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La vitalità della verità (Baranzate -Mi)

di Movimento Agende Rosse- gruppo di Milano Peppino Impastato e Adriana Castelli                                                 

Nel weekend appena trascorso, si è tenuto a Baranzate, in Provincia di Milano, un progetto esperienziale organizzato dalle Agende Rosse, gruppo Peppino Impastato e Adriana Castelli di Milano.

Diversi eventi ed elementi hanno contribuito a rendere degna di nota questa esperienza.

Innanzitutto, la motivazione, cioè l’anniversario dei 40 anni della morte di Peppino Impastato. Quasi ad affermare che la verità non muore mai e anzi, a distanza di anni, la consapevolezza storica la rende ancora più forte.

L’apertura della mostra è stata sancita da uno spettacolo teatrale, in forma di monologo, il 9 maggio, alla sera, condotto dall’attrice e regista, Rossella Renda, presso l’auditorium del Quadrivium, associazione culturale che ha partecipato attraverso il suo presidente, Felice Briscese, all’evento e all’intera mostra, prestando la sua opera, la sua collaborazione e i suoi spazi.

Lo spettacolo, dedicato a Felicia Impastato a suo figlio Peppino, è stato un encomio alla vita che sopravvive alla morte. Nella settimana che tra l’altro portava con sé anche la ricorrenza della festa della mamma, la figura di Felicia ci ricorda che la consapevolezza che innalzare il livello culturale della gente attraverso l’educazione come mezzo per contrastare la mafia e la mentalità mafiosa ( come lei spesso ripeteva) non è roba da titolati. Da donna del popolo quale era, ha educato il proprio figlio a quella semplicità e a quella Bellezza di cui successivamente Peppino si è fatto portatore fino a perdere la propria vita in nome di questa Verità. Lo scialle rosso di Felicia che simboleggia all’inizio della rappresentazione la vitalità e l’energia della vita e che cadendo a terra rappresenta invece il sangue di Peppino, ci ricorda che la ricerca della Verità è intrisa di passione e amore.

L’esposizione della mostra dei fumetti è durata quindi dal 9 maggio, giorno dell’anniversario fino a domenica 13. Adulti e bambini hanno dedicato del tempo passeggiando per quegli stand espositivi pieni di volti ancora vivi nella memoria collettiva. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ilaria Alpi, Peppino Impastato, Mauro Rostagno. Una mostra fatta di fumetti proprio per agevolare la trasmissione di questi temi anche ai bambini, i quali sono i depositari preziosi di un futuro migliore.

Ma mi permetterete di dare un rilievo particolare insieme a Peppino di cui ricorreva l’anniversario, alla figura affascinante e bellissima di Lea Garofalo a cui è stato dedicato un libro dal giornalista molto appassionato, Paolo De Chiara. Sono state fatte due presentazioni del libro, una presso Villa Litta, all’interno del progetto Legalità e una presso il comune di Locate Triulzi, ed entrambe hanno visto la presenza di Marisa Garofalo, sorella di Lea.

Un giornalista che durante la presentazione è riuscito a trasmettere sia attraverso la sua persona che dalle pagine del libro stesso la passione civile di Lea attraverso la sua.

E di riflesso ha fatto innamorare la platea di questo personaggio meno noto tra le vittime di mafia, ma non per questo di minor valore, anzi.

Una donna, una mamma, una persona semplice per la quale la mafia ha avuto un trattamento indegno e vile, una figura che può rispecchiare la normalità di tutti noi, del cittadino comune che decide di non girare la faccia dall’altra parte anche quando questo diventa scomodo per la propria vita.

Lea, tra l’altro racchiude in sé, tre elementi e tre aspetti di ingiustizia. La sua morte ha il volto del femminicidio perché fu uccisa da Cosco il suo ex compagno, dell’omicidio di mafia perché considerata infame in quanto ribelle alla sua famiglia ( il suo ex compagno era appunto un mafioso) e un omidicio di Stato in quanto fu maltrattata in vita e in morte anche da chi avrebbe dovuto occuparsi di lei in quanto testimone di Giustizia. Ancora oggi i mezzi di comunicazione non hanno ben chiaro che lei è stata una testimone di Giustizia e non una collaboratrice di Giustizia e ciò fa una enorme differenza.

Lea, come tutte le persone che si celebravano in questa mostra non sono volti morti ed esposti come i busti dei Faraoni o della mummie, ma rappresentanti vivi di quel fresco profumo che tutti e ciascuno nel nostro piccolo siamo chiamati a far rivivere nella nostra società, ciascuno al proprio posto e non senza dar fastidio a nessuno, come qualche Preside della città intendeva fare, ma dando al contrario molto fastidio a chi merita che fastidio gli venga dato.

Le Agende Rosse si configurano come un Movimento libero di cittadini e per questo sono chiamate ‘ la scorta civica’. Perché siamo tutti Agende Rosse se decidiamo di esserlo.

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