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19 luglio 1992 La strage di Via D'Amelio dove persero la vita: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli,

18

Apr

2014

Trattativa Stato-mafia: il processo di Palermo non si tocca! PDF Stampa E-mail
Editoriali - Sentenze
Scritto da Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo   
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 18 aprile 2014

La Cassazione rigetta l’istanza di rimessione avanzata dai legali di Mori, De Donno e Subranni

Roma. E’ bastata poco più di un’ora e mezza al presidente della VI sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, Antonio Stefano Agrò, per mettere fine all’ultimo tentativo (intrapreso dai legali degli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni) di bloccare il processo sulla trattativa Stato-mafia facendolo spostare da Palermo ad altra sede per “motivi di sicurezza”. La logica e il buon senso hanno prevalso sul “gioco sporco”. Il ricorso è stato rigettato in quanto ritenuto “inammissibile”. Il processo resta quindi a Palermo.

Nessun “turbamento locale”
In mattinata è stato lo stesso procuratore generale, Edoardo Scardaccione, a mettere il primo punto fermo con la sua richiesta di dichiarare “l’inammissibilità” dell’istanza di rimessione avanzata dagli avvocati dei 3 imputati. Dal canto suo il giudice relatore ha evidenziato che la Procura Generale e la Corte di Appello di Palermo hanno rappresentato che non c’è alcun “turbamento locale” e che il processo si sta svolgendo tranquillamente a fronte delle precauzioni prese per tutelare i magistrati e tutte le parti processuali coinvolte. Il procuratore generale della Cassazione ha precisato che l’istanza di rimessione avanzata si pone in contrasto con i dettati costituzionali che legittimano l’art. 45 (relativo ai “casi di rimessione”). Nello specifico il dott. Scardaccione ha ugualmente sottolineato che non c’è alcuna traccia di “grave turbamento locale”. A fronte della divulgazione di notizie che hanno avuto una rilevanza nazionale quel “turbamento” sarebbe stato, se mai, a livello “nazionale”. Lo stesso procuratore generale ha rimarcato quindi che spostando il processo da Palermo quel “turbamento” non sarebbe venuto meno nell’animo dei giudici e delle altre parti processuali, sottolineando infine che un simile pericolo non si è comunque mai concretizzato.

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06

Lug

2014

Vincenzo Agostino: 'Nel 1989 Scarantino lo volevano impupare a me' PDF Stampa E-mail
Video - Presentazione Libri
Scritto da Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti   
di Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti - 6 luglio 2014

“Invito la stampa a fare il proprio dovere, questo Paese ne ha bisogno”. E’ uno sfogo amaro quello di Fabio Trizzino, marito di Lucia Borsellino e genero del magistrato assassinato in via D’Amelio, intervenuto alla presentazione e del libro Dalla Parte Sbagliata (Castelvecchi Editore), di Rosalba Di Gregorio e Dina Lauricella. “Per quanto riguarda i magistrati, invece – ha proseguito Trizzino – il problema è la gestione delle dichiarazioni dei pentiti. Perché se parla Scarantino, parla Candura, un magistrato serio deve andare a riscontrare queste cose”. A margine della presentazione è intervenuto anche Vincenzo Agostino, padre del poliziotto Antonino, assassinato il 5 agosto 1989. “Un giorno quasi a metà agosto mi presentano delle fotografie di Scarantino. Io ero andato per riconoscere Faccia da Mostro, e mi dicevano: ma può essere che è questo? Già nel 1989 in pratica Scarantino me lo volevano impupare a me”. Un dato inquietante, che dimostra come Vincenzo Scarantino, il falso pentito che depistò le indagini sulla strage di via d’Amelio, fosse già nel database delle forze dell’ordine negli anni precedenti. Un “pupo” perfetto da utilizzare per ogni inchiesta da depistare.

Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti (ilfattoquotidiano.it)
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12

Feb

2015

Venerdì sit di solidarietà davanti il Tribunale di Trapani PDF Stampa E-mail
Editoriali - Manifestazioni
Scritto da redazione Telesud3.com   
Venerdì sit di solidarietà davanti il Tribunale di Trapani di redazione Telesud3.com -  11 febbraio 2015


Il gruppo Rita Atria del Movimento delle Agende Rosse  ha organizzato per venerdì dalle ore 11 alle ore 13, un sit-in di solidarietà davanti al Tribunale di Trapani. Per l’occasione interverrà anche una delegazione della  Scorta civica di Palermo, che da più di un anno “presidia” il Tribunale del capoluogo a sostegno del PM Nino  Di Matteo, e membri del gruppo Paolo Borsellino del Movimento delle Agende Rosse di Palermo. Al sit-in parteciperà anche Salvatore Borsellino, fratello del Giudice Paolo e fondatore del Movimento delle Agende Rosse.

da: telesud3.com

 

15

Lug

2014

19 luglio, Rita e Salvatore Borsellino presentano le iniziative per la commemorazione della strage di via D'Amelio PDF Stampa E-mail
In evidenza - Brevi
Scritto da Laboratorio ZEN insieme   

di Laboratorio ZEN insieme - 15 luglio 2014

Mercoledì 16 Luglio 2014 conferenza stampa congiunta alle ore 10.30 presso il Centro Studi Paolo Borsellino


Mercoledì 16 Luglio 2014 Salvatore Borsellino e Rita Borsellino presentano alla stampa il programma di manifestazioni per il XXII Anniversario della Strage di via D'Amelio nel corso di una conferenza stampa congiunta che si terrà alle ore 10.30 presso la sede del Centro Studi 'Paolo Borsellino' (via Mariano Stabile 250, Palermo).
Saranno presenti, fra gli altri, i rappresentanti di Arci Palermo, AGESCI, Antimafia Duemila, Agende Rosse, Centro Studi Paolo Borsellino, Laboratorio Zen Insieme, Ruota Libera e le associazioni che hanno aderito e promosso le iniziative in città per la commemorazione del ‘19 Luglio’.

Laboratorio ZEN insieme

 

24

Gen

2016

19 gennaio 2016: il compleanno di mio fratello Paolo PDF Stampa E-mail
Video - Manifestazioni
Scritto da Salvatore Borsellino   
di Salvatore Borsellino - 24 gennaio 2016

“Si combatte per la memoria per trovare verità e giustizia che si allontanino sempre di più. Una verità che si tenta di nascondere. Paolo, non ha avuto la fortuna di vedere nascere i suoi nipoti, è stato privato dall’affetto, dalla vicinanza, dalla famiglia. Questa sera lo vogliamo ricordare in un altro modo. Non come il 19 luglio quando alziamo l’agenda rossa. Mio fratello, il suo destino purtroppo è legato al numero 19. E’ nato il 19 gennaio, è morto il 19 luglio davanti al n.19. Oggi, vogliamo che sia soltanto un giorno di festa come se Paolo fosse in vita con noi. La scelta di questo Teatro ha un significato importante. Quando ci siamo trasferiti, siamo venuti ad abitare qui di fronte. Quante serate passate nei vicoli qua vicino fino al mattino a parlare e a sognare. Eravamo ragazzini. Eravamo giovani. Giovani nei quali Paolo ha posto tutte le sue speranze. Se oggi fosse vivo, sarebbe sicuramente felice di vedere quanti giovani si ribellano alla mafia, alla corruzione. Sarebbe felice della rivolta contro il pizzo, nata dai giovani. Però, se lo Stato continuerà a non proteggere i testimoni di giustizia, sarà difficile cambiare le cose. Oggi, Paolo sarebbe disperato, disperato per gli scambi di favore che esistono ancora per la forte presenza della mafia. Il nostro paese, si è in qualche modo sicilianizzato. La mafia è dappertutto come le metastasi. La mafia si è globalizzata, ha raggiunto livelli alti. Questo ha impedito l’industrializzazione del Paese. Purtroppo, lo Stato ha abbandonato il controllo del territorio.”

Salvatore Borsellino (dall'intervista a cura di Houda Sboui, 20 gennaio 2016, 'Il fresco profumo di libertà')

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