti americani-, che si serviva della mafia e del terrorismo italiani, commetteva stragi e omicidi di magistrati, poliziotti, carabinieri e assassini di cittadini innocenti, come quello di Umberto Mormile e tanti altri, per creare paura e fare leggi liberticide. Ricordo alcuni di questi barbari assassini: gennaio 1983 venne ucciso il giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, ad agosto 1983 il consigliere istruttore di Palermo, Rocco Chinnici, ad ottobre fu ucciso dalla banda della Magliana mio fratello Franco Imposimato per fermare le mia indagini su Cosa Nostra e sul barbaro assassinio di Aldo Moro, nell’estate del 1985 furono uccisi a Palermo i commissari di Polizia Beppe Montana e Ninni Cassarà, e fu commessa a Trapani la strage di Pizzolungo contro il giudice Carlo Palermo, in cui furono uccise una mamma e due bambine, colpite dalla esplosione di una potente carica di esplosivo. Dopo 2 anni dalla uccisione di Franco, per minacce di morte a altri miei fratelli e sorelle, fui costretto a lasciare l’Italia e ad andare a Vienna, sede dell’UNFDAC, e in America Latina alle Nazioni Unite per l’addestramento dei giudici colombiani, boliviani, ecuadoregni e peruviani. Non potevo fare l’eroe sulla pelle dei miei fratelli e delle mie sorelle. Paolo nel 1987 subì la ingiusta accusa di essere professionista dell’antimafia, lui nemico del carrierismo e votato solo alla causa della giustizia. Era una calunnia, che non scalfì la reputazione adamantina di Paolo Borsellino ma preparò il terreno alla sua delegittimazione, preludio della uccisione.

Paolo e Giovanni continuarono da soli lotta a mafia. Ma dopo omicidi a Trapani del Giudice Alberto Giacomelli, 14 settembre 1988, e l’assassinio feroce del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano del 25 settembre 1988, Cosa Nostra alzò il tiro: nel Giugno 89 eseguì l’attentato a Addaura a Falcone, fallito per l’eroico intervento degli agenti Emanuele Piazza e Antonino Agostino, assassinati assieme a Ida Castelluccio, moglie di Agostino, in attesa di un bambino.

Il Consiglio Superiore della Magistratura nel gennaio 88 aveva bocciato Giovanni Falcone come successore di Caponnetto alla guida dell’Ufficio Istruzione di Palermo e scelto Antonino Meli, che subito dopo sciolto il pool antimafia. Il CSM condusse contro Falcone 3 inchieste nell’89, 90 e 91.L’accusa a Falcone era di insabbiamento delle indagini per gli omicidi dell’onorevole Piersanti Mattarella avvenuto nel 1980 e dell’on. Pio La Torre nel 1982. Paolo Borsellino reagì in difesa di Falcone e fu ammonito da CSM. Paolo e Falcone si sentirono feriti dalle inchieste devastanti del CSM: Falcone rilasciò una intervista e disse a una giornalista: il CSM mi ha delegittimato, sarò ucciso.

Il governo mondiale invisibile

Nell’agosto del 1990 il Presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti rivelò l’esistenza di una organizzazione paramilitare, Gladio Stay Behind, alla Camera dei deputati. La funzione ufficiale di Gladio era stata, secondo Andreotti, la difesa dell’Italia da una possibile invasione da parte della Unione Sovietica. Ma vedremo che ben altri erano gli scopi. Andreotti e il Ministro dell’Interno Francesco Cossiga erano capi della Gladio in Italia.

Giovanni e Paolo, che indagavano sui delitti politici di Palermo, intuirono una terribile verità: Gladio era coinvolta nei delitti politici commessi in Italia tra cui gli omicidi del Presidente della Regione Piersanti Mattarella, dell’onorevole Pio La Torre e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro.

Intanto nel settembre 1990 fu ucciso il giudice Rosario Livatino della Procura di Agrigento.

