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Magistrati e depistaggio

19 Giugno 2019

Il Dott. Carmelo Petralia, uno dei magistrati che si occuparono della prima inchiesta sull’attentato del 19 luglio 1992 raccogliendo le dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino, iscritto, con la Dott.ssa Annamaria Palma, nel registro degli indagati dalla procura di Messina con l’accusa di calunnia aggravata, intervistato dal quotidiano LaSicilia non trova di meglio che scagliarsi contro la famiglia Borsellino facendo delle, a mio avviso, squallide affermazioni su Fiammetta Borsellino e su di me.
Su Fiammetta dice : «… a lei che domanda dove era lo Stato, dove erano i magistrati durante le indagini, dico dove era lei nei giorni drammatici precedenti l’assassinio di suo padre e degli altri servitori dello Stato, in quei giorni tremendi che separarono Capaci da via D’Amelio?”
Lascio a Fiammetta, che sa bene come farlo, e ne ha ben ragione, la risposta ad una domada coì squallida.
Su di me afferma : “Tutto il resto della famiglia Borsellino è stato assolutamente assente e mi riferisco anche al fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, che sentito come persona offesa in dibattimento nel primo processo, alla domanda dei pm se avesse qualche idea, qualche notizia, una qualche informazione da potere fornire su possibili motivazioni o altro che potesse ricollegarsi a quei drammatici fatti, rispose che non sapeva nulla. Viveva lontano – disse – e non aveva alcuna idea. Oggi invece sa tutto, ha chiarissime tutte le dinamiche politico mafiose e stragiste che agitavano l’Italia in quei primi ‘90”.
In realtà vivevo da anni a Milano, da Palermo ero andato via nel 1969, 23 anni prima della strage, e non vedevo mio fratello dal capodanno del 1992. Mi ci sono voluti anni, sono ingegnere non magistrato o carabiniere, per arrivare a capire come quella strage non fosse soltanto una strage di mafia, ma soprattutto una strage di Stato.
Cosa avrebbe voluto il Dott. Petrralia che rispondessi, e peraltro i PM non mi fecero nessuna domanda specifica, in ogni caso inutile perchè la soluzione dell’inchiesta c’era già qualcuno che la stava confezionando.
Avrei dovuto rispondere, per rafforzare il depistaggio in via di confezionamento, che trovandomi per caso qualche giorno prima a passare per Via D’Amelio, avevo visto Vincenzo Scarantino fare un sopralluogo per vedere dove piazzare la 126 che sarebbe stata usata per l’attentato?
Avrei dovuto dire che salendo per caso le scale della casa di mia sorella avevo visto un falso tecnico manomettere la scatola di derivazione del telefono per potere sapere l’ora esatta in cui Paolo sarebbe arrivato a prendere nostra madre?
Risponda a queste domande il Dott. Petralia pittosto che ritenere offensive le domande che il mio avvocato di parte civile fa in udienza con l’unico scopo dell’accertamento della Verità.
Senza quelle domande, poste dal mio avvocato Fabio Repici nel corso del dibattimento Borsellino Quater, forse quel processo che ha costutito una svolta dopo anni di depistaggio, avrebbe avuto un esito diverso.

Salvatore Borsellino

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