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L’assenza di Tony Troja da via D’Amelio (forza Tony!)

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Maria Rosaria che ci racconta perché quest’anno non abbiamo potuto abbracciare l’amico Tony Troja il 19 luglio in via D’Amelio. Facciamo nostre le valutazioni di Maria Rosaria sulle vicende di Tony, sullo stato del sistema giudiziario. A lui e a Maria Rosaria va il nostro grande abbraccio. Siamo certi che rivedremo presto Tony più forte e più rompiscatole di prima.

 

Tony non ha mancato mai un appuntamento in via d’amelio. Lo ha fatto solo una volta qualche anno fa perché era prevista gente del panorama politico che non voleva vedere. Ma poi ha capito che fu uno sbaglio perché essere lì significa essere presenti per se stessi prima di tutto e poi per incontrare tutti gli amici del resto di Italia che ogni anno vengono nella nostra città. Gente meravigliosa alla quale Tony è legato da molto tempo. Ma Tony non si presenta in via d’amelio solo il 19 luglio. Come tutti i palermitani che non dimenticano, via d’amelio è un posto da onorare ogni volta che ci si passa. E tutti gli amici che sono venuti in vacanza qui sono passati da via d’amelio su suggerimento di Tony o perché proprio da Tony volevano essere accompagnati. Quest’anno, però, non gli è stato possibile essere presente a causa di una disdicevole vicenda giudiziaria che lo ha colpito. Una serie di clamorosi e palesi errori burocratici che lo hanno portato alla detenzione domiciliare che dovrà scontare dal 18 aprile fino al 18 settembre. Conosciamo tutti il carattere di Tony. È irriverente, sempre al limite del politically correct, e quando “esagera” non è certo perché si alzi al mattino e cominci a prendersela con qualcuno senza motivo. C’è sempre un motivo per cui “esagera”. Le sue sono reazioni a ciò che reputa ingiusto. E se dà del buffone ad un generale della Guardia di Finanza, evidentemente quella istituzione ha preso con leggerezza una richiesta di aiuto da parte di Tony. E bene ha fatto il generale in questione a querelare Tony. Si è sentito offeso ed è stato giusto che abbia sporto querela. Ci sarebbe stato un processo nel quale, dopo aver spiegato le motivazioni che hanno spinto Tony ad apostrofare quel militare come un buffone, e dopo i tre gradi giudizio saremmo arrivati ad una condanna o ad un’assoluzione. E invece, per esserci affidati ad un sistema giudiziario malato, Tony è stato condannato in contumacia con sentenza passata in giudicato, senza che il suo avvocato (nominato d’ufficio) gli suggerisse di ricorrere in appello. In ogni caso, Tony avrebbe dovuto semplicemente scontare cinque mesi con una pena alternativa, decisa dagli assistenti sociali dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna. Messosi in contatto con l’UEPE, a Tony è stato detto che l’ufficio in questione non aveva ancora ricevuto nulla a suo nome. Controllati bene il nome e il cognome (per via della “j”) a Tony veniva confermato il fatto che ancora non esistesse un fascicolo con la sua condanna e che gli sarebbe stato comunicato qualcosa quanto prima. E invece, senza sapere più nulla, il 18 aprile è stato condannato a cinque mesi di detenzione domiciliare. Inutile dirvi che sulla nostra testa era caduto un macigno e che non sapevamo come fossimo arrivati fin lì. Ma raccogliendo tutte le prove, siamo riusciti a capire che il tutto è frutto di errori burocratici commessi da altri e che sta pagando Tony. E al danno si aggiunge anche la beffa di essere trattato come un criminale qualunque: controlli a qualunque ora del giorno e della notte, anche tre volte al giorno. Dal 20 aprile Tony ha perso peso, sonno, non va nemmeno in bagno se è in casa da solo. La notte sta sveglio per paura di non sentire il citofono e ha degli attacchi di panico ogni volta che suonano per un controllo. E in uno dei tanti controlli (31 in tre mesi, cosa anomala e confermata dalla maggior parte degli avvocati interpellati), i Carabinieri hanno anche “sbagliato”, citofonando da mia madre che abita al piano di sotto. Questo significa che se mia madre non fosse stata in casa, Tony sarebbe risultato assente e quindi evaso, con la probabile conseguenza di essere tradotto in carcere. Le condizioni psicofisiche di Tony sono peggiorate visibilmente e abbiamo depositato un’istanza per farlo visitare. Ma il magistrato di sorveglianza, il dott. Pietro Cavarretta, ha in mano l’istanza di Tony dal 15 giugno e ancora non sappiamo nulla, se non un balletto di notizie sempre diverse: una volta è stata autorizzata, una volta è in fase di notifica, una volta non si trova, una volta ancora non è stata decisa. L’unica cosa che sappiamo è che Tony, molto probabilmente, a causa di questo forte stress abbia contratto la fibromialgia, malattia che comunque non gli può essere diagnosticata perché non gli si dà ancora il permesso di essere visitato dal suo medico, ovvero dalla persona che dopo i suoi genitori e me, lo conosce meglio di tutti. E se alcune istanze, come quella del mantenimento del rapporto familiare (visitare il padre malato) o come quella della necessità di tagliarsi i capelli (richieste normali e sempre accolte per i detenuti delle carceri) non sono state accolte, pensate che avrebbero accolto l’istanza di presentarsi in via d’amelio? Figuriamoci, per lo Stato se Tony è un detenuto, è automaticamente normale che abbia commesso un crimine. Ma in via d’amelio c’è un quadro con su scritto “Tu che vieni qui a contemplare, ricorda che non tutti i siciliani siamo mafiosi e non tutti i mafiosi sono siciliani” e si potrebbe parafrasare con “Ricorda che non tutti i condannati sono colpevoli e non tutti i colpevoli sono condannati”

Maria Rosaria Zoppi

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