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«Occhio Ragazzi»

di Patricia Ferreira e Guido di Gennaro

 

Il quotidiano La Nazione propone per l’anno scolastico 2017-2018 la 16° edizione del «Campionato di giornalismo» intitolato «Cronisti in classe 2018».

Gli studenti della scuola media Bandi di Gavorrano hanno aderito all’iniziativa, coinvolgendo le Agende Rosse.

Il risultato del loro lavoro è stato pubblicato mercoledì 7 febbraio.

 

Accedendo alla pagina del quotidiano, è possibile votare il lavoro svolto dai ragazzi.

 

 

«Occhio Ragazzi»
La scuola ha aderito ad un progetto per ricordare Falcone e Borsellino

IL MOVIMENTO delle Agende Rosse nasce per iniziativa di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso ed è costituito da cittadini che agiscono affinché sia fatta piena luce sulla strage di via D’Amelio a Palermo del 19 luglio 1992 e perché la lotta a tutte le mafie non si fermi mai. Patricia Ferreira e Guido di Gennaro sono i coordinatori del Movimento delle Agende Rosse Gruppo Agostino Catalano della Maremma e con loro il nostro Istituto ha dato vita a un progetto che porta il simbolico titolo di «Occhio Ragazzi!». Patricia e Guido si sono mostrati da subito molto disponibili rispondendo alle nostre domande.

Quali motivazioni sostengono il vostro impegno?

«Come Agende Rosse, i pilastri del nostro impegno sono due: fare memoria della persona, del lavoro e degli ideali del Giudice Paolo Borsellino; continuare a richiedere, a fianco di Salvatore Borsellino, verità e giustizia per la strage che è costata la vita al Giudice e a cinque agenti della scorta».

Come vi accolgono gli studenti quando avete occasione di incontrarli?

«L’accoglienza dipende molto dal modo in cui gli studenti sono stati preparati dagli insegnanti all’incontro con noi. Finora, nella maggior parte dei casi, abbiamo trovato attenzione, rispetto e molto interesse per le tematiche proposte».

SIMBOLI Alcuni dei ragazzi coinvolti nel progetto con il logo

Vi ricordate un momento particolare di questi incontri?

«Il coinvolgimento degli studenti quando insieme a noi facciamo intervenire anche dei testimoni diretti è decisamente più forte. Ci viene in mente, per esempio, l’incontro del fratello e la sorella di Agostino Catalano, caposcorta di Borsellino a cui abbiamo intestato il nostro gruppo di Agende Rosse, con alcune classi di una scuola media l’anno scorso. I ragazzi hanno ascoltato la testimonianza in perfetto silenzio, erano davvero attentissimi, e poi hanno fatto delle domande molto profonde».

Siete in contatto con i familiari dei giudici Falcone e Borsellino?

«Il nostro impegno come Agende Rosse ci ha portato a conoscere molto da vicino innanzitutto Salvatore Borsellino, fratello minore del Giudice Paolo. Successivamente abbiamo conosciuto anche altri componenti della sua famiglia (la moglie, due figli con i rispettivi coniugi, due nipotini, la sorella Rita, la nipote Roberta figlia della sorella Adele, il nipote Manfredi figlio di Paolo). In questi anni abbiamo anche conosciuto, soprattutto in occasione delle commemorazioni della strage ogni 19 luglio a Palermo, molti familiari degli agenti della scorta sia di Falcone che di Borsellino, così come alcuni sopravvissuti. Non abbiamo finora avuto occasione di conoscere personalmente i familiari del Giudice Giovanni Falcone».