La Commissione parlamentare Stragi accertò la verità sulla vera natura di quella misteriosa associazione: Gladio – Stay Behind non serviva a difendere l’Italia da una possibile invasione da parte della Unione Sovietica; era associazione illegittima a guida Cia (Central Intelligence Agency) che controllava i servizi segreti italiani e altri servizi segreti del mondo occidentale. Tutti i membri di Gladio avevano il Nulla Osta sicurezza NATO. Ma la NATO era anche la entità da cui provenivano gli esplosivi usati per tutte le stragi commesse in Italia.

A questo punto occorre inquadrare la vera natura di Gladio, il mistero dei misteri, l’enigma della Repubblica. Le analisi della Commissione Stragi non erano sufficienti, né quelle della stampa e degli storici. E mentre mi dibattevo per cercare di risolvere il segreto, la buona sorte mi venne incontro. Eseguendo ricerche storiche, trovai alcuni documenti allegati alla requisitoria del Pubblico Ministero Emilio Alessandrini sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Quella strage era stata lo spartiacque di tutte le stragi.A darmi un aiuto fondamentale fu il mio amico ex giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio, napoletano, divenuto senatore. Egli mi diede, nel 2012, la requisitoria di Alessandrini, con tre allegati. Erano un documento del 1967 e due del maggio1969, nascosti a Montebelluna, in una banca locale, dal terrorista di Ordine Nuovo Giovani Ventura arrestato per le stragi di Milano. Essi descrivevano il governo mondiale invisibile, che aveva come struttura portante Gladio SB, parlavano della «guerra occulta», cioè della strategia della tensione, alimentata dal world deep state da anni, in varie parti del mondo e di «gruppi di pressione internazionali», tra cui Bilderberg che si valeva della CIA come braccio armato, e della necessità di compiere attentati con il sostegno di alcuni Paesi tra cui gli Stati Uniti. Il rapporto 1967 rivelò una verità sconvolgente «In un primo tempo, queste forze (Bilderberg, Cia) appoggiavano i movimenti cattolici a tendenza liberal progressista che si andavano manifestando in tutto il mondo. Ma a partire dalla Amministrazione Kennedy – «con la quale la CIA conseguiva la maggiore età» – la loro posizione si orienta verso posizioni sempre più estremiste, fino a divenire un autentico governo invisibile che orienta a suo capriccio la politica governativa, con una potenza ed una abbondanza di mezzi che non hanno precedenti nella storia americana. La CIA, in origine progettata come organismo informativo per la elaborazione della politica estera del Capo della Casa Bianca, si è trasformata in una forza di sovversione che si insinua negli affari interni degli altri paesi» (rapp RSD I Z n 230 5.VI.1967). Ma la Cia si valeva in Italia di politici, forze dell’ordine, terroristi, Cosa Nostra e di ogni tipo di criminali. Una conferma venne dalla scoperta fatta nel 2012: i servizi italiani avevano gli uffici in via Sicilia a Roma, a breve distanza da un ufficio del OSS, della CIA, di una sede di Gladio SB, di una società di copertura di Ordine Nuovo e della associazione massonica ONPAM fondata da Licio Gelli. (Imposimato Repubblica Stragi Newton Compton 2012 p46). Tutto questo aiuta a capire cosa c’era dietro le stragi di Capaci e di via D’Amelio.

Tornando a via D’Amelio e alle stragi che la precedettero, il gladiatore Francesco Elmo, studente universitario di destra, confessò ai PM di Trapani che di Gladio facevano parte uomini delle istituzioni, politici, civili, militari e mafiosi; disse che Gladio era coinvolta nella strage dell’ Addaura, contro Falcone – salvo per il coraggio di due coraggiosi agenti di Polizia, Emanuele Piazza e Antonino Agostino, poi uccisi-, e negli omicidi dell’onorevole Pio La Torre, Piersanti Mattarella, nella strage del consigliere Rocco Chinnici, nella strage Pizzolungo contro Calo Palermo, e in altri delitti (A. Sorrentino: chi ha ucciso Pio La Torre).

