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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

31

Lug

2009

Palermo, sparita una prova dei contatti fra Stato e mafia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Attilio Bolzoni e Francesco Viviano   
PALERMO - L'ultimo mistero siciliano è una carta sim, una scheda telefonica scomparsa nelle stanze della Corte di Appello di Palermo. La cercano da molto tempo e non la trovano. Dentro c'è anche il numero del cellulare di "Carlo", l'agente segreto che ha trattato con Vito Ciancimino prima e dopo le stragi del 1992. Il suo nome è sconosciuto agli investigatori, la sola via per identificarlo era quella carta sim requisita nel giugno del 2006 a Massimo, il figlio di don Vito, al momento dell'arresto. C'è il verbale di sequestro di uno dei suoi telefonini, c'è anche il verbale di sequestro della scheda ma la carta è sparita.

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30

Lug

2009

Salvatore Borsellino: "Nuove indagini stragi '92 accendono speranza di giustizia" PDF Stampa E-mail
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Scritto da ANSA   
CAMERANO (AN) - "Sento che oggi il vento sta cambiando. Dopo anni di occultamento finalmente si parla di mandanti occulti e di trattativa e per questo voglio ringraziare magistrati come Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta". Lo ha dichiarato Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia nella strage di via D'Amelio, nell'ambito della conferenza organizzata a Camerano (Ancona), dall'associazione di volontariato Finestre Rosse, moderata dal vicedirettore di Antimafia Duemila Lorenzo Baldo.

"Io so - ha proseguito Borsellino - che Sergio Lari non si fermerà di fronte a niente e che per fermarlo dovranno usare il tritolo o tecniche come quelle adottate con Luigi de Magistris. Anche per questo lo devo ringraziare mentre in me si è riaccesa la speranza che si possa arrivare alla verità". "Sono passati 17 anni dalla strage di via D'Amelio - ha poi ricordato il fratello di Borsellino - ma io e la mia famiglia Paolo non lo abbiamo potuto ancora piangere perché prima di farlo è necessario che sia fatta giustizia".

 "Dopo la morte di Paolo, quando ho visto la reazione della società civile - ha concluso Salvatore Borsellino - ho ringraziato Dio per quella morte, perché quella reazione era esattamente quello che Paolo desiderava. Per questo per cinque anni ho continuato a parlare nelle scuole, a parlare ai giovani, alla gente, sentendo che in qualche modo lui era dietro di me. Ma quando mi accorsi che tutto stava ritornando come prima, come quel fresco profumo di libertà era di nuovo sommerso dal puzzo del compromesso morale allora non sono riuscito più a parlare. Quando capii che lo stato era coinvolto in quella strage e che lo stesso Paolo aveva capito".

Fonte: ANSA e antimafiaduemila.com, 29 luglio 2009

 

27

Lug

2009

Memento Mori PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Travaglio   
L’ultima Ora d’aria sulle trattative Stato-mafia del 1992-‘93 si chiudeva con un invito ai signori delle istituzioni: «Per favore, ci raccontate qualcosa?». In sette giorni Mancino, Violante, Ayala e Martelli han raccontato qualcosa, lasciando intendere che in certi palazzi si sa molto più di quanto non sappiano i magistrati e i cittadini. Ogni tanto se ne distilla una goccia. Quando non se ne può fare a meno. Ciancimino jr. racconta che nell’autunno ’92 il padre Vito, per trattare col colonnello Mori, pretendeva una «copertura politica» dal ministro dell’Interno Mancino e dal presidente dell’Antimafia Violante. A 17 anni di distanza, Violante ricorda improvvisamente che Mori voleva fargli incontrare Ciancimino, ma lui rifiutò. Peccato che non l’abbia rammentato 10 anni fa, quando Mori fu indagato a Palermo (favoreggiamento mafioso) per la mancata perquisizione del covo di Riina (assoluzione) e la mancata cattura di Provenzano (processo in corso).

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28

Lug

2009

Opinion leader PDF Stampa E-mail
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Scritto da Gava Venezia   
 

26

Lug

2009

La mancata cattura di "Zu Binnu" e l'uccisione del "confidente" PDF Stampa E-mail
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Scritto da Nicola Biondo   
L’Unità nel gennaio scorso lo ha definito il processo nascosto. Oggi potrebbe chiarire gli aspetti del patto tra Stato e mafia e raccontare la mutazione avvenuta dentro Cosa nostra dopo le stragi.
Il processo che si svolge a Palermo vede come imputati il generale Mori, già capo del Ros, e il suo fidato braccio destro il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato per aver omesso di arrestare il 31 ottobre 1995 Bernardo Provenzano. A portarli a poche centinaia di metri dal boss è Luigi Ilardo, un mafioso di Catania che dal 1994 aveva saltato il fosso, diventando un infiltrato del colonnello Michele Riccio in forza al Ros.
Attachments:
200907260301.pdf[Salvo Palazzolo-Stragi, Riina promette ai giudici un dossier su Capaci e via D'Amelio in Repubblica]26/07/2009 14:28
La licata.pdf[F.L.L.-Stragi, spunta il memorale di Riina, in Stampa, 26 luglio 2009]26/07/2009 14:24
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