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Palermo: incontro in memoria di Claudio Domino, vittima di mafia.

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di Mauro Faso

Lunedì 8 ottobre, vicini alla famiglia Domino, ricorderemo l’assassinio del loro figlio Claudio. Sarà un giorno importante perché occasione di memoria per Claudio, così come per la totalità delle 125 piccole innocenti vittime di mafia.

La giornata, organizzata anche grazie al supporto del gruppo palermitano Agende Rosse – Paolo Borsellino, si divide in tre momenti che impegneranno l’intera giornata.

Primo incontro alle ore 9 nella chiesa San Vincenzo de Paoli in via Dei Quartieri – Palermo. Lì gli alunni della scuola Secondaria di primo grado “Borgese XXVII Maggio” incontreranno Ninni e Graziella Domino, genitori del piccolo Claudio, per condividere memoria e riflessioni.

Dalle ore 10.30 gli intervenuti si ritroveranno sul luogo in cui venne compiuto l’omicidio, (appuntamento in via Claudio Domino) per rendere omaggio.

La giornata commemorativa si concluderà alle ore 17.00 con un incontro aperto alla cittadinanza, presso la Sala delle Lapidi a Palazzo delle Aquile (Comune di Palermo), durante il quale con la famiglia Domino, il supporto del dott. Leonardo Agueci (già Procuratore Aggiunto a Palermo) ed ogni cittadino che vorrà intervenire, si potranno condividere pensieri, progettualità e considerazioni sul tema del contrasto alla criminalità organizzata, con particolare riferimento ai minori vittime di mafia.

La storia di Claudio ci ricorda che la mafia non ha mai fatto alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini quando si è trattato di raggiungere i propri fini, anche attraverso l’omicidio. Non ha mai rispettato alcun codice etico o morale. È il 1986 e Palermo vive un clima di paura, da anni la città è martoriata da guerre intestine tra clan per il controllo del territorio e molti, troppi, sono i caduti in difesa della giustizia, dello Stato. In città le famiglie temono anche nel fare una passeggiata, per il rischio di rimanere coinvolti in una sparatoria. Adiacente al carcere Ucciardone è stato costruito un bunker in cui è in corso il Maxiprocesso alla mafia siciliana, più di 440 persone alla sbarra sono accusate di appartenere a vario titolo a Cosa Nostra. Uno degli obiettivi del processo è di dimostrare proprio l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata. Il verdetto finale, nel dicembre 1987 ammonterà a condanne per oltre 2600 anni di carcere.

Claudio ha 11 anni, appartiene ad una famiglia per bene in cui entrambi i genitori lavorano e si prodigano per garantire un futuro ai loro figli. Tra le varie attività, la famiglia di Claudio possiede un’impresa di pulizie che ha vinto da poco l’appalto per la gestione dell’aula bunker. È il giorno 7 ottobre, un martedì. La giornata è ormai sul finire, Claudio è in strada insieme a due amichetti. Una moto di grossa cilindrata si accosta e lo chiama per nome: “Claudio vieni qua, avvicinati”, a quel punto il killer a volto coperto tira fuori una pistola calibro 7,65 e spara a distanza ravvicinata sul volto del bambino. Claudio muore lì, a pochi metri dalla cartolibreria della madre. Non si saprà mai il reale motivo di questo efferato omicidio, diverse sono le ipotesi fatte: aveva forse assistito per caso al confezionamento di alcune dosi di eroina in un magazzino della zona o, peggio, al sequestro di qualcuno che non avrebbe più fatto ritorno. Considerata anche l’ipotesi di una ritorsione nei confronti della famiglia, legata all’azienda di pulizie che operava nel bunker in cui erano ingabbiati i capi di Cosa Nostra. Non lo sapremo mai. Resta ancora non ufficiale il motivo per cui Claudio Domino viene freddato.

Indimenticabili, durante il maxiprocesso le affermazioni fatte da Michele Greco che si dichiarò estraneo all’omicidio, e di Giovanni Bontade che definì l’assassinio come non collegabile con la mafia: “Siamo uomini, abbiamo figli, comprendiamo il dolore della famiglia Domino. Rifiutiamo l’ipotesi che un atto di simile barbarie ci possa sfiorare”. A chi si riferisse quel noi si chiesero gli allora magistrati del maxi processo: quelle dichiarazioni potevano intendersi come un’ammissione implicita dell’esistenza dell’organizzazione di Cosa Nostra. In seguito circolerà la notizia che la mafia avrebbe provveduto “a far giustizia” eliminando i killer del bambino. Tra le varie ipotesi sollevate sul movente, quella più verosimile è fornita da un collaboratore di giustizia secondo cui Claudio era stato ucciso perché aveva visto confezionare alcune dosi di eroina in un magazzino. Per questo motivo era diventato un testimone scomodo, da eliminare.

I genitori, Ninni e Graziella, dopo anni di silenzio hanno sentito il bisogno di scendere in campo. Non vogliono ricordare solo Claudio, ma anche tutti quei bambini che come lui sono stati uccisi, senza colpa, dalla mafia. Così — racconta Antonio Domino — è partito il nostro nuovo percorso. Prima abbiamo studiato le storie degli oltre 100 bambini, poi abbiamo preso contatto con le scuole per portare la nostra testimonianza. Complice della scelta anche la pubblicità televisiva nei confronti del figlio di Totò Riina, in seguito alla pubblicazione del suo libro. Ha dichiarato Graziella Domino: “non potevo accettare che si osannasse un padre come quello, che si desse spazio al giovane Riina mentre lamentava la lontananza dal padre, quando io e mio marito non potremo mai più abbracciare il nostro Claudio”.

I Domino hanno così deciso di incontrare i giovani delle scuole in tutta Italia, una crociata in nome della giustizia e della verità sulla mafia, di come questa non abbia alcun uomo “d’onore” al suo interno. Parlano dei 125 bambini uccisi fino ad oggi dalla mafia. Ogni occasione per mamma e papà Domino è sempre finalizzata a mantenere la memoria dei minori vittime di mafia, vittime innocenti. Informazione ed al contempo sensibilizzazione delle nuove generazioni, questo si propongono i due genitori che hanno saputo trovare, in un immenso dolore, la forza di credere ancora nella società, nel sistema ed in chi domani dovrà governarlo. Hanno saputo trasformare il dolore in impegno civile. Gli straordinari coniugi Domino danno quotidianamente a tutti noi uno splendido esempio di cittadinanza, sana ed attiva, riponendo di fatto la loro fiducia nei bambini di oggi, e nel sistema che li farà crescere cittadini del domani.

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