Nel 2008 scoprii che Aldo Moro era stato vittima di una operazione Gladio; la quale aveva agito attraverso l’agente della Cia Steve Pieczenik,- inviato in Italia da Henry Kissinger consulente del Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, – i servizi segreti inglesi e tedeschi. Pieczenick accusò Andreotti e Cossiga di avere voluto la morte di Aldo Moro. Ma Kissinger era anche uno dei fondatori del gruppo Bilderberg.Il rapporto 1967 fa un’ammissione straordinaria «In un primo tempo, queste forze (Bilderberg, Cia ed Ada) appoggiavano i movimenti cattolici a tendenza liberal progressista che si andavano manifestando in tutto il mondo. Ma a partire dalla Amministrazione Kennedy- con la quale la CIA conseguiva la maggiore età – la loro posizione (ADA e AFL-CIO) si orienta verso posizioni sempre più estremiste, fino a divenire un autentico governo invisibile che orienta a suo capriccio la politica governativa, con una potenza ed una abbondanza di mezzi che non hanno precedenti nella storia americana. La CIA, in origine progettata come organismo informativo per la elaborazione della politica estera del Capo della Casa Bianca, si è trasformata in una forza di sovversione che si insinua negli affari interni degli altri paesi» (all RSD I Z n 230 5.VI.1967 oggetto: gruppi di pressione internazionale in occidente)

La svolta: Gladio nel mirino di Falcone e Borsellino

Nel 1990 avvenne la svolta: Falcone decise di indagare su Gladio e sulla sua probabile implicazione negli omicidi Mattarella, La Torre e altri. Il Procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, amico di Andreotti, si oppose in modo frontale a quella scelta. Qualcuno disse che Giammanco faceva parte di Gladio, ma non c’erano prove certe. Falcone fu costretto a lasciare la Procura di Palermo e ad andare al Ministero della Giustizia. Il suo obiettivo era fare la legge sui pentiti, la Procura Nazionale Antimafia, la legge sull’isolamento dei mafiosi più pericolosi (il famoso 41 bis), ed altre leggi necessarie alla lotta alla mafia.

Alla Procura di Palermo, Paolo restò solo ma continuò a vedere Giovanni Falcone sia andando al Ministero in via Arenula, sia incontrandolo a Palermo, quando Giovanni Falcone tornava perché aveva nostalgia della sua terra.

Nel 1991 Falcone scrisse nella sua agenda elettronica appunti sul ruolo di Gladio negli assassini di Palermo; e Paolo Borsellino era perfettamente d’accordo su questa diagnosi, ma entrambi trovarono ostacoli nel Procuratore di Palermo Giammanco che rifiutò di seguire la pista della connessione degli omicidi Mattarella e La Torre con la associazione Gladio, definita illegittima dalla Commissione Stragi: Giovanni ne parlò amareggiato con Paolo, che probabilmente annotò le notizie su Gladio su agenda rossa, quella agenda che poi scomparve dalla macchina di Borsellino perché prelevata e sottratta ai familiari di Paolo.

Il 25 giugno 92 a Palermo, Paolo Borsellino rivelò «di avere saputo molte cose da Giovanni Falcone prima della strage di Capaci ma non poteva parlare pubblicamente», «parlerò col Procuratore della Repubblica di Caltanissetta (Celesti): circa i diari di Giovanni Falcone posso dire soltanto, e qui mi fermo affrontando l’argomento, e per evitare che si possano, anche su questi appunti innescare speculazioni fuorvianti, che questi appunti che sono stati pubblicati dalla stampa, sul Sole 24 ore dalla giornalista Milella, li avevo letti in vita di Giovanni Falcone. Sono proprio appunti di Giovanni Falcone, perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi» (Giommaria Monti Falcone e Borsellino, la calunnia, il tradimento Editori Riuniti). Ma cosa dicevano questi appunti? Il cuore di questi appunti di Falcone riguardava Gladio

«Si è rifiutato di telefonare a Giudiceandrea per la Gladio, prendendo pretesto dal fatto che il procedimento non era stato assegnato ad alcun sostituto» (il Procuratore della Repubblica di Roma indagava personalmente su Gladio nella Capitale e chiese l’archiviazione in cambio della proroga della permanenza in servizio fino a 72 anni decisa dai gladiatori Andreotti e Cossiga)

«Nella riunione di pool per la requisitoria Mattarella, mi invita in maniera inurbana a non interrompere i colleghi (13 dicembre 1990)

«18.12.1990. dopo che ieri pomeriggio si è deciso di riunire i processi Reina, Mattarella e La Torre, stamattina gli ho ricordato che vi è istanza di parte civile nel processo La Torre di svolgere indagini su Gladio. Ho suggerito di chiedere al giudice istruttore di svolgere noi le indagini in questione, incompatibili col vecchi rito, acquisendo copia dell’istanza in questione». Falcone voleva fare indagini su Gladio.

