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La mafia non fa notizia perché ci siamo abituati

di Michela Diani

Qualche giorno fa ho avuto la possibilità di partecipare a un incontro presso il centro commerciale Metropoli, in quel di Quarto Oggiaro, organizzato dalle Agende Rosse, gruppo Peppino Impastato di Milano. Lì, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Salvatore Borsellino, il ‘ fratello di Paolo’, come lui stesso ha chiamato il modo in cui egli sempre viene identificato dalle persone. Essere fratelli di Paolo in effetti è un ‘peso morale’ piuttosto impegnativo, giacché come lui molto umilmente ha tenuto a precisare, applicando questa regola anche a se stesso, per essere fratelli di Paolo non basta il legame di sangue, ma occorre condividere con Paolo anche le sue scelte.
E quali furono le scelte di Paolo? Abbracciare la posizione secondo cui Paolo Borsellino fu un eroe e quindi le sue scelte, scelte di vita per pochi, ci esonererebbe dall’impegno di doverci occupare in qualche modo e ciascuno nel proprio piccolo, del nostro bellissimo ma tanto corrotto paese. Sostenere invece che Paolo, pur con le debite proporzioni rispetto al suo lavoro da magistrato, era una persona normale, ci invita e ci sprona a non spaventarci di fronte al compito forse un po’ ardito, perché inteso da pochi, ma che nello stesso tempo, dovrebbe essere normale, di eliminare la mafia in ogni dove.
Ed è così che ci siamo trovati in compagnia di un uomo profondamente umano che non ha neppur disdegnato la franchezza e la sincerità di dire di aver perso, a un certo punto della sua esistenza, la speranza che qualcosa potesse cambiare. Poco dopo la morte di Paolo, parve che nella gente si svegliasse un atteggiamento di ribellione, il popolo cominciò ad appendere a ogni terrazzo lenzuola con scritte contro la mafia. Ma fu solo un abbaglio.
Non c’è sporcizia peggiore della mafia in un paese ”dove la verità non esce neanche quando è palese”, queste le parole di chi ha presentato l’incontro.
Salvatore ha insistito moltissimo sulla educazione delle nuove generazioni, certamente non per trasmettere una mancanza di speranza con quelle vecchie, ma con l’obiettivo di far intendere che i ‘piccoli’ non sono per nulla incapaci di cogliere i messaggi importanti che noi desideriamo trasmettere loro. Anzi, si tende a dare per scontato che siccome sono bambini vadano da una parte protetti dalla conoscenza dell’esistenza di cose come la mafia e dall’altra non siano in grado di capire di cosa si tratta e quindi di comprendere il suo peso.
Quanto le Agende Rosse fanno invece su tutto il territorio nazionale dimostra esattamente il contrario. I bambini e i ragazzi sono invece molto aperti alla comprensione di queste cose perché accogliendole attraverso una modalità più intuitiva e meno strutturata rispetto a quella dell’adulto, riescono a comprendere più velocemente da che parte sta il bene e dove non lo è.
Paolo sosteneva che l’ottimismo fosse il fondamento delle nuove generazioni. Questo lo diceva nell’ultimo giorno della sua esistenza, con tutta la potenza dell’anima che gli batteva nel petto.
Oggi Paolo Borsellino è considerato un eroe, ma allora veniva avversato come fosse la lebbra e non solo dalla mafia, ma anche da tutti quei pezzi di stato deviato che proprio in questo tempo della storia, sono sul banco degli imputati nel processo Trattativa Stato-Mafia e che vede, indirettamente legato a questa vicenda, anche l’ex Presidente della Repubblica, Napolitano, attraverso intercettazioni di cui è stata richiesta esplicitamente distruzione, in quanto lo collegavano all’allora ministro Mancino, imputato nel processo.
Il coraggio da solo non basta, ci vuole l’Amore per cambiare le cose. “Se nei territori non si aggredisce la mafia, è come un tumore che si tramuta in metastasi” e che mangia tutto il corpo. E chi di noi, in un qualche settore, che sia giustizia, sanità, appalti, non può dire di averne visto qualcosa?
Ma il punto è: quando lo vediamo facciamo finta di nulla e giriamo la faccia dall’altra parte? In questo paese credo che tutti abbiamo una parte di responsabilità nel cambiare le cose, non solo mettendo al muro la mafia, ma anche contrastando la mentalità mafiosa con quel fresco profumo di cui parlava Paolo.

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