IMPEGNO
Gli attentati che costarono la vita ai due magistrati antimafia sono una ferita per tutti

Quelle esplosioni che scossero le coscienze

IL 19 LUGLIO 1992 persero la vita a Palermo in via D’Amelio il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli: una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre, con circa 100 chilogrammi di tritolo a bordo, esplode al passaggio del giudice, l’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, ferito mentre parcheggiava uno dei veicoli della scorta e risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione in gravi condizioni. Il giudice viene ucciso 57 giorni dopo il collega magistrato Giovanni Falcone; Borsellino era consapevole che sarebbe stato il successivo bersaglio della Mafia e sapeva che la Mafia non si fermava davanti a niente pur di raggiungere i suoi obiettivi, per tale ragione il 13 luglio, quindi pochi giorni prima della strage usava queste parole: «Non ho tempo da perdere, devo lavorare, devo lavorare… È una corsa contro il tempo, per arrivare alla verità prima di essere fermato».

In classe con i nostri professori e insieme ai compagni abbiamo cercato di capire chi fosse il giudice Borsellino partendo da alcune frasi celebri pronunciate dal magistrato in diverse occasioni e ci siamo soffermati su due in particolare che ci hanno colpito per il messaggio forte e positivo che trasmettono e le abbiamo commentate proprio il giorno del suo compleanno il 19 gennaio: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». «La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità».

IL DOCUMENTO
Agenda Rossa Mistero senza risposta

UN’AGENDA dell’Arma dei Carabinieri del 1992, di colore rosso, fu donata dai militari al giudice Paolo Borsellino: nei mesi precedenti alla strage di via D’Amelio, il magistrato palermitano pare che utilizzasse due agende, una è di colore grigio, utilizzata come un normale diario in cui annotare gli spostamenti, le spese, gli impegni; nell’altra, quella rossa, il giudice appuntava invece pensieri, riflessioni, soprattutto di notte o al mattino presto, ed è per questo che non se ne separava mai; si tratta dunque di un documento che potrebbe fornire indicazioni determinanti per dare un volto ai mandanti poiché proprio su quell’agenda pare fosse solito appuntare anche riflessioni e contenuti dei suoi colloqui investigativi, soprattutto negli ultimi mesi che precedettero la strage. Quel terribile 19 luglio Borsellino ripose l’agenda nella sua borsa di cuoio poco prima di recarsi dalla madre in via D’Amelio, come testimoniato dai figli e dalla moglie del Magistrato. Da quel momento dell’agenda si sono perse le tracce.

In quel diario sono contenuti appunti sugli incontri ed i colloqui che Borsellino ebbe con collaboratori di giustizia e con rappresentanti delle Istituzioni. Si tratta di elementi determinanti per mettere a fuoco le complicità di pezzi dello stato con Cosa Nostra. Chi si è appropriato dell’agenda forse può oggi utilizzarla come potente strumento di ricatto proprio nei confronti di coloro che, citati nel diario, sono scesi a patti con l’organizzazione criminale.

LA REDAZIONE

LA PAGINA è stata realizzata dagli studenti Sofia Alfonso, Rebecca Biagioni, Celeste Bonanata, Leonardo Corsini, Adam Eddakille, Mohamed El Aasri, Giacomo Forlani, Francesco Giorgi, Viola Masini, Giuseppe Mazzamuto, Alessandro Milo, Giulia Montanari, Benedetta Moretti, Wissem Nfaiedh, Prisco Perugino, Benedetta Raciti, Filippo Sartoni, Rolando Liam Sexton, Marco Silveri, Mario Christian Spinelli, Giorgia Stevanato, Emma Venturi, Dragos Mihai Agafitei, Mohamed Tayachi Bejaoui, Matteo Cipriani, Irene Felici, Douaa Khouribech, Ilaria Leonelli, Daniele Malossi, Elia Manfrin, Pietro Mattu, Francesco Menale, Muiz Miniri, Sonia Montomoli, Giovanni Panardo, Cecilia Vilonna, Alessia Vitale, Giulio Alfonso, Ciro Bifolco, Alessio Borrelli, David Braile, Riccardo Fortunati, Madalina Luca Elena, Gaia Luti, Aurora Marchini, Alessia Melillo, Giulia Melillo, Elisabetta Russo, Martina Santini, Diego Sartori. Insegnanti tutor Irene Buzzegoli e Marcello Campomori, dirigente scolastica Assunta Astorino.

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