«19.12.1990. Altra riunione con lui, con Sciacchitano». Insistono nel rinviare tutto alla requisitoria finale e, nonostante mi opponga, esclude il nesso con Gladio

«19.12.1990. Non ha più telefonato a Giudiceandrea e così viene meno la possibilità di incontrare i colleghi romani che si occupano di Gladio»

Era chiaro che la ossessione di Falcone era l’indagine su Gladio.

Paolo sapeva di Gladio, costato la vita all’onorevole La Torre, come aveva accertato l’avv. Armando Sorrentino difensore della moglie di La Torre

Precisi elementi, ricavati dai tre predetti documenti, allegati alla requisitoria di Emilio Alessandrini, mi consentirono di scoprire che Gladio era responsabile della strategia stragista in Italia a partire dalla Strage di Portella della Ginestra. Stragi di Capaci e via D’Amelio ebbero stessi organizzatori ed esecutori: Cosa Nostra.

Ecco gli elementi che legano le stragi a Gladio

1) I documenti 67 e 69 allegati alla requisitoria del PM Emilio Alesandrini parlavano di governo mondiale occulto di cui Cia, definita un mostro, era braccio armato, che si serviva di terrorismo nero e rosso e di Cosa Nostra

2) in tutte le stragi, comprese quelle di Capaci e via D’Amelio, c’era stato uso esplosivo T4 di tipo militare NATO, che non si trova in commercio

3) il mafioso Francesco Di Carlo disse ai magistrati: dopo Addaura agenti con accento inglese e il dott Labarbera, andarono più volte in carcere Full Sutton Londra e gli chiesero il nome di un esperto in esplosivi per uccidere Giovanni Falcone,Di Carlo indicò agli agenti il nome di Antonino Gioè che indicò quello di Pietro Rampulla che partecipò a Capaci: e fu condannato all’ergastolo.

3) l’on Rino Formica nel 2014 disse alla giornalista Stefania Limiti dell’arrivo a Palermo, il giorno dopo Capaci, di agenti FBI che avevano avocato le indagini e gestito al posto degli inquirenti italiani. Essi in realtà depistarono indagini secondo tecniche esposte in sentenza dal Giudice Istruttore Leonardo Grassi di Bologna che indagava sulla strage di Bologna. Lo stesso avvenne con Strage di via D’Amelio.

4) Pentiti di Cosa Nostra dissero «ordine da America era di fare un botto enorme». Per Falcone attentato Addaura era fallito perché volevano un attentato eclatante

5) Elmo indicò la matrice Gladio per strage Addaura e altri delitti come l’uccisione del giudice Rocco Chinnici

6) Totò Riina secondo una ricerca di una tesista della facoltà di scienze dell’Investigazione della Università l’Aquila, Luisiana Noviello, era un agente CIA, (che gestiva Gladio ndr)

7) L’ex Pubblico Ministero, dr Luca Tescaroli, che era stato in servizio a Caltanissetta, accertò che Vito Ciancimino era membro di Gladio.

Nel settembre 2016, nella NY University tenni diverse conferenze in cui ricostruii la strategia della tensione in Italia, che aveva condizionato in senso reazionario la vita politica del nostro Paese, e indicai nel Governo mondiale il mandante occulto dei massacri, a partire da Portella della ginestra per proseguire con Piazza Fontana fino alle stragi di Capaci e via D’Amelio e a quelle del 1993 a Galleria degli uffizi in via dei Georgofili a Firenze, a San Giovanni, a Roma, e a Milano.(Rep Str imp oggetto di dibattito in NY University, che ha pubblicato la copertina sul grande schermo).

