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“La bellezza”, l’amore come arma per combattere le mafie

Savino Percoco

Di Pamela Pancosta
Fonte:  Generazioni di scritture

È una calda domenica d’estate e il borgo antico di Acquaviva delle fonti, trasformato in un laboratorio di scrittura, offre ai passanti uno scenario bizzarro ma decisamente romantico. Nove scrittori alcuni improvvisati, altri professionisti, partecipano alla prima estemporanea di scrittura dell’Associazione “L’incontro onlus”. Qualcuno sfrutta come seduta e appoggio le chianche sull’uscio di un palazzo, qualcun’altro ha preferito il comodo tavolino di un bar, ma c’è anche chi ha trovato il suo posto su una panchina circolare che abbraccia una pianta ornamentale. Seduto nella posizione del loto, Savino Percoco da vita al suo componimento inserito in seguito in una raccolta, di brani, poesie e racconti brevi, un piccolo libro, che prende il nome dal tema del concorso letterario: “La bellezza”.

Brizio Montinaro

Venerdì sera presso la splendida galleria-ipogeo Antica Saliera in Lecce, “La bellezza” è stato presentato al pubblico dal Presidente dell’associazione Eustachio Roberto Tritto che ha spiegato come questo concorso sia nato nell’ambito della valorizzazione del Sapere e del Saper fare. Al suo fianco Percoco collaboratore della testata giornalistica ANTIMAFIADuemila e Coord.re del gruppo Agende Rosse della Prov. Bari, presieduto da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato con gli uomini della scorta nella strage di via D’Amelio e ospite Brizio Montinaro, fratello di Antonio, caposcorta di Giovanni Falcone, scomparso nella strage di Capaci.

La bellezza intesa come amore, come arma per combattere le mafie: lo scritto di Percoco si sviluppa su questo concetto, condiviso anche da Montinaro.

Sig. Percoco, in quale modo la bellezza diventa amore, un’arma per combattere le mafie?
Nel Getsemani quando Gesù Cristo fu arrestato l’apostolo Pietro, ebbe una reazione violenta verso il soldato romano: gli tagliò un orecchio. Gesù lo rimproverò dicendo “chi di arma ferisce, di arma perirà”; non è l’odio ma l’amore e il suo insegnamento che permettono di crescere, la bellezza di questo amore come arma. Falcone e Borsellino non hanno mai posseduto una pistola, ma solo l’immenso amore verso una città che volevano cambiare e che hanno cambiato. Salvatore Borsellino, ha detto che non potranno mai inventare una bomba che distrugga l’amore. Giuseppe Impastato diceva che “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura, e l’omertà”. La madre stessa, durante i funerali di Peppino, rifiutò l’invito alla vendetta; una risposta d’amore che ha impedito una guerra senza esclusione di colpi.
Il pensiero mafioso si nutre delle paure e delle insicurezze dei singoli; davanti alla coesione, un’altra forma di amore, il gioco psicologico tende a perdere forza.

Brizio Montinaro

Ma in una società nella quale i sentimenti sono virtualizzati, nella quale si fa sempre meno affidamento ai rapporti reali nascondendosi dietro un pc, come si fa a sensibilizzare soprattutto i giovani?
Montinaro: chiaramente è tutto molto complicato.
È necessario scardinare le dinamiche perverse che possono nascere all’interno delle comunicazioni di massa, per andare a colpire i singoli soggetti. È di certo un’operazione molto complessa, ma fattibile. Ad esempio sono particolarmente entusiasta quando vengo invitato a dare testimonianza, se vengono coinvolte le scolaresche, perché lì è possibile inoculare un germe che possa creare quei dubbi e quelle conoscenze che poi creano sensibilizzazione. Non uso i social per il privato, per intenderci, non pubblico foto del privato. Mi limito alle comunicazioni ufficiali, relative alle campagne di sensibilizzazione; uso il mezzo, non la sua “depravazione”.
Bisogna lavorarci molto.

Partendo dalla prima infanzia, a mio modesto parere…
Montinaro: infatti il lavoro maggiore non va fatto sui ragazzi ma sui genitori
Percoco: attraverso i ragazzi…
Montinaro: esatto, con i genitori e su piani diversificati, perché spesso i genitori stessi non sono più digitalizzati dei figli. Esiste questo grosso gap, per la prima volta nella storia: le nuove generazioni sono più avanti nelle conoscenze rispetto a quelle precedenti. Fino a solo vent’anni fa, le conoscenze si acquisivano attraverso le esperienze o percorsi scolastici piuttosto lunghi. I giovani avevano sempre il professore o il genitore con maggiori informazioni e cultura, ora anche gli adulti mancano di conoscenze.

Nel libro si parla anche di perdono, un processo estremamente complesso, che richiede un’elevazione spirituale fortissima. Come può l’amore trasformare un dolore così grande?
Montinaro: Il perdono è una tematica sulla quale è difficile esprimersi, intanto perché è estremamente soggettivo ed è legato appunto alle connotazioni spirituali di ognuno di noi. In condizioni come la mia, la prima risposta è l’idea della vendetta. È un concetto ancestrale, che sollecita i soggetti; è un’indole che porta immediatamente al desiderio di “bilanciamento” con la soppressione dell’individuo che ha causato un dolore simile. Sono un fervente sostenitore della pena riabilitativa, neanche il dolore che mi porto appresso per mio fratello, mi ha mai fatto propendere sulla pena di morte. Credo che ci sia un un indice di civiltà che è ineluttabile e la parabola Getsemani è fondamentale per spiegarlo. Il possesso di un’arma tendenzialmente può portarti ad utilizzarla e l’idea stessa della vendetta non fa altro che scatenare reazioni incontrollabili. Più che parlare di perdono penserei a me come persona che tenta di avere attenzione anche per queste persone, che nella loro vita hanno avuto questo evento drammatico di appartenenza alla mafia.
Un pensiero difficile da condividere.

Pamela Pancosta

È dello stesso parere?
Percoco: Io sto affrontando un percorso di comprensione del perdono, attraverso il pensiero yogico e la riflessione delle parole di Don Pino Puglisi, con la parabola di Giovanni che da titolo al mio brano “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, ma se invece muore produce molto frutto”. Don Pino Puglisi è stato capace di mettere in pratica questo concetto, molto difficile; ha perdonato prima di cadere sotti i colpi dei suoi aguzzini, dicendo loro che si aspettava un agguato, sorridendo. È stata questa luce, questa estrema forma di amore a portare Spatuzza e Grigoli ad intraprendere un percorso di conversione e pentimento.
Bisogna poi ricordare che per tutti i mafiosi che hanno svoltato, arrivando al pentimento e alla collaborazione con la giustizia, è mancato appoggio da parte della società, fino all’isolamento. Un atteggiamento che impedisce di vincere questa lotta, riporta anzi all’agire mafioso.
Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo partire prima da noi stessi, come diceva Gandhi ma se non impariamo a perdonare e ad essere coesi, la solitudine porterà al baratro.

Il ricavato tratto dalle vendite del libro, sarà devoluto in beneficenza per i bambini di un orfanotrofio del Camerun in Africa, al fine di realizzare delle opere di potabilità dell’acqua.

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