– Conclusione: i depistaggi istituzionali nelle indagini e nei processi per le stragi del 1992 hanno impedito per anni l’accertamento della verità. Tuttavia le Corti Assise di Caltanissetta e di Catania nel 2017 hanno riconosciuto i depistaggi istituzionali e hanno assolto Scarantino e tutti quelli accusati da lui su pressione del commissario La Barbera e altri. La Corte Caltanissetta, il 20 aprile 2017, ha quindi rilanciato la pista del depistaggio istituzionale e concluso che Scarantino fu indotto a mentire da altri, e trasmesso gli atti alla Procura nissena perché riapra indagine che nel 2015 si era chiusa con l’archiviazione del Giudice Indagini Preliminari.

Grazie alla tenacia di Salvatore Borsellino e della sua nobile famiglia, di fronte alla quale mi inchino per la sua dignità e il suo coraggio, grazie alle indagini degli avvocati Fabio Repici, Stefano Mormile e di tanti altri, è stato dato un contributo formidabile alla verità e scongiurato un errore che avrebbe ostacolato le ricerche e offeso la memoria di Paolo. Solidarietà ad Angelina Manca, Vincenzo Agostino, Paola Caccia, Nunzia e Stefano Mormile, i coniugi Domino per la perdita dei loro familiari ad opera di feroci assassini.

Politici italiani e stragi. No a speculazione politica, ma non posso tacere con omertà e reticenza. Sento, in questo momento solenne, verso Paolo, Giovanni, Francesca ed eroici uomini delle scorte e vittime stragi, un dovere di verità storica. Senza rifondare la verità non si rifonda l’Italia. A Palermo nel 2017 è nata l’associazione memoria e futuro per accertare la verità storica nelle stragi.

Dopo avere parlato di Gladio e del Governo Mondiale invisibile di cui al documento «RSD I Z n 230 del 5.VI.1967 oggetto: gruppi di pressione internazionale in occidente», non sembri strano il riferimento a governanti italiani, che grazie al sostegno con ogni mezzo di quei gruppi di pressione internazionali, conquistarono il Potere eliminando i difensori della democrazia come Falcone e Borsellino, che si batterono contro Gladio: si tratta dell’entrata in scena di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell’Utri, che nel libro la Repubblica delle stragi impunite del 2012, erano stati «indicati dal boss Gaspare Spatuzza come i nuovi interlocutori di Cosa Nostra» (F. Imposimato Repubblica delle stragi impunite Newton Compton p 312) «il richiamo a Berlusconi e Dell’Utri era stato fatto anche dal mafioso Giuseppe Monticciolo nel 2000. Egli raccontò al magistrato Chelazzi di Firenze, coraggioso e acuto, che le stragi del 1993 erano state richieste a Leoluca Bagarella da Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, tramite il fattore di Arcore Vittorio Mangano» (F. Imposimato ibidem p 312). Ma i rapporti di Berlusconi con Cosa Nostra erano antichi e risalivano alla metà degli anni settanta. Secondo quel documento, la CIA (e il gruppo Bilderberg nda) si era

«poco a poco radicalizzata verso posizioni sempre più estremiste fino a divenire un autentico “Governo invisibile” che orienta a suo capriccio la politica governativa, con una potenza ed abbondanza di mezzi che non hanno precedenti nella storia americana. La CIA, in origine progettata come un organismo informativo per la elaborazione della politica estera del capo della Casa Bianca, si è trasformata in una forza di sovversione che si insinua negli affari interni degli altri paesi»

Il documento del 1967 proseguiva dicendo

«due anni or sono, tenendosi a Roma la riunione del consiglio direttivo del gruppo Bilderber(sic), mr Sulzberger, servendosi del New York Times, rendeva noto il nuovo cambio di rotta che si stava per intraprendere» (documento RSD/1 Z n 230 5.6.1967 gruppi di pressione internazionale in occidente) «l’esistenza di una guerra occulta non è una novità».

Del resto le connessioni tra il Governo italiano e Gladio sono apparse evidentissime nella guerra all’Iraq. La decisione del Presidente USA George Bush e del premier inglese Tony Blair di scatenare la ingiusta guerra all’IRAQ, causa delle nostre rovine attuali, in base all’inesistente «pericolo Saddam Hussein guerra nucleare», fu favorita dalla CIA, architrave di Gladio. E pienamente sostenuta dal premier italiano Silvio Berlusconi «uno degli ispiratori della frode del Niger Gate». Il 19 febbraio 2003 al Senato della Repubblica, Berlusconi fece riferimento a «elementi di prova sul riarmo di Saddam Hussein», e in seguito disse «Gli Stati Uniti non resteranno soli nell’impedire la proliferazione delle armi di distruzione di massa», che poi Bush (2008) e Blair (2015) ammisero pubblicamente essere stata una totale falsità dei fatti che aveva provocato la guerra all’IRAQ. (F. Imposimato La grande menzogna 2006 Koinè p 61). In tal modo si comprende come il Governo Berlusconi sia stato emanazione del Governo mondiale invisibile che ha governato l’Italia e ha eseguito gli ordini della CIA e di Gladio, coinvolte nelle stragi di Capaci e via D’Amelio.

Concludendo

– Molti pentiti, credibili per i magistrati di Palermo e Firenze, affermano che stragi del 92 e 93 erano funzionali al ricambio di referenti politici della I Repubblica e al sostegno ai nuovi referenti nella conquista del potere. I pentiti sono Gaspare Spatuzza, Giuseppe Monticciolo, Salvatore Cancemi, Giuseppe Graviano, Francesco di Carlo e diversi altri.

I rapporti di Berlusconi con i capi di Cosa Nostra, secondo il mafioso Di Carlo, risalivano a metà degli anni settanta. I fatti sono stati ricostruiti in documenti e libri inchiesta e anche in sentenze, le quali non hanno mai portato alla condanna di Silvio Berlusconi. Verità storica e verità processuale possono non coincidere, nel senso che una sentenza esclude la rilevanza penale di alcuni accadimenti, i quali siano però fattualmente accertati. In questi casi, secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, non può essere predicata la non verità dei fatti solo perché una sentenza ne ha escluso la illiceità penale (Pisauro, Provvisionato e Imposimato Corruzione ad alta velocità ed Koinè p 21) I fatti emergono da

1) un documento del 5 aprile 1984, risulta che un pentito rivelò a Falcone e Borsellino riciclaggio di esponente di Cosa Nostra, Gaetano Fidanzati in imprese immobiliari di giovane imprenditore: Silvio Berlusconi. Nessuno ha mai messo in dubbio veridicità di quel verbale pubblicato in libro. Il Tribunale di Roma in sentenza su banda della magliana denunziava inerzia di Procura di Roma di fronte a fatti penalmente rilevanti «Tra marzo 1980 e luglio 1981 un grande flusso di denaro derivante dai finanziamenti di Silvio Berlusconi, per l’acquisizione di terreni in Sardegna,..I rapporti tra Carboni e Comincioli, come quelli fra Carboni e Berlusconi, che hanno interessato un movimento di più di 20 miliardi per operazione Olbia Due, non sono stati giudicati come sospetti dagli inquirenti» (R d S I p 317).

2) Spatuzza dichiara, il 16 giugno 2009, ai PM della DDA di Firenze Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi «Cosa Nostra era un’associazione mafiosa terroristica» essendosi spinta verso campi che non erano propri. (Lo Bianco e Rizza Agenda nera Chiare lettere p357).

3) Spatuzza racconta ai PM di Firenze incontro del luglio 1993 col capo mafia Giuseppe Graviano, in casolare di Campo Felice di Roccella, di Palermo. Graviano gli dice che gli attentati al patrimonio artistico italiano sono legati all’accordo con Berlusconi e Dell’Utri, indicati da Graviano come i nuovi interlocutori di Cosa Nostra. (Lo Bianco ib) Berlusconi e Dell’Utri «prima si accreditarono facendo fare le stragi» e poi apparvero come coloro in grado di farle cessare. Berlusconi e Dell’Utri negano.

4) Sembra certo che Berlusconi abbia versato a M. Dell’Utri l’equivalente di 80 miliardi di lire, (RSI p 312) la magistratura contestò l’estorsione a Dell’Utri. Le Magistrature di Firenze, Palermo e Caltanissetta definirono attendibile Spatuzza; del resto non si capiva l’interesse di Cosa Nostra a fare, nel 1993, attentati al patrimonio artistico di Firenze, Milano e Roma. Essi ne ignoravano persino la esistenza. Giuseppe Graviano confermò in colloquio con detenuto Adinolfi, il 10 aprile 1996 i collegamenti Cosa Nostra – Berlusconi alla vigilia delle stragi (Corsera 10.6. 17)

Fatta salva la presunzione di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva, esistono gravi accuse contro esponenti politici ben individuati, accuse che non possono essere ignorate. In base al principio di obbligatorietà dell’azione penale (art 112 “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”) le persone accusate devono essere oggetto di indagini, come avviene per tutti i cittadini, tanto più se si tratta di criminali socialmente pericolosi (Tribunale di Milano).

La Costituzione e la legge Anselmi

L’art 18 della Costituzione vieta le associazioni segrete come il gruppo Bilderberg e Gladio: afferma «sono proibite le associazioni segrete». La Legge Anselmi contro le associazioni segrete, del 1982, gennaio, firmata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini aveva una precisa funzione. Dotare la Repubblica di una legge che ponesse fine alle associazioni segrete, il cancro che ha minato fino alle fondamenta la solidità democratica del nostro Paese negli anni dal 1948 fino al 1980. 40 anni dopo, forze esterne al Parlamento, tra cui il gruppo Bilderberg saltano fuori per condizionamenti illeciti e terrorismo che si sommano alle numerose inchieste dei magistrati di mezza Italia. Tutti gli elementi che richiamano in mente gli anni bui della loggia guidata da Licio Gelli, con molti piduisti rientrati in scena, tra cui Berlusconi.

La legge Anselmi ritorna attuale. Essa dice

Art. 1 Si considerano associazioni segrete, vietate dall’art 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno delle associazioni palesi, occultando la loro esistenza o tenendo segrete finalità e attività sociali, o tenendo segrete finalità e attività sociali, i soci svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi Costituzionali, di amministrazioni pubbliche, etc.

(In questo tipo di associazione segreta rientrano la Trilateral commission e il gruppo Bilderberg)

Art. 2 Chiunque promuove o dirige una associazione segreta, ai sensi dell’art 1, o svolge attività di proselitismo a favore della stessa, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Chiunque partecipa ad una associazione segreta è punito con l’interdizione per un anno dai pubblici uffici.

Ma essa non viene attuata, ma dovrebbe essere attuata.

Ricordando Paolo, mi rivolgo ai giovani, la cui assenza dalla vita sociale e politica significa la fine della speranza per tutti noi. E’ responsabilità dei governanti e degli adulti non avere creato ai giovani un ambiente accogliente ove la speranza fosse possibile. Giovani, ispiratevi a Paolo e a Giovanni; fuggite le vacue tentazioni, sappiate ritrovare, come Paolo, le vie della faticosa preparazione, della modestia delle vigilie, del sacrificio e della dedizione nella preparazione. Non raccomando, a voi giovani, il facile successo come scopo della vita. L’uomo di successo è colui che riceve spesso moltissimo dal proprio prossimo, molto di più del servizio da lui prestato al prossimo. Il valore di un uomo si valuta da ciò che egli dà al prossimo, non da ciò che egli riesce a farsi dare. Ma i giovani devono impugnare la fiaccola della libertà e proseguire la nuova resistenza contro i poteri occulti, siano essi Bilderberg che Cosa Nostra o associazioni terroristiche.

Paolo ebbe come baluardo la Costituzione; sia ancora, o giovani, la Costituzione la vostra stella polare, la vostra corazza, il vostro scudo come lo fu per Paolo e Giovanni: essa non è un arido elenco di articoli senza nome, ma il testamento spirituale di 200000 mila morti e oggi anche dei martiri della Nuova resistenza Paolo, Giovanni, Francesca, Emanuela Loi e tanti altri umili ma fieri servitori dello Stato. Dietro ogni articolo della Costituzione ci sono giovani, giovani come voi, caduti, caduti combattendo, giovani che hanno dato la vita perché le parole giustizia e libertà venissero scritte su questa carta. Viva Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e tutti i caduti in difesa della democrazia.

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